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Il cybernature è il paradigma narrativo e interpretativo sviluppato da Eva Fairwald, basato sull’ibridazione tra umano, tecnologia e natura. Non è fantascienza nel senso tradizionale: è un sistema in cui la tecnologia diventa ambiente, influenza la percezione e ridefinisce ciò che chiami realtà.

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lunedì 11 marzo 2024

Fra sogno e realtà

 

 

 

La civiltà, cosiddetta moderna, appare e si sviluppa nella storia come una vera e propria singolarità, rispetto alle epoche precedenti. Un'anomalia dove lo sviluppo e il progresso dell'uomo procedono a senso unico, solo verso la materialità utilitaristica.

L'umanità perde sempre più la sua componente spirituale a favore di una visione esclusivamente materialistica. Lo possiamo constatare ogni giorno, dalle materie scolastiche, alla medicina sempre più orientata verso soluzioni compartimentali, come se l'uomo fosse un'entità suddivisa in schede.

 

Realtà virtuale

Paradossalmente, ritroviamo il mondo dei sogni attraverso la realtà virtuale, soggetta però alle leggi del marketing.

Tutto ciò è l'esatto contrario dei sogni. Il sognare, infatti, non è altro che il mettersi in contatto con il mondo invisibile che ci circonda. Nella civiltà occidentale, da Descartes in avanti la ragione ha preso il sopravvento su qualsiasi pratica spirituale. Da allora la scienza è diventata la religione dei nostri tempi. Dimenticando, o facendo finta di farlo, che l'uomo non è una macchina, ma una fusione di materia e spirito come tutto ciò che lo circonda.

 

I sogni come ponte fra culture

I sogni e le visioni che portano accomunano popoli e culture agli antipodi tra loro, ma solo per la distanza materiale che li separa, non certo per la spiritualità che condividono.

I nativi americani, gli aborigeni australiani, ma in generale tutte le culture che hanno conservato la memoria di sé dai tempi passati fino a oggi, hanno una concezione dell'uomo nella sua totalità. Il rapporto con l'universo che li circonda è paritetico, nella consapevolezza di farne parte, non di esserne uno sfruttatore. Pensiamo al concetto di vivente; per il mondo occidentale laghi, fiumi, montagne, nuvole, semi, bacche, animali, rappresentano un mondo parallelo di cui servirsi. Per questi popoli, invece, rappresentano degli interlocutori, degli esseri viventi con cui interagire attraverso segni, preghiere, sogni.

Il “sempre”

Ogni mattina si rivolgono al mondo invisibile cercando ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere, sentono l'acqua scorrere sotto i loro piedi, ringraziano la natura del cibo che gli ha concesso prendendo solo ciò che serve. Pensiamo alle tribù aborigene che hanno vissuto, e alcune vivono ancora, nell'outback australiano. Tribù che si tramandano la storia del mondo dal suo inizio sino alla sua fine oralmente, dove la concezione del tempo è “sempre”: siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo. Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è osservare, crescere e amare... Poi facciamo ritorno a casa.

Il tempo, scandito dalla giornata o dall'anno, non ha di per sé nessuna importanza, semplicemente perché viviamo nel sempre. La morte fa parte della vita nel momento stesso in cui l'anima che occupa il corpo si prepara ad occuparne un altro quando verrà il momento. Questi concetti sono comuni in tutto il mondo non occidentale, ma il materialismo connesso con la globalizzazione selvaggia della produzione, e quindi dell'etica del consumo fine a se stesso, si sta propagando anche lì.

Messaggi dal mondo invisibile

I sogni rappresentano la via attraverso la quale mandiamo e riceviamo messaggi dal mondo invisibile, in cui il sempre ci ricorda a chi apparteniamo. Anche qui possono nascere sogni equivoci, maligni, pilotati da forze che lottano contro l'armonia del mondo.

Sognare significa immergersi nel regno delle potenze che hanno creato il mondo, partecipare del mito, dell'archetipo collettivo che ci accomuna. Nelle popolazioni amazzoniche, il sogno diventa portatore di presagi, sia per il singolo che per le scelte di vita della comunità; per le loro interpretazioni ci si affida solitamente allo sciamano.

Lo stesso schema negli indiani d'America, negli Indios del sud e del centro America. Lo stesso fenomeno negli aborigeni australiani, dove pare che avvenga anche una condivisione sia orale, nel raccontare i propri sogni a un personaggio appositamente preposto, sia una vera e propria connessione telepatica.

