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venerdì 8 settembre 2023

Hagia Sophia tra luci e ombre

 


 

 

Questa sera a un hora de notte levò la luna et havea hozi el suo tondo, levando questa luna la dovea levar tuta tonda, ma questa luna si levò come quela avesse abudo tre zorni, la qual poco parea, e iera l'aiere sereno come uno cristalo neto e mundo.”

 Dal diario di Nicolò Barbaro, medico veneziano.

 

Questa eclissi parziale di luna avvenne il 24 maggio del 1453; tre giorni dopo si tenne una processione per invocare la protezione della Vergine e nella notte un potente temporale si abbatté su Costantinopoli (attuale Istanbul, Turchia).

La mattina seguente, la città si trovò immersa in una fitta nebbia che la oscurò e la sera la cupola della cattedrale di Santa Sofia fu avvolta da un bagliore rossastro sempre più intenso, tanto che si pensò a un incendio appiccato dagli Ottomani. Ma non era così, il bagliore si intensificò sempre più, circondando completamente la cupola e sembrava uscire anche dalle finestre, come fosse una grande fiamma che tutto avvolgeva. Dopo alcune ore, una luce dalla potenza indescrivibile riunì tutte le fiamme e si alzò verso il cielo illuminando a giorno la città, per poi svanire oltre la nebbia catapultando Costantinopoli nella tenebra.

Questo prodigio, insieme alle numerose profezie che annunciavano la caduta della città, abbatté il morale degli assediati già stremati e diede forza agli Ottomani, che pare volessero togliere l'assedio. Tre giorni dopo ci fu l'attacco decisivo che consegnò la città al sultano Mehmed II, da allora chiamato il Conquistatore.

Lo storico G. Frantzis, presente a Costantinopoli, ci racconta nelle sue cronache che questa luce splendente discesa dal cielo durò tutta la notte. Fenomeno che iniziò, secondo la sua testimonianza, già alla fine di marzo e che continuò per tutti i giorni dell'assedio, fino a quando si posizionò proprio sopra Hagia Sophia. Quando lasciò la cattedrale in una fiamma di splendore, tutta la città cadde nelle tenebre, insieme ai cuori che pensarono alla Vergine che lasciava Costantinopoli a causa dei loro peccati.

In tempi moderni, pare che questa luce si ripresenti molto spesso nell'Egeo e verso la Turchia, presentandosi come una vasta nuvola di bagliore accecante, tanto che a un certo punto non si può più guardare. Il fenomeno è descritto da piloti, soprattutto durante voli notturni, ma rilevato anche da foto satellitari, fino a quando è stato consentito parlarne. Il fenomeno è chiamato “luce della Vergine Maria” e sembra che, dagli ultimi report, espandendosi dall'Egeo ai Dardanelli e arrivando sopra Costantinopoli formi una specie di ghirlanda.

Tutto quello che si muove in quella zona è considerato top secret, per cui difficilmente si verrà a capo di questa storia così legata al passato. Ma viste anche le ultime rivelazioni su mezzi alieni in possesso degli U.S.A, e probabilmente anche di altri stati, non è detto che non siamo in procinto di avere scioccanti rivelazioni. A questo proposito consulta l’articolo “L'universo è una foresta oscura?”.

 



 

Norimberga e Basilea: fenomeni inspiegabili

 

Nel 1561 avviene un fenomeno di stupefacente portata nei cieli di Norimberga e naturalmente, più passa il tempo e più qualsiasi tipo di testimonianza dell'epoca, e ne abbiamo molte e autorevoli, viene immediatamente derubricata ad allucinazione collettiva.

Anche l'illustre Dott. Carl Gustav Jung ci dice che determinati fenomeni, come l'avvistamento di “dischi volanti”, se estrapolati da una rassegna di dati disponibili dell’evento e dall'analisi delle sue tracce nei sogni e nelle opere degli artisti diventano un fenomeno “Unificatore Rassicurante”. Si tratterebbe solo immagini prodotte dall'inconscio per proteggerci da fenomeni sconosciuti, o per superare momenti difficili, per esempio posteriori a un periodo bellico.

