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Il cybernature è il paradigma narrativo e interpretativo sviluppato da Eva Fairwald, basato sull’ibridazione tra umano, tecnologia e natura. Non è fantascienza nel senso tradizionale: è un sistema in cui la tecnologia diventa ambiente, influenza la percezione e ridefinisce ciò che chiami realtà.

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lunedì 28 agosto 2023

Come nasce un culto al giorno d'oggi?

 



Come dicevamo nell’articolo Multiverso, rappresentazione e stregoneria”, all'interno del “Tonal” ci sono innumerevoli isole che rappresentano i vari universi etnici che sono stati costruiti nel tempo, in cui viviamo accettandone le regole e le necessità. Ognuno con il proprio inferno o paradiso individuale, inserito in un contesto societario ampiamente condiviso.

Pensiamo solamente alla società “Cristiana” in cui siamo comunque inseriti, indipendentemente dal fatto se siamo o no credenti. Pensiamo ad esempio ai riti oramai privati di ogni reale significato religioso, ma che hanno acquisito comunque una grande importanza sociale: battesimi, prime comunioni, matrimoni. Tutti eventi che facevano parte di riti dedicati con una precisa valenza religiosa, oggi hanno perduto quel valore, (tranne per chi conserva una forte credenza e osservanza) per assumere una mera importanza di immagine sociale, accettandone la pratica, ma contestando ad esempio gli incontri pre-matrimoniali o il catechismo come un’inutile perdita di tempo.

Queste pratiche servivano per far entrare i nuovi adepti nella comunità, erano un addestramento alla via tracciata dai vari testi sacri. Ora è divenuta un'entrata in un mondo virtuale che tutti si aspettano ma della quale, in realtà, quasi nessuno conosce i veri contenuti.




Come può nascere un culto anche al giorno d’oggi?

Attorno al diciannovesimo secolo, in isole sperdute della Melanesia e Micronesia, popoli primitivi vennero in contatto con esploratori occidentali. Sicuramente avevano altre credenze ma, a differenza dei vecchi idoli, i nuovi dei fornivano immediatamente ciò di cui avevano bisogno.

Nacque così un nuovo culto: il culto del cargo, che si sviluppò grandemente in quelle isole soprattutto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando Giapponesi e Statunitensi ne colonizzarono le terre per costruirvi basi militari. Le merci arrivavano sulle navi, dagli aerei (oggetti volanti mai visti), senza che gli abitanti potessero capire, viste anche le difficoltà linguistiche, da dove arrivassero. Così iniziarono riti e danze propiziatorie affinché tutta questa abbondanza non cessasse, fino a quando cominciarono a rendersi conto che tutta quell'abbondanza non era per loro.

Al di là di questo, possiamo legittimamente pensare che la nascita di religioni e credenze, in tempi remoti, possa essere stata generata da uomini diversi venuti da non si sa dove. Pensiamo solamente all'idea di soprannaturale nel momento in cui un grande aereo (cargo) atterra scaricando uomini e cose sulla nostra isola, dove abbiamo visto volare solo gli uccelli. Quando i nuovi dei, come sono arrivati scompaiono, lasciando dietro di loro solo macerie, ecco che riti e leggende nascono e si tramandano. E se fossero atterrati qui esseri provenienti da altri pianeti? Non sarebbe potuta accadere la stessa cosa? A questo proposito, leggi anche l’articolo “Piramidi e alieni: ecco cosa sappiamo”.

Abbiamo centinaia di siti sulla Terra che rimandano, sia per tecnologia costruttiva, sia per raffigurazioni, ad antiche conoscenze apprese da fonti venute da altri mondi, o da vestigia passate oramai remote. Così a titolo di mero esempio possiamo citare una serie di tavolette d'argilla, di epoca sumero/accadica, rinvenute nella biblioteca di Nippur, dove il “Dio Enki” fa scrivere così:

Quando giunsi vicino alla Terra,

ci fu un grande Diluvio.

Quando mi avvicinai ai suoi verdi prati, cumuli e montagnole di terra si formarono al mio comando.

In un luogo incontaminato costruii la mia dimora e le assegnai un nome appropriato.

 

Questa trasmissione ad uno scriba precedentemente prescelto ricorda le istruzioni date da Jahvé al profeta Isaia:

Vieni dunque

scrivilo su una tavoletta sigillata

incidilo come un libro.