Presso alcune comunità africane si mangiano erbe o radici espressamente chiamate “medicine del sogno”, come del resto capita in tutto il mondo, per avere sogni profetici, sprazzi di futuro che ne guidino la via. Questo ci fa capire come nelle culture antiche la differenziazione tra realtà e sogno non esista, tutto è reale, la vita che si tramuta in sogno e viceversa.

 

L’acchiappasogni

Da qui nasce la necessità dell'acchiappasogni! Una rete finissima che ci protegge dalle influenze negative, che trattiene tutto quello che ci viene mostrato di maligno, mentre fa passare da un foro centrale i sogni buoni che ci cullano.

Una leggenda di una popolazione del Nord America ci racconta che l'acchiappasogni è stato costruito da una donna ragno; scopri i dettagli nell’articolo “Acchiappasogni: significato e utilizzo di un antico portafortuna”.

Un'altra racconta che lo sciamano di un antico popolo sognò uno spirito sotto forma di ragno che gli spiegava le vie della saggezza. Mentre lo istruiva prese un cerchio di salice, delle piume d'aquila e dei crini di cavallo a cui appese delle perline colorate. E mentre continuava la sua lezione cominciò a tessere una tela all'interno del cerchio. E disse che nella vita in ogni momento ci sono forze buone e forze cattive che ci sussurrano all'orecchio, ma che solo ascoltando quelle buone si percorre la giusta via. Alla fine, quando ebbe concluso la ragnatela, gli consegnò il cerchio, dicendogli di consegnarlo alla propria gente, che potesse sognare e perseguire tutti i propri sogni positivi perché quel talismano avrebbe catturato tutti quelli negativi.

Ancora oggi è tradizione regalare un acchiappasogni a ogni nuovo nato.





Tra gli aborigeni, l'acchiappasogni viene costruito in maniera a dir poco singolare. La persona addetta chiamata “donna dello spirito”, prepara una pelle sottile cucendogli attorno un robusto bordo, facendole prendere la forma di un tamburello. Individuato un boschetto di alberi nani si addentra fino a trovare delle ragnatele, a quel punto cosparge d'olio aromatico la pelle del tamburello e toglie eventuali foglie dietro o davanti alla ragnatela. Quando tutto è pronto, mette il tamburello di pelle tra lei e la ragnatela, poi lo tira verso di sé in maniera che tutti quei fili magnificamente tessuti aderiscano alla pelle del tamburello. "I sogni sono l’ombra della realtà," affermava la donna dello spirito. Tutto ciò che esiste lo si può trovare anche nel mondo dei sogni. Lì ci sono tutte le risposte. Le ragnatele così raccolte venivano utilizzate nel corso di una cerimonia, con danze e canti, in cui la tribù chiedeva all’universo di guidare i suoi sogni. Toccava poi alla donna dello spirito decifrarne il messaggio.

 

Forse, ciò di cui avremmo estrema necessità, è un enorme acchiappasogni che ci liberi dagli incubi che ci attanagliano.

 

Nuvole rosa

sogni che galleggiano,

vie incrociate.

 

Argentei filamenti

cullano neri occhi.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

lunedì 4 marzo 2024

Segni del destino



 

L'albatro vive solamente ai confini della terra:

l'ho saputo da un vecchio marinaio.

 

Tuffa le sue grandi ali nella schiuma del mare

e scivola sulle onde senza mai attraversarle.

 

Discende e risale col mare.

Tace quando il tempo è bello, ma grida durante la tempesta.

 

Come il sogno, è sospeso fra il cielo e l'abisso,

così questo uccello non nuota e non vola.

 

Più pesante dell'aria e più leggero dell'onda,

uccello poeta, uccello poeta, ecco il tuo destino.

 

Ma il doloroso è che pei sapienti

queste sono favole di marinaio.

 

Henryk Ibsen

 

 

I segni costituiscono la materia, il substrato del mondo in cui viviamo e del mondo altro con cui comunque, consciamente o no, veniamo in contatto ogni giorno.