Veniamo ai fatti. L'incisore Hans Glaser, insieme a centinaia di altre persone, assistette a un vero e proprio combattimento nei cieli della città. Egli narra che apparvero vicino al sole:

"Due oggetti a forma di falce, simili alla luna calante, di colore rosso. Questi oggetti si spostavano dal centro ai lati del Sole, e poi sopra e sotto. [...] C'erano anche delle sfere di colore rosso, blu e nero, e dei dischi tondeggianti. Volavano a file di tre, o a quattro formando dei quadrati, e alcuni dischi volavano da soli. Mescolate a questi oggetti sono state viste anche molte croci di colore rosso, e fra di esse c'erano oggetti di forma allungata con la parte posteriore più spessa e la parte anteriore più snella. In mezzo a tutto questo c'erano due grandi oggetti cilindrici, uno sulla destra e uno sulla sinistra, e dentro ognuno di essi c'erano numerose sfere, e tutti iniziarono a combattere fra di loro. [...] La battaglia nei cieli durò circa un'ora e fu vista da numerosissime persone, sia nella città che nelle campagne circostanti, poi alcuni oggetti caddero in fiamme sulla terra, alla periferia della città, provocando un vasto incendio e una grande nube di fumo. I presenti videro anche, vicino alle sfere volanti, una specie di grande lancia nera".


Il fenomeno descritto dall'incisore e poi scritto e disegnato come voleva il suo mestiere, è conservato presso la biblioteca centrale di Zurigo.




Un fenomeno simile avvenne il 7 agosto del 1566 a Basilea, quando di prima mattina numerosi oggetti di colore scuro e di forma discoidale si scontrarono in una vera e propria battaglia celeste con tanto di “tuoni fulmini e nebbie”.

Ma vediamo come descrisse l'avvenimento il giornale cittadino dell'epoca attraverso la cronaca di Samuel Koch:


“La mattina del 7 agosto 1566 moltissime persone, spaventate, videro dei grandi dischi di colore scuro apparire in cielo e fu come se estate e inverno fossero giunti nello stesso momento, con fumi e nebbie, calore intenso, spari e cannonate. Questi oggetti, così numerosi da oscurare il Sole, volavano a grande velocità come se stessero danzando o combattendo. Alcuni, che sembravano sparare colpi di cannone, divennero di colore rosso ardente."

Anche questa incisione è conservata presso la biblioteca centrale di Zurigo.

Ovviamente è sempre tutto minimizzato a fenomeni naturali, oppure ad allucinazioni collettive, dimenticando ogni volta che l'ultimo fenomeno è sempre successivo a un altro dello stesso tenore, per esempio:

Strepito d’armi e suoni di tromba uditi dal cielo durante le guerre cimbriche (101 a. C.) ci è stato riferito, spesse volte sia prima che dopo. Inoltre nel terzo consolato di Mario (103 a. C.) agli amerini e dai tudertini furono viste armi celesti (che provenivano) da oriente e da occidente e che tra di loro si scontravano, ed erano respinte quelle che erano (giunte) da occidente. Non c’è nessuna meraviglia nel vedere fiamme nello stesso cielo e spesso si sono viste nubi prese da un fuoco più grande.

Tratto dalla “Historia Naturalis” di Plinio il Vecchio.

 

Altre occorrenze analoghe


Non poteva mancare una citazione dal:

Mahabharata:

"Il re Salva possedeva un aereo noto come Saubha-pura, con il quale bombardó Dwaraka con una pioggia di bombe e missili. Krishna l'inseguiva, Salva si diresse verso l'Oceano, poi con una virata raggiunse di nuovo la terra ferma. Fu una lotta difficile, una battaglia ad un Krosa (approssimativamente 12000 metri) di altezza sopra del livello del mare. Krishna lanció un potente missile che colpì l'aereo, il quale si frantumò e precipitò in mare"

Questa è solo una tra le centinaia di parti che si potrebbero citare. Infatti, in questo poema storico troviamo anche le descrizioni di queste macchine volanti, che rappresentavano la normalità in quell'epoca. Ne abbiamo parlato anche nell’articolo “Nei cieli dell'India si vola da 3000 anni!”.

Nel libro del profeta Ezechiele tutto il primo capitolo è dedicato al suo incontro con un “fenomeno volante”, chiamiamolo così, e ognuno può farsene un'idea andando a leggerlo.




Noi ci limitiamo a esporre dei fatti chiari e documentati, poi ognuno si farà la propria idea. Questi accadimenti, visti alla luce di quello che sta emergendo in questi ultimi anni, acquistano ben altro valore. Nonostante ciò che ne pensa il Dott. Carl Gustav Jung

 

Soli nei cieli,

viaggi verso le stelle:

uomo dove sei.