Che sia testimonianza fino all'ultimo giorno, una testimonianza per tutti i tempi.

Isaia 30,8

 

Ricordiamo altresì che la narrazione del diluvio universale è stata ampiamente riportata dall'epopea di Gilgameš, che a sua volta la riprendeva dall'Atrahasis, un poema che significa letteralmente “quando gli uomini erano dei”, ma anche “grandemente saggio” non nel senso di una saggezza acquisita, ma piuttosto dal fatto che aveva un rapporto diretto con il dio.

Ma quale divinità, o percepita tale? E da dove proveniva? Da un passato spazzato via da qualche catastrofe nucleare, oppure vi aveva partecipato? Il sito di Mohenjo-daro nell'attuale Pakistan ne è un esempio. Leggiamo un estratto dalla Mahabharata:

...un singolo proiettile carico con tutto il potere dell'universo. Una colonna incandescente di fuoco e fiamme brillante come mille soli è aumentato in tutto il suo splendore...

un'esplosione perpendicolare con le sue nuvole di fumo fluttuanti... la nuvola di fumo che si alza dopo la prima esplosione forma in espansione cerchi rotondi come l'apertura di ombrelli giganti... è stata un'arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ha ridotto in cenere l'intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas... i cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, le ceramiche si ruppero senza una causa apparente. Gli uccelli divennero bianchi, dopo poche ore l'acqua e il cibo si infettarono... per uscire da questo fuoco i soldati si gettarono nei torrenti per lavare se stessi e le loro attrezzature.

Questo grande poema epico riporta una storia pre-diluviana che già in questo singolo passo ricorda qualcosa di vissuto recentemente anche da noi.

Come il dio Enki nel riferire il passato ne percepiva il futuro. E come già riferito dai profeti ebrei:

“Le prime cose saranno le ultime”.

Se ti piacciono questi argomenti, inizia a leggere tutta la serie dal primo articolo a tema: "Il potere della percezione".

 

 

 

Seguire la via,

sognare è volare:

ombra e luce.

 

L'ombra è anche luce,

luce è anche ombra.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 7 agosto 2023

Atlantide, Mu, Lemuria e altri continenti scomparsi


 

Quando si parla di continenti scomparsi pare che in ogni parte del mondo ci siano miti e leggende, o ritenuti tali dall'archeologia classica, che li ricordano come culla di civiltà e conoscenza antecedenti a cataclismi epocali che ne hanno decretato la scomparsa.

La data indicativa di questi continenti scomparsi si attesta attorno ai 12-15.000 anni fa. Su questa data si possono fare diverse ipotesi e la pista che segue la fine dell'ultima glaciazione potrebbe essere molto interessante.

Ad esempio, la costruzione di un complesso di città sotterranee in Anatolia (leggi l’articolo “I misteri di Derinkuyu) potrebbe essere associata alla sopravvivenza alla glaciazione. Esempi analoghi sono presenti in forma di sistemi di caverne dalle Ande Argentine alla California, dal Borneo alla Patagonia, dove troviamo anche le prime rappresentazioni pittoriche di mani, piedi e animali del luogo.

Le nostre splendide Dolomiti sono state in fondo al mare e più volte riemerse seguendo il ciclo delle glaciazioni e dei disgeli. Alla luce di ciò, possiamo ben immaginare quanto sia stato elevato il dislivello delle terre emerse e di quelle sommerse nei diversi periodi e, di conseguenza, l'adattamento delle popolazioni con migrazioni in altri luoghi.

In giro per il mondo abbiamo innumerevoli esempi di città sommerse; infatti, tra glaciazioni e disgeli, i tempi intercorrenti tra le varie fasi sono di millenni. Di conseguenza, non mancava certo la possibilità del crearsi e disfarsi di civiltà a noi oggi sconosciute. Nell'arco dei millenni che ci separano dalle loro vestigia, queste civiltà misteriose hanno comunque lasciato ampie tracce di sé, sia architettoniche, che rimembranze ancestrali nei popoli che si sono susseguiti. Alcuni dei popoli successivi si sono sviluppati con parte delle conoscenze legate alle civiltà precedenti, mentre altri sono ripartiti da zero.