Come in questa splendida poesia di Ibsen, il grande albatro è come un segno che vola ai margini della nostra vita, a volte notato ma non compreso, a volte solamente sfiorato. Nel mare agitato delle sensazioni, dei sentimenti, dei déjà-vu che accompagnano l'intima esperienza del vivere, i segni vengono spesso riconosciuti solo quando una via scartata in passato si ripresenta come l'unica via.

Nessuna verità si scopre e nulla si apprende, se non interpretando e decifrando il mondo che ci circonda, e che interagisce nel profondo del nostro essere. La pluralità dei mondi possibili consiste nel fatto che i segni non sono tutti dello stesso genere, da qui la difficoltà sia nel riconoscimento che nella loro interpretazione. Ciò ne impedisce una razionalizzazione, di conseguenza è impossibile analizzarli in una base comune condivisa; segni apparentemente uguali possono avere esiti contrapposti


Tiziano Terzani e l’indovino cinese

Nel 1976 lo scrittore e mistico Tiziano Terzani si trovava a Hong Kong, per una serie di circostanze si ritrovò da un indovino cinese, un segno? Sicuramente sì. Infatti, trovandosi lì, decise di dare retta all'universo che gli mostrava quella via. L'indovino gli predisse che nel 1993 non avrebbe dovuto volare, in caso contrario avrebbe corso un rischio molto alto di morire. Terzani, evidentemente colpito, non scordò le parole dell'indovino e in quel 1993 non volò, e fece bene! Nel marzo di quell'anno, un elicottero dell'ONU con 23 giornalisti a bordo cadde e un tedesco che aveva preso il suo posto morì.

Il secondo aspetto fu il cambiamento di prospettiva dei suoi reportage. Tutto quell'anno, e poi spesso nei successivi, si spostò in treno, in bus, in nave e a piedi, in modo da sperimentare un diverso palcoscenico.

 

Il caso di S. Francesco

Sicuramente siamo di fronte a un segno, non cercato e forse nemmeno riconosciuto fino all'esito finale. Abbiamo invece un segno cercato, probabilmente un caso di divinazione, ma sempre un segno, nella svolta nella vita di S. Francesco. Francesco, in rotta con la società dei suoi tempi, corrotta e libertina, vagava nei boschi attorno ad Assisi interrogandosi, chiedendo al Signore un segno che gli permettesse di capire la strada che doveva intraprendere. Fino a che un giorno decise di interrogare il Vangelo per ricevere da Dio le risposte che andava cercando. Prima chiese al Signore cosa voleva che lui facesse, poi per tre volte aprì a caso il Vangelo a occhi chiusi, puntando il dito sulla pagina aperta. Ottenne tre risposte:

«Se vuoi essere perfetto va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri»

«Non prendete nulla per il viaggio»

«Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso»

In base a quei segni, in questo caso richiesti, cominciò la vita del Santo.


 

È un segno del destino!

“È un segno del destino”: quante volte ci siamo detti o abbiamo sentito dire, a proposito di determinati avvenimenti, questa frase? Corridori ciclisti a cui scoppia un copertoncino in discesa e si salvano per un pelo; la volta successiva, mentre vanno a una gara, rompono il camper prima di arrivare, quando arrivano è tardi per l'iscrizione. Sarà un segno? È forse ora di smettere prima che succeda qualcosa di più grave?

Probabilmente, non diamo importanza ai segni che l'universo ci manda perché nella nostra civiltà occidentale viviamo immersi nel concetto di causa=effetto. Ma sarà sempre così? Non ci sono eventi acasuali? Eventi predetti da segni di cui ci rendiamo conto a posteriori, oppure da sogni, attraverso la nostra connessione con il mondo invisibile che ci circonda. Un inconscio collettivo che ci permette di avere contatti con persone che non vediamo da tempo, e che rivediamo dopo averle pensate da un giorno all'altro.

 

I popoli antichi, ma anche i nativi americani, ancora oggi gli aborigeni australiani, le tribù africane prima di essere colonizzate, possiamo dire tutti i popoli che vivevano la natura come parte di se stessi e viceversa, si affidavano ai segni. Oggi abbiamo perduto la capacità di leggere e interpretare i segni che ci manda il mondo invisibile? Oppure le nuove tecnologie, da cui siamo sempre più dipendenti, ci allontanano sempre di più dalla madre terra e dalle sensibilità ancestrali?