 

Nella ruota del tempo

tutto torna qui ora.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 7 agosto 2023

Atlantide, Mu, Lemuria e altri continenti scomparsi


 

Quando si parla di continenti scomparsi pare che in ogni parte del mondo ci siano miti e leggende, o ritenuti tali dall'archeologia classica, che li ricordano come culla di civiltà e conoscenza antecedenti a cataclismi epocali che ne hanno decretato la scomparsa.

La data indicativa di questi continenti scomparsi si attesta attorno ai 12-15.000 anni fa. Su questa data si possono fare diverse ipotesi e la pista che segue la fine dell'ultima glaciazione potrebbe essere molto interessante.

Ad esempio, la costruzione di un complesso di città sotterranee in Anatolia (leggi l’articolo “I misteri di Derinkuyu) potrebbe essere associata alla sopravvivenza alla glaciazione. Esempi analoghi sono presenti in forma di sistemi di caverne dalle Ande Argentine alla California, dal Borneo alla Patagonia, dove troviamo anche le prime rappresentazioni pittoriche di mani, piedi e animali del luogo.

Le nostre splendide Dolomiti sono state in fondo al mare e più volte riemerse seguendo il ciclo delle glaciazioni e dei disgeli. Alla luce di ciò, possiamo ben immaginare quanto sia stato elevato il dislivello delle terre emerse e di quelle sommerse nei diversi periodi e, di conseguenza, l'adattamento delle popolazioni con migrazioni in altri luoghi.

In giro per il mondo abbiamo innumerevoli esempi di città sommerse; infatti, tra glaciazioni e disgeli, i tempi intercorrenti tra le varie fasi sono di millenni. Di conseguenza, non mancava certo la possibilità del crearsi e disfarsi di civiltà a noi oggi sconosciute. Nell'arco dei millenni che ci separano dalle loro vestigia, queste civiltà misteriose hanno comunque lasciato ampie tracce di sé, sia architettoniche, che rimembranze ancestrali nei popoli che si sono susseguiti. Alcuni dei popoli successivi si sono sviluppati con parte delle conoscenze legate alle civiltà precedenti, mentre altri sono ripartiti da zero.



Siti nascosti

In Giappone abbiamo Yonaguni, una struttura apparentemente monolitica a circa 30 metri profondità. Il sito presenta strade e scalinate, ma nei pressi ci sono anche altre imponenti strutture non ancora studiate in modo approfondito, come tutto ciò che può mettere in dubbio le datazioni convenzionali.

 

In Israele abbiamo il sito di Atlit Yam, situato a una profondità di circa 15 metri. Queste rovine si estendono su di un'area di almeno 40.000 metri quadri. La datazione è approssimativamente di 8500 anni fa.

 

In Bosnia abbiamo le piramidi a Visoko, un complesso di tre piramidi e due templi datato tra 10.000 e 22.000 anni fa. Ricoperte di terra, fino a qualche decennio fa le piramidi non erano state notate, se non dalla gente del posto per via dei miti e delle leggende che le riguardavano.

 

Archetipi comuni

Com'è possibile avere miti archetipi comuni in ogni parte del mondo? Ognuno di essi è adattato alle realtà locali, ma con le stesse caratteristiche fondamentali. Le capacità costruttive, gli stili, le raffigurazioni (con minime differenze), troviamo anche la medesima simbologia. Una risposta è rappresentata con ere glaciali seguite da ere intermedie, disgeli, ere intermedie e nuove glaciazioni; la diminuzione del livello dei mari ha così consentito la formazione di ponti naturali che collegavano le terre emerse. Una seconda soluzione è la presenza di continenti intermedi.

Lemuria è un possibile continente misterioso situato nell'Oceano Indiano; si sarebbe esteso dalla punta dell'India al Madagascar, fino all'Australia e alla Nuova Zelanda. A supporto di questa teoria ci sono i tratti tipici degli abitanti prima della colonizzazione. Infatti, la tipologia umana degli abitanti era molto simile: neri, australoidi, boscimani, pigmei, fino ai fueghini (abitanti della Terra del Fuoco).

Pensiamo anche alla fauna e alla flora del Madagascar, che pur essendo a pochissima distanza dall'Africa non aveva nulla in comune. Rimangono nell'immaginario collettivo, tramandato e cristallizzato, echi di antichi Lemuriani semi-rettiliani, dotati di un terzo occhio.