Siti nascosti

In Giappone abbiamo Yonaguni, una struttura apparentemente monolitica a circa 30 metri profondità. Il sito presenta strade e scalinate, ma nei pressi ci sono anche altre imponenti strutture non ancora studiate in modo approfondito, come tutto ciò che può mettere in dubbio le datazioni convenzionali.

 

In Israele abbiamo il sito di Atlit Yam, situato a una profondità di circa 15 metri. Queste rovine si estendono su di un'area di almeno 40.000 metri quadri. La datazione è approssimativamente di 8500 anni fa.

 

In Bosnia abbiamo le piramidi a Visoko, un complesso di tre piramidi e due templi datato tra 10.000 e 22.000 anni fa. Ricoperte di terra, fino a qualche decennio fa le piramidi non erano state notate, se non dalla gente del posto per via dei miti e delle leggende che le riguardavano.

 

Archetipi comuni

Com'è possibile avere miti archetipi comuni in ogni parte del mondo? Ognuno di essi è adattato alle realtà locali, ma con le stesse caratteristiche fondamentali. Le capacità costruttive, gli stili, le raffigurazioni (con minime differenze), troviamo anche la medesima simbologia. Una risposta è rappresentata con ere glaciali seguite da ere intermedie, disgeli, ere intermedie e nuove glaciazioni; la diminuzione del livello dei mari ha così consentito la formazione di ponti naturali che collegavano le terre emerse. Una seconda soluzione è la presenza di continenti intermedi.

Lemuria è un possibile continente misterioso situato nell'Oceano Indiano; si sarebbe esteso dalla punta dell'India al Madagascar, fino all'Australia e alla Nuova Zelanda. A supporto di questa teoria ci sono i tratti tipici degli abitanti prima della colonizzazione. Infatti, la tipologia umana degli abitanti era molto simile: neri, australoidi, boscimani, pigmei, fino ai fueghini (abitanti della Terra del Fuoco).

Pensiamo anche alla fauna e alla flora del Madagascar, che pur essendo a pochissima distanza dall'Africa non aveva nulla in comune. Rimangono nell'immaginario collettivo, tramandato e cristallizzato, echi di antichi Lemuriani semi-rettiliani, dotati di un terzo occhio.

 

Mu, continente situato nell'oceano Pacifico tra il Sud America con l'isola di Pasqua come vertice e il Nord America, comprendeva tutte le isole della Polinesia, fino ad arrivare verso l'Indonesia e il Giappone. Qui abbiamo la testimonianza del ricercatore e colonnello dell'esercito britannico di stanza in India James Churchward. La sua fonte principale furono le “Naacal tablets”, custodite dai sacerdoti di un tempio Indiano in Tibet, i quali gli tradussero il significato. Questi sacerdoti sarebbero appartenuti a una setta i cui antenati provenivano da Mu, che sarebbe esistita prima della sua scomparsa dopo un cataclisma, circa 50.000 anni fa. Detentori di conoscenze ancora più antiche avrebbero colonizzato tutto il pianeta. A riscontro di questo la scoperta in Messico delle tavolette di “Niven”, dallo scopritore William Niven. Queste tavolette scritte in una lingua indecifrabile e comunque non assimilabile a quelle della zona, furono interpretate da Churchward, che le identificò come lo stesso linguaggio utilizzato dalle tavolette Naacal.

 

Civiltà sotterranee

Possiamo altresì contare su leggende e miti di civiltà sotterranee in ogni epoca e in ogni parte del mondo. Vecchi saggi, maghi, popoli sconfitti che si ritirano in un mondo ctonio ma di cui si narrano le gesta e l'improvvisa sparizione. Ad esempio, i Tuatha de Danann che dopo aver perduto il proprio dio nella battaglia degli alberi svaniscono sottoterra.

Si parla anche di popoli di livello tecnologico superiore che vivrebbero in Agartha e della ricerca della mitica Shangri-La, descritta come un meraviglioso mondo di pace e prosperità, una versione, forse, dell'età dell'oro dell'umanità.

Rimane Atlantide, di cui abbiamo scritto nell’articolo “Atlantide: verità e testimonianze”.

Al di là delle ricerche e delle notizie più o meno nascoste, tutti questi miti, o presunti tali, hanno una radice comune. Ognuno di loro si colloca in un'epoca pre-glaciale e rappresenta quasi un anello di congiunzione tra il mondo precedente e il successivo sopravvissuto a una immane catastrofe.