Il nostro vanto è il libero arbitrio, la facoltà di poter scegliere la nostra via nel mondo, ma forse è proprio questa supposta possibilità (peraltro sconfessata da Arthur Schopenhauer nel suo saggio premiato dall'accademia norvegese: sulla volontà del volere umano. Saggio presentato in incognito) che ci allontana ancor più dal riconoscere i segni del destino.

Un Maestro di saggezza interrogato su questo argomento rispose che: «Il libero arbitrio è il tempo. Il tempo che ci vuole all'uomo capace di dire sempre no, (ai segni del destino) per più vite, al compimento di quello che dovrebbe essere il suo destino, a cambiare finalmente idea e dire sì» (Accettandone i segni).

 

I segni nella religione

Nel Corano c'è una sura che recita testualmente: «La saggezza di Dio ci manda i segni che dall’eternità scendono in Terra. Sono come lettere vive, che per essere capite richiedono saggezza e intelligenza».

 

Nei veda indiani troviamo:

«Immaginate che ogni volta che cercate qualcosa, l’Universo vi fornisca indicazioni utili, sotto forma di coincidenze.

Immaginate che esista un significato o uno scopo per tutto ciò che accade e fate.

Immaginate che la vita sia piena di coincidenze.

Immaginate di vedere il significato nascosto di ogni evento.»

 

Anche nei vangeli cristiani c'è solo l'imbarazzo della scelta, vediamo solo questo passo nel Vangelo di Marco (16, 15-20). Dopo la sua morte Gesù appare ai discepoli e dice: «Andate in tutto il mondo e predicate […] E vi darò dei segni, delle indicazioni, per mostrare che io sono vicino a chi opera nel mio nome...».

Naturalmente, per i credenti tutto si rifà al dio della propria religione, per coloro che invece non lo sono, ma pensano di far parte del tutto, i segni fanno parte dell'universo al momento invisibile. Per coloro che invece credono solo nella tecnologia:

 

Spesso, per divertirsi, uomini d’equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
il solco della nave sopra gli abissi amari.

Li hanno appena posati sopra i legni dei ponti,
ed ecco quei sovrani dell’azzurro, impacciati,
le bianche e grandi ali ora penosamente
come fossero remi strascinare affannati.

L’alato viaggiatore com’è maldestro e fiacco,
lui prima così bello com’è ridicolo ora!
C’è uno che gli afferra con una pipa il becco,
c’è un altro che mima lo storpio che non vola.

Al principe dei nembi il Poeta somiglia.
Abita la tempesta e dell’arciere ride,
esule sulla terra, in mezzo a ostili grida,
con l’ali da gigante nel cammino s’impiglia.

Charles Baudelaire

 

I segni sono come il poeta, ignorati, derisi e calpestati da uomini dispersi nel mondo digitale!

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

  

 

 

lunedì 18 settembre 2023

Lilith, Jinn e altri demoni

 



 

Nel libro dello Zohar, il testo letterario più importante della Qabbalha, troviamo il momento della nascita di Lilith all'interno della fenomenologia ebraica. Vediamone la genesi attraverso le parole del libro dello splendore:

 

...[Lilith, controparte femminile del Satana]. Non appena fu sorta, essa cominciò a muoversi verso l’alto e verso il basso. Arrivò ai Keruvim, che hanno facce come di bambini, e volle attaccarsi a loro per imprimersi in loro e non separarsene più. Ma Dio la separò di lì quando creò l’uomo [secondo la figura originaria dell’Uomo presso il trono] per mantenere in ordine questo mondo [terreno]. [E perciò separò le forze sante che dovevano affluire agli uomini da quelle impure che cercavano di insinuarsi in essi]. Ma quando quella [Lilith] vide Eva, attaccata ancora in celeste bellezza al fianco di Adamo, e vide così la figura completa [dell’Adamo androgino, prima che Eva fosse estratta da lui], allora volò via di lì e volle di nuovo attaccarsi alle piccole facce [dei Keruvim]. Ma i guardiani delle porte celesti non la lasciarono avvicinare. Dio la ammonì e la gettò negli abissi del mare, e là essa dimorò fino a quando Adamo e la sua donna peccarono. Allora Dio la trasse dagli abissi del mare, e da quel momento essa ha potere su quei bambini – le piccole facce tra gli uomini [corrispondenti ai Keruvim] –

Lilith mantenne la sua immortalità perché non mangiò la mela della sapienza che condannò Eva e Adamo, e di conseguenza noi dopo di loro, alla vita che tutti conosciamo. Non solo lei vede Adamo ancora “Androgino” quindi comprensivo della parte femminile non ancora estratta da lui, Eva, ma era anche la prima donna, come possiamo leggere in Genesi 1.26-27:

Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.”