 

Mu, continente situato nell'oceano Pacifico tra il Sud America con l'isola di Pasqua come vertice e il Nord America, comprendeva tutte le isole della Polinesia, fino ad arrivare verso l'Indonesia e il Giappone. Qui abbiamo la testimonianza del ricercatore e colonnello dell'esercito britannico di stanza in India James Churchward. La sua fonte principale furono le “Naacal tablets”, custodite dai sacerdoti di un tempio Indiano in Tibet, i quali gli tradussero il significato. Questi sacerdoti sarebbero appartenuti a una setta i cui antenati provenivano da Mu, che sarebbe esistita prima della sua scomparsa dopo un cataclisma, circa 50.000 anni fa. Detentori di conoscenze ancora più antiche avrebbero colonizzato tutto il pianeta. A riscontro di questo la scoperta in Messico delle tavolette di “Niven”, dallo scopritore William Niven. Queste tavolette scritte in una lingua indecifrabile e comunque non assimilabile a quelle della zona, furono interpretate da Churchward, che le identificò come lo stesso linguaggio utilizzato dalle tavolette Naacal.

 

Civiltà sotterranee

Possiamo altresì contare su leggende e miti di civiltà sotterranee in ogni epoca e in ogni parte del mondo. Vecchi saggi, maghi, popoli sconfitti che si ritirano in un mondo ctonio ma di cui si narrano le gesta e l'improvvisa sparizione. Ad esempio, i Tuatha de Danann che dopo aver perduto il proprio dio nella battaglia degli alberi svaniscono sottoterra.

Si parla anche di popoli di livello tecnologico superiore che vivrebbero in Agartha e della ricerca della mitica Shangri-La, descritta come un meraviglioso mondo di pace e prosperità, una versione, forse, dell'età dell'oro dell'umanità.

Rimane Atlantide, di cui abbiamo scritto nell’articolo “Atlantide: verità e testimonianze”.

Al di là delle ricerche e delle notizie più o meno nascoste, tutti questi miti, o presunti tali, hanno una radice comune. Ognuno di loro si colloca in un'epoca pre-glaciale e rappresenta quasi un anello di congiunzione tra il mondo precedente e il successivo sopravvissuto a una immane catastrofe.

In tutte le saghe e i miti dell'antichità si parla degli antichi dei che venivano da terre che ora non ci sono più, che abitavano in fantastiche città con ogni tipo di servizio, che si muovevano nell'aria con carri celesti e che potevano agire sul tempo come volevano. Poi, al culmine della loro espansione, succede sempre qualcosa… causato da loro stessi? Dalla tecnologia che usavano? Dalle armi nucleari che hanno usato distruggendo anche loro stessi? Oppure potevano essere terrestri tornati sul loro vecchio pianeta per aiutarne la ricostruzione. Oppure umanoidi d'altri mondi alla ricerca di specifici materiali. Anche in questo caso abbiamo moltissimi bassorilievi, incisioni, statue e statuette raffiguranti esseri simili ad animali o con fattezze miste. L'unica cosa certa è che a scadenze quasi fisse tutto si azzera e ricomincia da capo. Del passato non rimangono che delle reminiscenze collettive, quasi un déjà vu a ricordarci che siamo qui da tempo immemore, che vivevamo molto più a lungo.



Se ti interessano questi temi, allora la serie cybernature DARK GHOST fa per te! Vieni a conoscere Jo Jo Nishimura, la tua guida su Gaia, la Terra del futuro... salvata da misteriosi alieni chiamati Ancestrali. Il primo romanzo della serie si intitola "Dark Ghost": lo trovi su Amazon e Kobo.

Jo Jo Nishimura, protagonista di "Dark Ghost"



Più queste ere si sono susseguite, più il tempo della vita si è accorciato, o così è scritto per esempio nel Vecchio Testamento. Forse è giunto il momento che qualcuno ci ricordi perché siamo qui! Perché se lo scopo della vita è semplicemente la prosecuzione della stessa sotto qualsivoglia forma, allora possiamo dire come Kirillov, ne “I demoni” di Dostoevskij, che l'uomo ha inventato dio per poter continuare a vivere.

 

 

Sorge dal mare,

sul ruscello che scorre:

indica la via.

 

Petali colorano

rami spogli nel tempo.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

 

 

 

lunedì 17 luglio 2023

Nei cieli dell'India si vola da 3000 anni!


 

Così recitava uno slogan pubblicitario della compagnia di bandiera indiana.

Il Ramayana, uno dei poemi epici indiani più antichi, invece inizia così:

“Ravana apparve come una cometa fiammeggiante, mentre scorrazzava nel cielo con il suo carro celestiale...