In tutte le saghe e i miti dell'antichità si parla degli antichi dei che venivano da terre che ora non ci sono più, che abitavano in fantastiche città con ogni tipo di servizio, che si muovevano nell'aria con carri celesti e che potevano agire sul tempo come volevano. Poi, al culmine della loro espansione, succede sempre qualcosa… causato da loro stessi? Dalla tecnologia che usavano? Dalle armi nucleari che hanno usato distruggendo anche loro stessi? Oppure potevano essere terrestri tornati sul loro vecchio pianeta per aiutarne la ricostruzione. Oppure umanoidi d'altri mondi alla ricerca di specifici materiali. Anche in questo caso abbiamo moltissimi bassorilievi, incisioni, statue e statuette raffiguranti esseri simili ad animali o con fattezze miste. L'unica cosa certa è che a scadenze quasi fisse tutto si azzera e ricomincia da capo. Del passato non rimangono che delle reminiscenze collettive, quasi un déjà vu a ricordarci che siamo qui da tempo immemore, che vivevamo molto più a lungo.



Se ti interessano questi temi, allora la serie cybernature DARK GHOST fa per te! Vieni a conoscere Jo Jo Nishimura, la tua guida su Gaia, la Terra del futuro... salvata da misteriosi alieni chiamati Ancestrali. Il primo romanzo della serie si intitola "Dark Ghost": lo trovi su Amazon e Kobo.

Jo Jo Nishimura, protagonista di "Dark Ghost"



Più queste ere si sono susseguite, più il tempo della vita si è accorciato, o così è scritto per esempio nel Vecchio Testamento. Forse è giunto il momento che qualcuno ci ricordi perché siamo qui! Perché se lo scopo della vita è semplicemente la prosecuzione della stessa sotto qualsivoglia forma, allora possiamo dire come Kirillov, ne “I demoni” di Dostoevskij, che l'uomo ha inventato dio per poter continuare a vivere.

 

 

Sorge dal mare,

sul ruscello che scorre:

indica la via.

 

Petali colorano

rami spogli nel tempo.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

 

 

 

lunedì 24 luglio 2023

Spirito e corpo sono due parti inscindibili?

 


 

Spirito e corpo sono due parti inscindibili, oppure due parti che possono essere separate?

Una parte è prettamente spirituale, fatta di pensieri, emozioni passate, esperienze vissute, tutto quello che consideriamo il nostro essere nel tempo. Un'altra parte è fisica e ci limita, ci contiene, con il tempo si sfalda e muore.

 

Le due vie dell'evoluzione: la diade e l'uno

Nonostante i limiti palesi, cerchiamo da sempre di modificare la nostra parte fisica, tentando di potenziarla in maniera da supportare ciò che sogniamo di poter fare, per più tempo e meglio di quanto potremmo se non cercassimo di migliorare le nostre capacità fisiche.

La stessa cosa avviene da sempre per quanto riguarda le capacità spirituali, con l'annullamento del corpo fisico in funzione dell'espansione della mente. Pensiamo agli antichi e tutt'ora presenti eremiti indiani, ma anche ai monaci di tutte le religioni o filosofie teiste. Nel contempo abbiamo assistito, e continuiamo tutt'ora ad assistere in misura forse minore, a pratiche di fusione tra corpo e spirito in modo di farli crescere insieme, come contenitori uno dell'altro. Un esempio sono le pratiche meditative accompagnate dalle arti marziali.

Il molteplice della Diade con le sue infinite possibilità, limitate dall'Uno a cui tutto alla fine si adegua. Quindi, la realtà diviene un misto bipolare di ciò che si potrebbe fare limitato da quello che è possibile fare. Il sogno, il mondo energetico in cui siamo inseriti ma con cui non possiamo interagire senza un'adeguata preparazione, ci mostra che corpo e spirito sono un'unica entità. A questo proposito, leggi l’articolo “Il potere della percezione”, che introduce la via dello stregone e apre questa serie di articoli.

Possiamo leggere diverse interpretazioni di questa questione in molti racconti distopici; vediamo per esempio come un trans-umanesimo verticistico si contrappone a un naturalismo collettivistico. A un iper-controllo tecnologico all'interno del trans-umanesimo si contrappongono tecnologie sempre più invadenti di potenziamento fisico-mentale per sfuggirvi. Se la parte Cyborg diventa preponderante, quale sarà il limite, se ce ne può essere uno?