E Dio creò l'uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; creò maschio e femmina.

Il regno di Lilith è soprattutto nella fase calante della luna perché come riportato nello Zohar: “Al tempo della luce che difetta regna la sventura”.

 

Dopo la morte di Abele, Adamo rimase lontano da Eva per 130 anni e in quel periodo fu preda di Lilith, con la quale generò spiriti e demoni. In seguito, Adamo venne sedotto da Naama, una principessa dei demoni dalla cui bellezza furono sedotti anche gli angeli chiamati “figli degli Elohim”.

Questo il passo di Genesi 6:2.4:

2 avvenne che i figli di DIO videro che le figlie degli uomini erano belle, e presero per loro mogli tutte quelle che essi scelsero.

3 E l'Eterno disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre

con l'uomo, perché nel suo traviamento egli non è che carne; i suoi giorni saranno quindi centovent’anni».

4 Vi erano dei giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di DIO si accostarono alle figlie degli uomini e queste partorirono loro dei figli. Essi sono gli eroi che esistettero nei tempi antichi, sono gli uomini famosi di quei tempi.

 



Versioni di Lilith

 

Quella vista finora è la Lilith biblica, se così possiamo definirla, la prima demone, progenitrice degli spiriti maligni che si aggirano nelle fasi di luna calante in cerca del seme dell'uomo, in preda alla passione da loro provocata e quindi facili e inconsapevoli prede.

La Lilith mesopotamica ha diversi aspetti, inizialmente pare fosse identificata come ancella della grande dea Inanna, la regina dei cieli, e incaricata di accompagnare gli uomini al tempio della dea. Era in uso una pratica sessuale in cui le vergini del tempio, vergini inteso come non appartenenti a nessuno, diventavano amanti di coloro che vi si recavano per ottenere i favori della guarigione dalla dea.

Con il passaggio a una società essenzialmente patriarcale, Lilith divenne uno spirito maligno dell'aria, portatrice di tempesta, disgrazia, malattia e morte. Altri miti la identificano come ladra di bambini, rubati per nutrirsi del loro sangue, a testimonianza di questo il ritrovamento di amuleti e rituali di preghiera per proteggere le partorienti da lei e dalle sue schiere di demoni.

Da questo nasce la sua elezione a regina dei vampiri, fino a quando il suo nome viene accostato a quello di Samael, l'Arcangelo della morte. Insieme divengono re e regina degli inferi, capi supremi di tutti i demoni. Per scoprire altre curiosità sui vampiri, leggi l’articolo “Vampiri: caratteristiche succose e misteri affascinanti”.

Mai matrimonio fu più azzeccato. Lilith vampiro sia energetico attraverso i sogni, sia classico succhiando il sangue dai neonati fino ai giovinetti e Samael arcangelo dalla duplice personalità. Destinato da Dio a ingannare l'uomo attraverso l'imbroglio e la tentazione, capo di legioni di angeli e di altrettanti demoni. Dalla tradizione gnostica, Samael è considerato il Demiurgo, il Dio che ha creato il nostro mondo a somiglianza gerarchica dei cieli divini.

Lilith pare dunque in ottima compagnia, avendo rifiutato sia Adamo che la permanenza nelle sfere divine.

Oggi considerata dalla stregoneria Wicca come la vergine oscura, o la luna nera…

...essa si manifesta come

come un vento nel deserto che soffia nella notte,

per sedurre o terrorizzare i viandanti

che si sono avventurati nel suo regno.

 

Il Magical Magazine ha trattato la Wicca anche nell’articolo “Streghe Wicca: 5 curiosità per conoscerle”.

L'oscurità di questa entità, o potremmo chiamarla strega, pare sia caratterizzata dalla segretezza dei suoi misteri. Le sue più devote adepte sono chiamate Lilithiane. Maestra della magia rossa, scatena il suo lato oscuro attraverso passioni incontrollate, a volte violente, quasi a ribadire la sua completa indipendenza da qualsiasi canone. Senza scordare i movimenti femministi che l'hanno assurta a icona della ribellione della donna al potere maschile, il femminile liberato!