...Il demone risalì sul Pushpaka sospeso in cielo e disinteressato al misero bottino della città degli uomini, partì rombando verso il cielo. Forse avrebbe potuto trovare dei Deva con cui ingaggiare una battaglia più avvincente. Salì verso i pianeti celesti abitati dai Deva principali, ma questi fuggirono rapidamente non volendo incontrarlo in battaglia.”

Racconti di viaggi e battaglie nei cieli non sono solo nelle leggende e mitologie indiane. Queste testimonianze appartengono ai ricordi ancestrali di tutte le popolazioni mondiali e sono ben documentate; pensiamo alla “Naturalis Historiadi Plinio il Vecchio, dove descrive fenomeni da lui visti oppure riportati.

Ecco che cosa scrive il serissimo generale romano nel secondo libro della sua opera, dal capitolo 31 al capitolo 35:

[31] E per contro hanno visto molti soli contemporaneamente, né sopra lo stesso né sotto, ma di traverso, né vicino né contro la terra né di notte, ma o all’alba o al tramonto. Una volta, riferiscono, furono avvistati a mezzogiorno sul Bosforo, e durarono da quell’ora del mattino fino al tramonto. Anche gli antichi videro spesso tre soli, come sotto i consolati di Spurio Postumio e Quinto Muzio (174 a. C.), di Quinto Marcio e Marco Porcio (118 a. C.), di Marco Antonio e Publio Dolabella (44 a. C.), di Marco Lepido e Lucio Planco (42 a. C.), e nella nostra epoca si vide sotto il principato del Divino Claudio, durante il suo consolato con il collega Cornelio Orfito (51 d. C.).

Più di tre insieme non furono mai visti alla nostra epoca.
[32] Anche tre lune, essendo consoli Gneo Domizio e Caio Fannio (122 a. C.), apparvero.
[33] Riguardo a ciò che per lo più definirono soli notturni, una luce dal cielo fu vista di notte essendo consoli Caio Cecilio e Gneo Papirio (113 a. C.) e spesse altre volte, sì che la notte era illuminata come il giorno.
[34] Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò (il cielo) al tramonto del sole, essendo consoli Lucio Valerio e Caio Mario (100 a. C.).
[35] Fu vista una scintilla cadere da una stella ed accrescersi mentre si avvicinava alla terra e, dopo essere diventata grande quanto la luna, illuminare come in un giorno nuvoloso, e poi, risalendo verso il cielo, diventare una torcia; (questo prodigio) fu visto una sola volta essendo consoli Gneo Ottavio e Caio Scribonio (76 a. C.).

Lo vide il proconsole Silano insieme al suo seguito.

Plinio il Vecchio, da semplice cronista, non si ferma ai soli avvistamenti ma riporta anche i fenomeni tipici associati da sempre alla presenza degli UFO.

Ecco cosa dice qualche capitolo dopo:


[57] Inoltre per quanto riguarda il cielo inferiore è registrato nei documenti che sia piovuto latte e sangue essendo consoli Manlio Acilio e Caio Porcio (114 a. C.) e spesse altre volte, come (una pioggia di) carne essendo consoli P. Voumnio e Servio Sulpicio (461 a. C.), e che di questa non imputridisse quella che gli uccelli non avevano portato via; inoltre (una pioggia di) ferro in Lucania l’anno prima (54 a. C.) che Crasso venisse ucciso dai Parti con tutti i soldati lucani che erano con lui, dei quali vi era un grande numero nell’esercito. La forma che piovve di quel ferro era simile alle spugne. Gli aruspici predissero ferite superiori. Essendo poi consoli Lucio Paolo e Caio Marcello (50 a. C.) piovve lana (capelli d’angelo? N.d.A.) vicino al castello di Conza, proprio dove l’anno dopo Tito Annio Milone fu ucciso. Durante il processo per la stessa causa è riportato nei documenti di quell’anno che piovvero mattoni cotti.
[58] Strepito d’armi e suoni di tromba uditi dal cielo durante le guerre cimbriche (101 a. C.) ci è stato riferito, spesse volte sia prima che dopo. Inoltre nel terzo consolato di Mario (103 a. C.) dagli amerini e dai tudertini furono viste armi celesti (che provenivano) da oriente e da occidente e che tra di loro si scontravano, ed erano respinte quelle che erano (giunte) da occidente. Non c’è nessuna meraviglia nel vedere fiamme nello stesso cielo e spesso si sono viste nubi prese da un fuoco più grande.
[85] ... un grande portento di terre nella campagna di Modena essendo consoli Lucio Marcio e Sesto Giulio (91 a. C.). Infatti due monti si scontrarono tra di loro con un grandissimo frastuono, avanzando e retrocedendo, tra di loro fiamme e fumo salivano in cielo in pieno giorno; assisteva dalla via Emilia una grande moltitudine di cavalieri romani e di loro familiari e di viandanti. Per il loro scontro tutti i casolari furono rasi al suolo, e molti animali, che si trovavano dentro, restarono uccisi.