In contrapposizione, un'altra parte della società cerca di evolversi attraverso lo sfruttamento delle capacità sensoriali proprie, attraverso la convivenza con un naturalismo collettivo, ma anche qui l'uso della genetica e della nanotecnologia resta un tratto comune.


Scopri il cybernature!



Se questa situazione ti affascina, allora ti piacerà la serie cybernature di Stargarden Universe! L’ambientazione si sviluppa fra la megalopoli iper urbanizzata Urbe Ancestralis e Nuova Eden… passando per il pericoloso Deserto delle Dune di Vetro.  Il primo romanzo ha come protagonista Jo Jo Nishimura, un bio-hacker che ha potenziato il proprio corpo con body mod eccezionali (per esempio, ha dei tatuaggi molto, molto speciali su tutto il corpo!). In contrapposizione a Jo Jo c’è Adela, cittadina di Nuova Eden, luogo in cui il governo propugna ideali di fratellanza e armonia con la natura.



Gli argomenti trattati in questa serie di articoli sono la base su cui è stata impostata tutta la serie di Stargarden Universe! Inizia l’avventura con “Dark Ghost, ordinalo su Amazon in eBook (anche Kindle Unlimited) e in edizione cartacea illustrata!

Corpo + emozioni

Eppure, già da molto tempo sappiamo che corpo ed emozioni, sensibilità, tutto quello che concerne ogni tipo di rapporto sensore/sensazione, non risiede solo nel cervello ma, anzi, ha molteplici sedi in tutto il corpo e specialmente a livello intestinale. Neurotrasmettitori e recettori degli stessi, che divengono vere e proprie sedi di trasmissione di emozioni, hanno un’importanza cruciale. A questo proposito è consigliata la lettura di “Molecole di emozioni” di Candace Pert, di cui parliamo anche nell’articolo per il portale Stargarden Universe “Vibrazioni energetiche fra persone: esistono davvero?”.



 

Uomini o possibili divinità autocostruite

 

“Astro possente, che sarebbe la tua felicità, se non avessi coloro ai quali tu risplendi!” questo è l'inizio di: “Così parlò Zarathustra”.

E dopo essersi meravigliato del fatto che nessuno ancora sapeva che dio era morto, si avviò verso la città per annunciare la novella.

Il trans-umanesimo ci porta concettualmente in questa fase di transizione in cui dio, inteso come soggetto che detta le regole, ha cessato di esistere. Quindi, tutto è diade, il mondo, la sua possibilità di percezione e di costruzione, diviene esclusivamente relativistico. Tutto ciò che è possibile fare verrà fatto.

E perciò l'uomo, o l'umano, prende il seggio di dio, o della natura, nel dettare le regole. E qual è il primo fardello che porta con sé? Ma il corpo fisico naturalmente! Ecco, dunque, che ogni possibilità tecnologicamente possibile di eliminarne i malfunzionamenti, diviene auspicabile. Ogni tipo di ricerca diviene automaticamente lecita; in fondo, le regole concordate in una società relativistica non sono altro che contratti da raggiungere e poi superare. La ricerca e l'applicazione della cosiddetta “Gain of Function” in ogni campo, porterà la parte biologica ad essere potenziata e sostituita, oppure integrata con tutto ciò che potenzialmente sarà possibile. Il miraggio dell'eternità diverrà sempre più un obiettivo raggiungibile, ma auspicabile? Una volta raggiunta la perfezione, cosa rimarrà da fare?

Resta invece il problema della parte cosiddetta spirituale, emozionale; potremmo chiamarla il nostro io conscio, ora, di tutte le scelte fatte, e inconscio di quelle che comunque non abbiamo ancora fatto e che conosceremo solo in quel preciso istante. Si tratta di tutto il vissuto emozionale passato e quello che ci si attende dal futuro, in definitiva, ciò che siamo.