Se ti interessano le streghe, il Magical Magazine ne ha parlato anche nell’articolo “Streghe vere oggi: dove abitano e quali poteri hanno”.

 




Jinn

 

Creammo l'uomo con argilla secca impastata, e in

precedenza creammo i Jinn dal fuoco di un vento bruciante.

(Corano XV. Hal-hijr 26/27.)

 

 

Jinn è il nome arabo con cui si identificano diverse entità invisibili e generalmente malvagie, che possono mostrarsi se lo desiderano. I Jinn sono dotati di poteri sovrannaturali e, a loro convenienza, possono essere benevoli con i loro interlocutori.

Spesso li ritroviamo colpevoli di possedere umani inconsapevoli, con il solo scopo, specie nel mondo islamico, di adorare degli idoli e non Dio, facendoli così cadere nel peccato.

Per scacciarli si dovrà ricorrere al Corano, come nel Cristianesimo si ricorre all'esorcista. Generalmente si possono distinguere in tre categorie:

·      La prima: quelli con le ali e che possono volare.

·      La seconda: quelli con sembianze di cane o di serpente.

·      La terza: quelli che viaggiano perennemente.

 

Uno dei loro poteri è quello di mutare forma, possono trasformarsi qualsiasi cosa, piante e oggetti di ogni tipo, animali e persino assumere sembianze umane.

Di tutti i Jinn, i più malefici sono i Ghul e gli Ifrit, maestri ingannatori dai tempi della creazione. Pare che una parte di questi spiriti sia divenuta più benevola nei confronti degli umani grazie alla conversione all'Islam all'epoca del profeta.

Negli Hadith si narra di una battaglia avvenuta tra angeli, uomini e Jinn, che si risolse con la sconfitta dei Jinn, questo evento è narrato in molte fonti tra cui il “Tafsir” di al-‘Ayyashi, dove si dice che i Jinn

“furono relegati ai cieli e agli angoli più remoti della terra così da non essere vicini alla Mia creazione, ed ho creato un velo tra loro e la Mia creazione affinché non si vedano e non si mischino tra loro”

Ayyashi, p. 35, Ilal al’Sharai, p. 104.

Che i Jinn siano gli abitatori dei mondi altri che ci circondano?

 

Se questo articolo ti è piaciuto, allora ti piacerà anche il primo di questa serie: “Il potere della percezione”.

 

 

Luna calante,

sibilano i venti:

anime perse.

 

Bisbigli e visioni,

desideri e sogni.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

 

 

 

lunedì 28 agosto 2023

Come nasce un culto al giorno d'oggi?

 



Come dicevamo nell’articolo “Multiverso, rappresentazione e stregoneria”, all'interno del “Tonal” ci sono innumerevoli isole che rappresentano i vari universi etnici che sono stati costruiti nel tempo, in cui viviamo accettandone le regole e le necessità. Ognuno con il proprio inferno o paradiso individuale, inserito in un contesto societario ampiamente condiviso.

Pensiamo solamente alla società “Cristiana” in cui siamo comunque inseriti, indipendentemente dal fatto se siamo o no credenti. Pensiamo ad esempio ai riti oramai privati di ogni reale significato religioso, ma che hanno acquisito comunque una grande importanza sociale: battesimi, prime comunioni, matrimoni. Tutti eventi che facevano parte di riti dedicati con una precisa valenza religiosa, oggi hanno perduto quel valore, (tranne per chi conserva una forte credenza e osservanza) per assumere una mera importanza di immagine sociale, accettandone la pratica, ma contestando ad esempio gli incontri pre-matrimoniali o il catechismo come un’inutile perdita di tempo.

Queste pratiche servivano per far entrare i nuovi adepti nella comunità, erano un addestramento alla via tracciata dai vari testi sacri. Ora è divenuta un'entrata in un mondo virtuale che tutti si aspettano ma della quale, in realtà, quasi nessuno conosce i veri contenuti.




Come può nascere un culto anche al giorno d’oggi?

Attorno al diciannovesimo secolo, in isole sperdute della Melanesia e Micronesia, popoli primitivi vennero in contatto con esploratori occidentali. Sicuramente avevano altre credenze ma, a differenza dei vecchi idoli, i nuovi dei fornivano immediatamente ciò di cui avevano bisogno.