Troviamo anche in Plinio, al capitolo 56, un curioso accenno a strani fulmini:

In Italia, fra Terracina ed il tempio di Feronia, si è smesso di fabbricare torri in tempo di guerra, perché tutte erano distrutte dal fulmine.

I resoconti di Plinio hanno fedeli e impressionanti riscontri in tutto il mondo antico, dalla Bibbia al Mahâbhârata, dai racconti sumerici alle leggende dei popoli precolombiani.




 

Nelle opere rinascimentali italiane il passato è presente

È nelle opere pittoriche tra il 1400 e il 1600 che troviamo dipinti oggetti volanti che, vista l'epoca, non possono essere confusi o falsamente identificati con altro, come si tende a fare in altri casi.

Nei pittogrammi preistorici, nei bassorilievi e nelle statue sia precolombiane che egizie, accadiche o sumere, per arrivare alle civiltà cambogiane con il tempio di Angkor Wat, inizialmente dedicato a Visnù, si cercano mille spiegazioni per giustificare determinate figure, facendo il possibile per evitare la risposta più semplice e immediata.

In questi quadri famosi il passato è presente più che mai; questo ci ricorda che dalle nostre origini a oggi siamo sempre convissuti con fenomeni di questo tipo.

Alcuni di questi quadri sospetti

Nei musei di palazzo vecchio a Firenze troviamo la “Madonna con bambino e S. Giovannino” di Sebastiano Mainardi. In questo dipinto possiamo osservare un oggetto aereo color piombo, sormontato da una cupola, nella parte alta a sinistra dell'opera. Un pastore tra la Madonna e il cielo in lontananza sembra guardarla.

Attributed to Bastiano Mainardi, Public domain, via Wikimedia Commons



Nei musei Vaticani possiamo vedere sul coperchio di un reliquario, chiamato “Le Marie al sepolcro” le pie donne e la Vergine Maria al sepolcro vuoto di Cristo, con l'angelo che annuncia loro la sua resurrezione. Dietro, in primo piano, una inequivocabile navicella in partenza, o in arrivo, chi può dirlo.

Al muso di Capodimonte a Napoli troviamo un dipinto di Masolino da Panicale, denominato “Fondazione della basilica di S. Maria Maggiore” Qui, per non rischiare di confonderci, abbiamo un'intera flotta di oggetti volanti. Il primo addirittura trasporta Cristo e la Madonna, che osservano dall'alto. Pare che nella giornata raffigurata, agosto del 358, nevicò.


Di Masolino da Panicale - The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7023165



Un imponente affresco nel monastero di Visoki, in Kosovo, rappresenta la crocifissione di Cristo e la sua successiva resurrezione. Nella parte superiore, nel cielo alla sinistra e alla destra della croce, due navicelle con i piloti in vista si inseguono, con gli angeli che si tappano le orecchie (per il rumore?). Nella parte sottostante, il Cristo che rinasce esce da un’apertura che pare una navicella con pinne direzionali posteriori.




In ogni luogo e in tutte le epoche in cui l'umanità ha calpestato la terra, ci sono testimonianze simili. E addirittura, come abbiamo visto, ci sono testimonianze scritte di epoche in cui l’umanità ancora non calpestava quello che riteniamo, a torto o a ragione, il nostro mondo. L'unica maniera per scoprire ciò che è successo ed esserne protagonisti è fonderci con il mondo altro che ci circonda.

Tutto quello che riguarda gli UFO è stato sempre tenuto nascosto o ridicolizzato. Negli ultimi anni, invece, vengono fatti uscire video militari con sonde aliene, che pare ci monitorino, provenienti da mondi esterni al nostro sistema solare. Eminenti scienziati come Avi Loeb, partono per ricerche ampiamente finanziate dalle proprie università e dalle istituzioni militari, alla luce del sole.

Che sia arrivato il momento che ci comunichino qualcosa di importante sul nostro passato?

Se ti piacciono questi argomenti, scopri tutti gli articoli della serie partendo dal primo, "Il potere della percezione".

 

 

Sole e luna,

vedere e provare:

un solo mondo.

 

inizio fine dove,

dentro il nostro cerchio.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 


lunedì 3 luglio 2023

L'universo è una foresta oscura?

 


 

Il telescopio James Webb della NASA, mandato in orbita nel 2021, ha effettuato una scoperta a dir poco eccezionale: ha individuato 5/6 enormi nuove galassie; fin qui nulla di eclatante se non che non dovrebbero esistere. Infatti, secondo la cosmologia ufficiale, questa scoperta contraddice le teorie che oggi sono comunemente accettate sulla nascita dell'universo e di conseguenza sulla sua età. Per capire perché le galassie appena scoperte, secondo le attuali teorie, non dovrebbero esistere, dobbiamo partire dall'età dell'universo.


Questione di età

L'età dell'universo viene calcolata analizzando la radiazione cosmica di fondo, che altro non è che la radiazione elettromagnetica che è rimasta nello spazio dopo il Big Bang. Dai calcoli e dai confronti tra le varie università che si occupano di cosmologia si è giunti a una età condivisa di 13,8 miliardi di anni.

La scoperta di queste nuove galassie ha rimesso in discussione non tanto la teoria di base del Big Bang, quanto l'età dell'universo. Queste galassie hanno un'età che va dai 500 ai 700 milioni di anni dopo il Big Bang da noi considerato ma, vista la loro massa e le loro dimensioni (molto più grandi rispetto alla Via Lattea, la nostra galassia) risalgono a molto tempo prima. Considerando che nella nostra galassia si formano una o due stelle all'anno, e che in quelle scoperte ora ce ne sono centinaia di miliardi e considerando che l'universo è ancora in espansione, possiamo solo concludere che la vita nel cosmo è molto più antica di quello che si ipotizzava.

Una teoria alternativa è che si tratti di buchi neri grandi quanto una galassia, niente di mai ipotizzato fino ad ora. Oggi sappiamo che c'è un buco nero al centro di ogni galassia. Non ne conosciamo le funzioni e quindi le possibilità di utilizzo, per esempio un tunnel spaziale per accorciare l'universo. Sappiamo però delle sue capacità distruttive: tutto quello che si trova in un determinato raggio viene risucchiato e non ne esce nulla. Vista la lontananza non dovremmo avere problemi!

 



Hai paura del buio?

Perché dovremmo avere paura della teoria della foresta oscura? Là fuori ci sono centinaia di galassie conosciute, con miliardi di stelle e ancora più pianeti, fra i quali milioni con possibilità di vita a base carbonio come la nostra. Poi ci sono tutti i pianeti che potrebbero avere una base vitale diversa dalla nostra, il silicio ad esempio o altro, non possiamo certamente escluderlo. Ora, la scoperta di queste vecchie galassie aumenta ancora di più la possibilità che ci siano forme di vita avanzata nell'universo.


Cosa dice la teoria della foresta oscura?

La sopravvivenza è il bisogno primario di una civiltà, di conseguenza abbiamo una società che si espande e cresce costantemente; di contro, la materia totale dell'universo rimane costante. Quindi, prima o poi, con i nostri ritmi di crescita avremo un problema di risorse sul nostro pianeta. Perciò il passo successivo sarà cercare i beni potenziali che ci servono in altri pianeti nello spazio.

Il punto è il fatto che sicuramente non siamo soli, quindi diverremmo un potenziale concorrente nella ricerca e nell’utilizzo delle risorse non sfruttate dell'universo. I nostri concorrenti come la prenderanno? Saranno disposti a condividere con noi i materiali che ci servono o addirittura a permettere la colonizzazione di altri pianeti pacificamente? E come faranno a sapere che noi siamo una civiltà benigna, ammesso che lo saremmo. E noi come potremmo saperlo di loro? In buona sostanza nessuno dei due, viste le distanze (non solo in termini di spazio), potrebbe mai sapere cosa pensi realmente della situazione il suo antagonista… e quindi?

Un cacciatore che per sopravvivere si inoltra in una foresta completamente sconosciuta, con pochissimi riferimenti, ma con la necessità di procacciarsi la vita, cosa deve fare? Segnalare la propria presenza cercando altri come lui senza poter sapere le loro intenzioni? Oppure rimanere nascosto, cercando nel frattempo tracce di altri possibili concorrenti all'interno della foresta? E se incontrasse altri cacciatori, visto che si tratta di vita o di morte, cosa dovrebbe fare?

Pensiamo solamente al livello tecnologico raggiunto da una civiltà in grado di viaggiare nello spazio fino al nostro pianeta, del quale conosce la posizione grazie ai nostri tentativi di comunicazione: possiamo saperne le intenzioni reali? Se il cacciatore spinto dalla necessità, armato di arco e frecce, ne incontrasse un altro nella foresta, probabilmente dotato di armi sconosciute, cosa dovrebbe fare? Certo noi non rappresentiamo un pericolo, visto il nostro attuale livello tecnico, potremmo dire. Allora perché venire da noi, quale motivo potrebbero avere?

Però, se guardiamo alla nostra storia, possiamo constatare che per arrivare al primo volo ci abbiamo messo parecchie migliaia d'anni. (17 dicembre 1903 fratelli Wright) mentre per arrivare dal primo volo sulla Luna (20 luglio 1969 Armstrong e Aldrin) sono passati solamente sessantasei anni! Di questo passo non ci metteremo molto ad arrivare alla tecnologia necessaria per lo spazio profondo, mille anni sono un soffio nella vita dell'universo.




 

La foresta oscura esaminata dalla fantascienza

A questo punto diventa chiaro che mandare messaggi nell'universo, la foresta oscura, non sia proprio una buona idea. Quanti altri cacciatori come noi ci saranno in agguato, in attesa di sapere dove si nascondano potenziali concorrenti alla ricerca di risorse vitali?

Una pietra miliare, dal punto di vista strettamente psicologico, è la trilogia “Il problema dei tre corpi” dell'autore cinese Cixin Liu. Approfondisci la fantascienza cinese in questo articolo per Stargarden Universe.

In questa trilogia la suddivisione della società, essenzialmente in tre gruppi, una volta a conoscenza del messaggio extraterrestre è molto verosimile e si adatta perfettamente alla teoria della foresta oscura.

I fatti che non vengono considerati, e che renderebbero poco probabile uno scenario del genere, sono quelli legati alla storia antica di questo pianeta, ma che la lega a quella recentissima.

 

Quando la fantascienza è realtà

È una notizia recente riferita da The Debrief che David Grusch, ex rappresentante dell'Ufficio nazionale di ricognizione degli Stati Uniti presso la task force sui fenomeni anomali non identificati (UAP) del governo, ha presentato una denuncia sostenendo che le rivelazioni sul recupero di oggetti non umani sono state illegalmente nascoste al Congresso.

Grusch ha dunque fornito al Congresso e all'ispettore generale del servizio di intelligence prove documentali sulla ricerca e il ritrovamento di navi spaziali aliene, sia intatte che parzialmente danneggiate. La commissione preposta del congresso degli Stati Uniti ha accolto la denuncia, nonostante l'opposizione del Pentagono, ritenendola attendibile.

Ovviamente, Grusch intervistato non può fornire prove documentali al pubblico, avendole affidate al Congresso, ma altri funzionari sia attivi che in pensione che hanno partecipato al programma “UAP” confermano le rivelazioni di Grusch. A questo funzionario di alto livello, pur avendone le credenziali, è stato impedito di visionare questo programma evidentemente super-segreto.

Di rivelazioni come queste, negli ultimi periodi, ne abbiamo avute parecchie, come se volessero, dopo anni in cui venivano sistematicamente negate, metterci al corrente della situazione.

O prepararci al primo contatto di massa?

Dalle cronache più antiche riportate nelle tavolette sumero-accadiche a quelle raccontate nella Bibbia, dai Deva indiani agli Anunnaki, fino ad arrivare agli scritti Plinio il Vecchio e ai dipinti rinascimentali, sappiamo che non siamo soli, anzi! Parleremo di questi argomenti in articoli futuri di questa serie.

Quindi, perché avere paura della foresta oscura se siamo già stati colonizzati? Oggi terminiamo con il maestro Yasunari Kawabata:

 

Non posso sentirmi già morto solo perché non mi sono mai accorto che la mia vita fosse cominciata. Tutto quello che mi rimane è fare ritorno, in solitudine, all'antica terra. Da questo momento, come si conviene a un morto, non scriverò più una sola riga su nulla che non sia la triste bellezza del Giappone. (In questo caso possiamo sostituire Giappone con Terra).

 

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BRAN