Probabilmente sarà possibile trasferire queste esperienze in un cervello sintetico, come si fa oggi tra computer. Magari un corpo completamente sintetico in cui vengono inseriti i dati del sé raggiunti al momento. Fino a quando il cervello si evolverà da sé. Ci attende un mondo di macchine? Sarà ancora possibile chiamarla “Umanità?” Il concetto di umanità si basa essenzialmente sul costrutto immaginario che siamo tutti uguali, situazione che non ha nessun riscontro in natura. Infatti, qualsiasi diritto a cui ci appelliamo dalla nascita ci è concesso, qualsiasi sia l'istituzione che ce lo concede. In passato abbiamo creato degli dei che ce li concedevano, quali che siano, con le loro regole. Per dirla con “Harari” nuovo ideologo del WEF, abbiamo creato: un ordine immaginario costituito.

Ma con quale scopo, qual è il fine di questa marcia a tappe forzate verso l'ignoto, cavalcando la tecnica? Semplicemente passare al soddisfacimento di una qualsiasi pulsione supportata dalla possibilità tecnica? “Se dio è morto”, l'unico scopo della vita è la prosecuzione di se stessa. Ma considerata dal punto di vista dell'umanità, sarà ancora qualcosa di umano?

Riscoperta del sapere antico

Abbiamo visto come gli antichi stregoni avevano la consapevolezza di conoscenze ben più antiche del mondo in cui vivevano. Ma che dire dei Sumeri, popolo apparso pressoché dal nulla in Mesopotamia circa 6000 anni prima di Cristo, ma già a conoscenza di matematica, astronomia, agricoltura, medicina, architettura, musica. Praticamente una civiltà già fatta!

Nel 1989 la NASA annunciava che il Voyager 2 stava mandando foto del pianeta Nettuno, scoperto nel 1846 da Le Verrier. Nel 1781 fu scoperto Urano da William Herschel, ma questi due pianeti erano già stati descritti in tavolette d'argilla incise. Ed era anche stato descritto il loro colore visto dallo spazio, un verde-azzurro ricco di acqua. Come è possibile che due pianeti così lontani dal sole potessero essere ricchi d'acqua in superficie, e come potevano saperlo nel 5000 a.C.?




Sicuramente non potremo essere noi a rispondere a questa domanda, ma il fatto è che non solo i due pianeti erano noti, ma li chiamavano “il pianeta doppio”, date le loro caratteristiche simili.

Le altissime temperature generate da un nucleo di roccia fusa fanno sì che le superfici dei due pianeti siano ricoperte di acqua bollente (così ipotizzato dal JPL, jet propulsion laboratory della NASA). Ricordiamo che ai tempi dei Sumeri già esistevano mappe del nostro sistema solare con il sole al centro e i pianeti nelle giuste orbite; la riscoperta di Copernico attorno al 1515 presenta alcuni pianeti in meno rispetto ai Sumeri.

Il nostro futuro è sicuramente scritto nel nostro passato, ben al di là di quello che ci dice l'archeologia ufficiale, gelosa del proprio ruolo egemone. In definitiva, quale sarebbe lo scopo finale di questo viaggio non ci è dato sapere. Forse il viaggio stesso? Un infinito cerchio dove ogni punto è un inizio ma anche la fine. Le ere si susseguono e per i veggenti indiani viviamo nel “Kali Yuga”, l'ultima delle quattro ere, prima che tutto ricominci. Un'era di disperazione e oscurità, di egoismo e sopraffazione, di dogmatismo materialistico. Per approfondire, leggi anche l'articolo "Multiverso, rappresentazione e stregoneria".

Cosa ci può salvare se non la via dello stregone?

 

 

Nero tramonto,

volano demoni dei:

nuova aurora.

 

Cieli puliti sopra,

specchi del mondo dentro.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 17 luglio 2023

Nei cieli dell'India si vola da 3000 anni!


 

Così recitava uno slogan pubblicitario della compagnia di bandiera indiana.

Il Ramayana, uno dei poemi epici indiani più antichi, invece inizia così:

“Ravana apparve come una cometa fiammeggiante, mentre scorrazzava nel cielo con il suo carro celestiale...

...Il demone risalì sul Pushpaka sospeso in cielo e disinteressato al misero bottino della città degli uomini, partì rombando verso il cielo. Forse avrebbe potuto trovare dei Deva con cui ingaggiare una battaglia più avvincente. Salì verso i pianeti celesti abitati dai Deva principali, ma questi fuggirono rapidamente non volendo incontrarlo in battaglia.”

Racconti di viaggi e battaglie nei cieli non sono solo nelle leggende e mitologie indiane. Queste testimonianze appartengono ai ricordi ancestrali di tutte le popolazioni mondiali e sono ben documentate; pensiamo alla “Naturalis Historiadi Plinio il Vecchio, dove descrive fenomeni da lui visti oppure riportati.

Ecco che cosa scrive il serissimo generale romano nel secondo libro della sua opera, dal capitolo 31 al capitolo 35:

[31] E per contro hanno visto molti soli contemporaneamente, né sopra lo stesso né sotto, ma di traverso, né vicino né contro la terra né di notte, ma o all’alba o al tramonto. Una volta, riferiscono, furono avvistati a mezzogiorno sul Bosforo, e durarono da quell’ora del mattino fino al tramonto. Anche gli antichi videro spesso tre soli, come sotto i consolati di Spurio Postumio e Quinto Muzio (174 a. C.), di Quinto Marcio e Marco Porcio (118 a. C.), di Marco Antonio e Publio Dolabella (44 a. C.), di Marco Lepido e Lucio Planco (42 a. C.), e nella nostra epoca si vide sotto il principato del Divino Claudio, durante il suo consolato con il collega Cornelio Orfito (51 d. C.).

Più di tre insieme non furono mai visti alla nostra epoca.
[32] Anche tre lune, essendo consoli Gneo Domizio e Caio Fannio (122 a. C.), apparvero.
[33] Riguardo a ciò che per lo più definirono soli notturni, una luce dal cielo fu vista di notte essendo consoli Caio Cecilio e Gneo Papirio (113 a. C.) e spesse altre volte, sì che la notte era illuminata come il giorno.
[34] Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò (il cielo) al tramonto del sole, essendo consoli Lucio Valerio e Caio Mario (100 a. C.).
[35] Fu vista una scintilla cadere da una stella ed accrescersi mentre si avvicinava alla terra e, dopo essere diventata grande quanto la luna, illuminare come in un giorno nuvoloso, e poi, risalendo verso il cielo, diventare una torcia; (questo prodigio) fu visto una sola volta essendo consoli Gneo Ottavio e Caio Scribonio (76 a. C.).

Lo vide il proconsole Silano insieme al suo seguito.

Plinio il Vecchio, da semplice cronista, non si ferma ai soli avvistamenti ma riporta anche i fenomeni tipici associati da sempre alla presenza degli UFO.

Ecco cosa dice qualche capitolo dopo:


[57] Inoltre per quanto riguarda il cielo inferiore è registrato nei documenti che sia piovuto latte e sangue essendo consoli Manlio Acilio e Caio Porcio (114 a. C.) e spesse altre volte, come (una pioggia di) carne essendo consoli P. Voumnio e Servio Sulpicio (461 a. C.), e che di questa non imputridisse quella che gli uccelli non avevano portato via; inoltre (una pioggia di) ferro in Lucania l’anno prima (54 a. C.) che Crasso venisse ucciso dai Parti con tutti i soldati lucani che erano con lui, dei quali vi era un grande numero nell’esercito. La forma che piovve di quel ferro era simile alle spugne. Gli aruspici predissero ferite superiori. Essendo poi consoli Lucio Paolo e Caio Marcello (50 a. C.) piovve lana (capelli d’angelo? N.d.A.) vicino al castello di Conza, proprio dove l’anno dopo Tito Annio Milone fu ucciso. Durante il processo per la stessa causa è riportato nei documenti di quell’anno che piovvero mattoni cotti.
[58] Strepito d’armi e suoni di tromba uditi dal cielo durante le guerre cimbriche (101 a. C.) ci è stato riferito, spesse volte sia prima che dopo. Inoltre nel terzo consolato di Mario (103 a. C.) dagli amerini e dai tudertini furono viste armi celesti (che provenivano) da oriente e da occidente e che tra di loro si scontravano, ed erano respinte quelle che erano (giunte) da occidente. Non c’è nessuna meraviglia nel vedere fiamme nello stesso cielo e spesso si sono viste nubi prese da un fuoco più grande.
[85] ... un grande portento di terre nella campagna di Modena essendo consoli Lucio Marcio e Sesto Giulio (91 a. C.). Infatti due monti si scontrarono tra di loro con un grandissimo frastuono, avanzando e retrocedendo, tra di loro fiamme e fumo salivano in cielo in pieno giorno; assisteva dalla via Emilia una grande moltitudine di cavalieri romani e di loro familiari e di viandanti. Per il loro scontro tutti i casolari furono rasi al suolo, e molti animali, che si trovavano dentro, restarono uccisi.


Troviamo anche in Plinio, al capitolo 56, un curioso accenno a strani fulmini:

In Italia, fra Terracina ed il tempio di Feronia, si è smesso di fabbricare torri in tempo di guerra, perché tutte erano distrutte dal fulmine.

I resoconti di Plinio hanno fedeli e impressionanti riscontri in tutto il mondo antico, dalla Bibbia al Mahâbhârata, dai racconti sumerici alle leggende dei popoli precolombiani.




 

Nelle opere rinascimentali italiane il passato è presente

È nelle opere pittoriche tra il 1400 e il 1600 che troviamo dipinti oggetti volanti che, vista l'epoca, non possono essere confusi o falsamente identificati con altro, come si tende a fare in altri casi.

Nei pittogrammi preistorici, nei bassorilievi e nelle statue sia precolombiane che egizie, accadiche o sumere, per arrivare alle civiltà cambogiane con il tempio di Angkor Wat, inizialmente dedicato a Visnù, si cercano mille spiegazioni per giustificare determinate figure, facendo il possibile per evitare la risposta più semplice e immediata.

In questi quadri famosi il passato è presente più che mai; questo ci ricorda che dalle nostre origini a oggi siamo sempre convissuti con fenomeni di questo tipo.

Alcuni di questi quadri sospetti

Nei musei di palazzo vecchio a Firenze troviamo la “Madonna con bambino e S. Giovannino” di Sebastiano Mainardi. In questo dipinto possiamo osservare un oggetto aereo color piombo, sormontato da una cupola, nella parte alta a sinistra dell'opera. Un pastore tra la Madonna e il cielo in lontananza sembra guardarla.

Attributed to Bastiano Mainardi, Public domain, via Wikimedia Commons



Nei musei Vaticani possiamo vedere sul coperchio di un reliquario, chiamato “Le Marie al sepolcro” le pie donne e la Vergine Maria al sepolcro vuoto di Cristo, con l'angelo che annuncia loro la sua resurrezione. Dietro, in primo piano, una inequivocabile navicella in partenza, o in arrivo, chi può dirlo.

Al muso di Capodimonte a Napoli troviamo un dipinto di Masolino da Panicale, denominato “Fondazione della basilica di S. Maria Maggiore” Qui, per non rischiare di confonderci, abbiamo un'intera flotta di oggetti volanti. Il primo addirittura trasporta Cristo e la Madonna, che osservano dall'alto. Pare che nella giornata raffigurata, agosto del 358, nevicò.


Di Masolino da Panicale - The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7023165



Un imponente affresco nel monastero di Visoki, in Kosovo, rappresenta la crocifissione di Cristo e la sua successiva resurrezione. Nella parte superiore, nel cielo alla sinistra e alla destra della croce, due navicelle con i piloti in vista si inseguono, con gli angeli che si tappano le orecchie (per il rumore?). Nella parte sottostante, il Cristo che rinasce esce da un’apertura che pare una navicella con pinne direzionali posteriori.




In ogni luogo e in tutte le epoche in cui l'umanità ha calpestato la terra, ci sono testimonianze simili. E addirittura, come abbiamo visto, ci sono testimonianze scritte di epoche in cui l’umanità ancora non calpestava quello che riteniamo, a torto o a ragione, il nostro mondo. L'unica maniera per scoprire ciò che è successo ed esserne protagonisti è fonderci con il mondo altro che ci circonda.

Tutto quello che riguarda gli UFO è stato sempre tenuto nascosto o ridicolizzato. Negli ultimi anni, invece, vengono fatti uscire video militari con sonde aliene, che pare ci monitorino, provenienti da mondi esterni al nostro sistema solare. Eminenti scienziati come Avi Loeb, partono per ricerche ampiamente finanziate dalle proprie università e dalle istituzioni militari, alla luce del sole.

Che sia arrivato il momento che ci comunichino qualcosa di importante sul nostro passato?

Se ti piacciono questi argomenti, scopri tutti gli articoli della serie partendo dal primo, "Il potere della percezione".

 

 

Sole e luna,

vedere e provare:

un solo mondo.

 

inizio fine dove,

dentro il nostro cerchio.

 

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