Nacque così un nuovo culto: il culto del cargo, che si sviluppò grandemente in quelle isole soprattutto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando Giapponesi e Statunitensi ne colonizzarono le terre per costruirvi basi militari. Le merci arrivavano sulle navi, dagli aerei (oggetti volanti mai visti), senza che gli abitanti potessero capire, viste anche le difficoltà linguistiche, da dove arrivassero. Così iniziarono riti e danze propiziatorie affinché tutta questa abbondanza non cessasse, fino a quando cominciarono a rendersi conto che tutta quell'abbondanza non era per loro.

Al di là di questo, possiamo legittimamente pensare che la nascita di religioni e credenze, in tempi remoti, possa essere stata generata da uomini diversi venuti da non si sa dove. Pensiamo solamente all'idea di soprannaturale nel momento in cui un grande aereo (cargo) atterra scaricando uomini e cose sulla nostra isola, dove abbiamo visto volare solo gli uccelli. Quando i nuovi dei, come sono arrivati scompaiono, lasciando dietro di loro solo macerie, ecco che riti e leggende nascono e si tramandano. E se fossero atterrati qui esseri provenienti da altri pianeti? Non sarebbe potuta accadere la stessa cosa? A questo proposito, leggi anche l’articolo “Piramidi e alieni: ecco cosa sappiamo”.

Abbiamo centinaia di siti sulla Terra che rimandano, sia per tecnologia costruttiva, sia per raffigurazioni, ad antiche conoscenze apprese da fonti venute da altri mondi, o da vestigia passate oramai remote. Così a titolo di mero esempio possiamo citare una serie di tavolette d'argilla, di epoca sumero/accadica, rinvenute nella biblioteca di Nippur, dove il “Dio Enki” fa scrivere così:

Quando giunsi vicino alla Terra,

ci fu un grande Diluvio.

Quando mi avvicinai ai suoi verdi prati, cumuli e montagnole di terra si formarono al mio comando.

In un luogo incontaminato costruii la mia dimora e le assegnai un nome appropriato.

 

Questa trasmissione ad uno scriba precedentemente prescelto ricorda le istruzioni date da Jahvé al profeta Isaia:

Vieni dunque

scrivilo su una tavoletta sigillata

incidilo come un libro.

Che sia testimonianza fino all'ultimo giorno, una testimonianza per tutti i tempi.

Isaia 30,8

 

Ricordiamo altresì che la narrazione del diluvio universale è stata ampiamente riportata dall'epopea di Gilgameš, che a sua volta la riprendeva dall'Atrahasis, un poema che significa letteralmente “quando gli uomini erano dei”, ma anche “grandemente saggio” non nel senso di una saggezza acquisita, ma piuttosto dal fatto che aveva un rapporto diretto con il dio.

Ma quale divinità, o percepita tale? E da dove proveniva? Da un passato spazzato via da qualche catastrofe nucleare, oppure vi aveva partecipato? Il sito di Mohenjo-daro nell'attuale Pakistan ne è un esempio. Leggiamo un estratto dalla Mahabharata:

...un singolo proiettile carico con tutto il potere dell'universo. Una colonna incandescente di fuoco e fiamme brillante come mille soli è aumentato in tutto il suo splendore...

un'esplosione perpendicolare con le sue nuvole di fumo fluttuanti... la nuvola di fumo che si alza dopo la prima esplosione forma in espansione cerchi rotondi come l'apertura di ombrelli giganti... è stata un'arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ha ridotto in cenere l'intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas... i cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, le ceramiche si ruppero senza una causa apparente. Gli uccelli divennero bianchi, dopo poche ore l'acqua e il cibo si infettarono... per uscire da questo fuoco i soldati si gettarono nei torrenti per lavare se stessi e le loro attrezzature.

Questo grande poema epico riporta una storia pre-diluviana che già in questo singolo passo ricorda qualcosa di vissuto recentemente anche da noi.

Come il dio Enki nel riferire il passato ne percepiva il futuro. E come già riferito dai profeti ebrei:

“Le prime cose saranno le ultime”.

Se ti piacciono questi argomenti, inizia a leggere tutta la serie dal primo articolo a tema: "Il potere della percezione".

 

 

 

Seguire la via,

sognare è volare:

ombra e luce.

 

L'ombra è anche luce,

luce è anche ombra.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN