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Il cybernature è il paradigma narrativo e interpretativo sviluppato da Eva Fairwald, basato sull’ibridazione tra umano, tecnologia e natura. Non è fantascienza nel senso tradizionale: è un sistema in cui la tecnologia diventa ambiente, influenza la percezione e ridefinisce ciò che chiami realtà.

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lunedì 11 settembre 2023

Antichi creatori o spiriti di mondi altri?

 



 

Tutte le antiche scritture dell'area mesopotamica si rifanno ad avvenimenti tramandati oralmente perché precedenti la diffusione della scrittura. Gli eventi di riferimento risalgono a prima che l'uomo fosse creato, quando sulla Terra non esisteva nulla, tranne la natura selvaggia.

Questi avvenimenti, che noi releghiamo al rango di pure leggende, sono stati di una tale eccezionalità che vengono menzionati praticamente in tutti gli scritti di quella regione. Essendo la Mesopotamia la parte del mondo in cui si sono effettuati i primi scritti, tutti gli altri si sono ispirati a essi, da quelli biblici ai Veda, pensiamo solamente al diluvio universale, presente in ogni mitologia mondiale.

C'è un passo nell'Apocalisse che è molto esplicativo:

Scoppiò quindi una guerra nel cielo, Michele e suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana e che seduce tutta la Terra, fu precipitato sulla Terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.”

Questo mito, coniugato nei diversi modi e convenienze del tempo, lo ritroviamo ovunque, dalla Genesi nel Vecchio Testamento, all'antichissimo libro di Enoch, ai vangeli gnostici nella Pistis Sophia, ai racconti dei Veda.

 

Angeli ribelli

Il contenuto generale di questo mito degli “angeli caduti sulla Terra” si può riassumere in alcuni tratti comuni dove l'angelo più simile a Dio, per esempio Lucifero, si sente uguale se non superiore e decide insieme ad altri di ribellarsi. Da questo gesto estremo cominciano tutta una serie di battaglie celesti, ampiamente documentate in tutti i testi antichi, che portano alla sconfitta di Lucifero insieme ai suoi alleati.

Esiliati fuori dalle sfere del Divino vengono lasciati a governare sulla Terra. Altre tradizioni riportano che questi angeli furono creati prima dell'uomo e che, quando furono esiliati sulla Terra, diedero vita alla razza umana, contribuendo geneticamente e culturalmente alla sua civilizzazione.

Il Magical Magazine si è già occupato di angeli anche in passato con l’articolo “Chi sono gli angeli ribelli?”.




 

Lucifero è un liberatore?

In questo senso possiamo anche interpretare l'etimologia del nome “Lucifero”, dal latino Lucifer “portatore di luce” (lux=luce, ferre=portare). È proprio in questo senso che possiamo leggere la punizione di Lucifero, in quanto serpente antico”, identificato come colui che indusse Eva a mangiare la mela della conoscenza e, quindi, a riscattarsi dalla schiavitù di quegli angeli creatori caduti dal cielo. Riscattando se stessa, Eva riscattò tutta l'umanità che da lei discese.

Per cui, abbiamo un mondo costruito e popolato da questi angeli espulsi dal Divino, che cercano di crearne un altro a loro immagine. Questi angeli sono chiamati Elohim nel Vecchio Testamento e Arconti nella tradizione gnostica.

In questo versetto possiamo vedere come Lucifero sia una figura ben presente nella letteratura biblica.

Isaia 14:12-15

Conferenza Episcopale Italiana

 

12 Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell'aurora?
Come mai sei stato steso a terra,
signore di popoli?
13 Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell'assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
14 Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all'Altissimo.
15 E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell'abisso!

In questo caso Lucifero, in quanto portatore della conoscenza attraverso la mela, diventa colui che libera l'umanità dai suoi creatori, gli Elohim nel Vecchio Testamento, gli Arconti nella tradizione gnostica.




 

L’origine del mondo e gli Arconti

L'arconte Jaldabaoth, nato da Sophia come feto espulso per redimersi da un peccato di superbia, crea questo mondo. Nato dalla parte della tenebra, essendo lui all'oscuro del mondo di luce sopra di lui, ne diviene Demiurgo, coagulando sentimenti, emozioni, desideri, inquietudini e conoscenze trasmessegli dal travaglio della madre prima dell'abbandono.

“L'invidia generò la morte, la morte generò i propri figli, e tutti i cieli del caos furono riempiti dalle loro moltitudini.

(La gnosi e il mondo, di L. Morandi)

Il Demiurgo è il possessore delle idee eterne e le ricrea nel mondo; gli Arconti sono coloro che le governano.

In questo caso, Jaldabaoth genera sei figli dividendo tra loro il potere sul mondo. Quindi abbiamo sette Arconti principali, ognuno di loro a capo di una schiera di sub-arconti minori.

Anche gli Arconti e i loro accoliti vivono nel mito del ritorno al cielo divino che non possono raggiungere e, siccome l'anima racchiusa nei corpi dell'umanità discende dal regno divino, essi la inducono ai più turpi desideri e malefiche azioni, succhiandone l'energia che ne deriva.

Ogni piacere sessuale, o atto che genera vibrazioni di desiderio o rabbia, è nutrimento per gli Arconti che ci accompagnano nella vita. E come ci insegnava Don Juan, il mondo che ci circonda è energia e noi ne facciamo parte. A questo proposito, è consigliata la lettura dell’articolo Multiverso, rappresentazione e stregoneria”.

Fino a quando l'anima sarà prigioniera di pulsioni e desideri saremo preda degli Arconti che si nutrono dell'energia prodotta, costringendoci a vagare da un corpo all'altro, dalla vita alla morte e così via.

Gli gnostici ci mostrano la via da seguire per poter abbandonare questo circolo vizioso, che fa comodo solo a questi vampiri energetici: attraverso simboli, parole di potere e magia vivificati nella carne, nella mente e nell'anima degli adepti alla gnosi, coltivata tutta la vita.

Ci sono parole di potere che l’anima che cerca la via del ritorno al padre divino può proferire durante l’incontro con gli Arconti, mentre essi cercano di riportarla sotto il proprio controllo.

Esiste inoltre la magia sulle anime dei morti in attesa dell'ascesa effettuata dai sacerdoti durante la cerimonia funebre.



Gli argomenti di questo articolo sono stati rielaborati nella creazione della serie fantascientifica cybernature Stargarden Universe.

Nel romanzo di apertura, “Dark Ghost, si inizia a presentare la ghiandola pineale come sede di queste vibrazioni così importanti; un’infarinatura di questo tema è reperibile anche nell’articolo “Vibrazioni energetiche tra persone: esistono davvero?”.

La ghiandola pineale, le sue funzioni e le vibrazioni sono elementi portanti che si sviluppano nel corso della serie, che è ambientata proprio sulla Terra del futuro: Gaia, rinata grazie all’aiuto degli Ancestrali (che come si può immaginare sono alieni!).

L’ambientazione di Stargarden Universe più affine a questi argomenti è Nuova Eden, gioiello verde e rigoglioso strangolato dal deserto. Si tratta di una regione corrispondente all’attuale penisola iberica, che politicamente si è separata dalle megalopoli iper-urbanizzate che ricoprono il resto del pianeta, come Urbe Ancestralis.

A Nuova Eden si persegue lo sviluppo della vera connessione, basata sull’empatia e sugli insegnamenti degli Ancetrali, in contrapposizione alla connessione artificiale possibile sul resto di Gaia grazie al dispositivo G-Connect, prodotto dal colosso globale GEA.

Se questi argomenti ti incuriosiscono, vola nel futuro insieme a Adela, la tua guida edenita fra connessioni, pericoli e bio-hacker poco raccomandabili! Leggi “Dark Ghost in eBook e in versione cartacea illustrata!


Adela da Nuova Eden, 
la tua guida edenita esperta di vibrazioni
 

All'interno della vasta cosmogonia Sumero-Accadica troviamo come progenitori gli Apkallu che appaiono, pur visti da un'angolazione diversa, simili come potere agli Arconti.

Secondo Beroso, gli Apkallu nascono dal mare e il primo di loro è Oannes, che appare come un essere forse anfibio, con testa di pesce che sovrasta una testa umana e con piedi d'uomo sporgenti dalla coda di pesce. Insieme a lui, che poi assunse la posizione apicale, troviamo gli altri sei. Sette sapienti che affiancheranno i primi dieci re sumeri antidiluviani. Mentre dopo il diluvio pare ne rimanesse uno solo.

Non può sfuggire nella descrizione, ma soprattutto osservando i bassorilievi che li rappresentano, come il rivestimento esterno che li fa assomigliare a pesci possa essere assimilato a una tuta spaziale. Nel corso degli anni la loro immagine cambia, sempre osservando i bassorilievi meno antichi, e diventano muniti di ali con testa d'aquila, come a voler ricordare la loro capacità di volare.

 

Siamo figli delle stelle?

Secondo il popolo Dogon, che vive nell'altopiano del Mali, siamo eredi di un’antica civiltà proveniente da Sirio. Secondo la loro tradizione, tramandata oralmente da millenni e documentata attraverso opere d'arte, esseri umanoidi anfibi provenienti da Sirio li avrebbero istruiti sull'universo.

Il popolo Dogon vantava conoscenze cosmologiche sorprendenti. Intervistati nel 1930 da un antropologo francese, parlarono della stella gemella di Sirio e di altri pianeti, ricordiamo che Sirio B fu fotografata per la prima volta nel 1970! L'analogia delle descrizioni sia orali che nei bassorilievi è evidente, questi esseri erano stati sia lì che a Babilonia, per non parlare delle tradizioni e delle architetture piramidali, statuarie e dei bassorilievi nelle civiltà precolombiane.

“Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita”.

(Don Juan Matus,

“Il Lato Attivo dell’Infinito” di Carlos Castaneda)

 

Ovviamente speriamo che non sia così!

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

 

venerdì 8 settembre 2023

Hagia Sophia tra luci e ombre

 


 

 

Questa sera a un hora de notte levò la luna et havea hozi el suo tondo, levando questa luna la dovea levar tuta tonda, ma questa luna si levò come quela avesse abudo tre zorni, la qual poco parea, e iera l'aiere sereno come uno cristalo neto e mundo.”

 Dal diario di Nicolò Barbaro, medico veneziano.

 

Questa eclissi parziale di luna avvenne il 24 maggio del 1453; tre giorni dopo si tenne una processione per invocare la protezione della Vergine e nella notte un potente temporale si abbatté su Costantinopoli (attuale Istanbul, Turchia).

La mattina seguente, la città si trovò immersa in una fitta nebbia che la oscurò e la sera la cupola della cattedrale di Santa Sofia fu avvolta da un bagliore rossastro sempre più intenso, tanto che si pensò a un incendio appiccato dagli Ottomani. Ma non era così, il bagliore si intensificò sempre più, circondando completamente la cupola e sembrava uscire anche dalle finestre, come fosse una grande fiamma che tutto avvolgeva. Dopo alcune ore, una luce dalla potenza indescrivibile riunì tutte le fiamme e si alzò verso il cielo illuminando a giorno la città, per poi svanire oltre la nebbia catapultando Costantinopoli nella tenebra.

Questo prodigio, insieme alle numerose profezie che annunciavano la caduta della città, abbatté il morale degli assediati già stremati e diede forza agli Ottomani, che pare volessero togliere l'assedio. Tre giorni dopo ci fu l'attacco decisivo che consegnò la città al sultano Mehmed II, da allora chiamato il Conquistatore.

Lo storico G. Frantzis, presente a Costantinopoli, ci racconta nelle sue cronache che questa luce splendente discesa dal cielo durò tutta la notte. Fenomeno che iniziò, secondo la sua testimonianza, già alla fine di marzo e che continuò per tutti i giorni dell'assedio, fino a quando si posizionò proprio sopra Hagia Sophia. Quando lasciò la cattedrale in una fiamma di splendore, tutta la città cadde nelle tenebre, insieme ai cuori che pensarono alla Vergine che lasciava Costantinopoli a causa dei loro peccati.

In tempi moderni, pare che questa luce si ripresenti molto spesso nell'Egeo e verso la Turchia, presentandosi come una vasta nuvola di bagliore accecante, tanto che a un certo punto non si può più guardare. Il fenomeno è descritto da piloti, soprattutto durante voli notturni, ma rilevato anche da foto satellitari, fino a quando è stato consentito parlarne. Il fenomeno è chiamato “luce della Vergine Maria” e sembra che, dagli ultimi report, espandendosi dall'Egeo ai Dardanelli e arrivando sopra Costantinopoli formi una specie di ghirlanda.

Tutto quello che si muove in quella zona è considerato top secret, per cui difficilmente si verrà a capo di questa storia così legata al passato. Ma viste anche le ultime rivelazioni su mezzi alieni in possesso degli U.S.A, e probabilmente anche di altri stati, non è detto che non siamo in procinto di avere scioccanti rivelazioni. A questo proposito consulta l’articolo “L'universo è una foresta oscura?”.

 



 

Norimberga e Basilea: fenomeni inspiegabili

 

Nel 1561 avviene un fenomeno di stupefacente portata nei cieli di Norimberga e naturalmente, più passa il tempo e più qualsiasi tipo di testimonianza dell'epoca, e ne abbiamo molte e autorevoli, viene immediatamente derubricata ad allucinazione collettiva.

Anche l'illustre Dott. Carl Gustav Jung ci dice che determinati fenomeni, come l'avvistamento di “dischi volanti”, se estrapolati da una rassegna di dati disponibili dell’evento e dall'analisi delle sue tracce nei sogni e nelle opere degli artisti diventano un fenomeno “Unificatore Rassicurante”. Si tratterebbe solo immagini prodotte dall'inconscio per proteggerci da fenomeni sconosciuti, o per superare momenti difficili, per esempio posteriori a un periodo bellico.

Veniamo ai fatti. L'incisore Hans Glaser, insieme a centinaia di altre persone, assistette a un vero e proprio combattimento nei cieli della città. Egli narra che apparvero vicino al sole:

"Due oggetti a forma di falce, simili alla luna calante, di colore rosso. Questi oggetti si spostavano dal centro ai lati del Sole, e poi sopra e sotto. [...] C'erano anche delle sfere di colore rosso, blu e nero, e dei dischi tondeggianti. Volavano a file di tre, o a quattro formando dei quadrati, e alcuni dischi volavano da soli. Mescolate a questi oggetti sono state viste anche molte croci di colore rosso, e fra di esse c'erano oggetti di forma allungata con la parte posteriore più spessa e la parte anteriore più snella. In mezzo a tutto questo c'erano due grandi oggetti cilindrici, uno sulla destra e uno sulla sinistra, e dentro ognuno di essi c'erano numerose sfere, e tutti iniziarono a combattere fra di loro. [...] La battaglia nei cieli durò circa un'ora e fu vista da numerosissime persone, sia nella città che nelle campagne circostanti, poi alcuni oggetti caddero in fiamme sulla terra, alla periferia della città, provocando un vasto incendio e una grande nube di fumo. I presenti videro anche, vicino alle sfere volanti, una specie di grande lancia nera".


Il fenomeno descritto dall'incisore e poi scritto e disegnato come voleva il suo mestiere, è conservato presso la biblioteca centrale di Zurigo.




Un fenomeno simile avvenne il 7 agosto del 1566 a Basilea, quando di prima mattina numerosi oggetti di colore scuro e di forma discoidale si scontrarono in una vera e propria battaglia celeste con tanto di “tuoni fulmini e nebbie”.

Ma vediamo come descrisse l'avvenimento il giornale cittadino dell'epoca attraverso la cronaca di Samuel Koch:


“La mattina del 7 agosto 1566 moltissime persone, spaventate, videro dei grandi dischi di colore scuro apparire in cielo e fu come se estate e inverno fossero giunti nello stesso momento, con fumi e nebbie, calore intenso, spari e cannonate. Questi oggetti, così numerosi da oscurare il Sole, volavano a grande velocità come se stessero danzando o combattendo. Alcuni, che sembravano sparare colpi di cannone, divennero di colore rosso ardente."

Anche questa incisione è conservata presso la biblioteca centrale di Zurigo.

Ovviamente è sempre tutto minimizzato a fenomeni naturali, oppure ad allucinazioni collettive, dimenticando ogni volta che l'ultimo fenomeno è sempre successivo a un altro dello stesso tenore, per esempio:

Strepito d’armi e suoni di tromba uditi dal cielo durante le guerre cimbriche (101 a. C.) ci è stato riferito, spesse volte sia prima che dopo. Inoltre nel terzo consolato di Mario (103 a. C.) agli amerini e dai tudertini furono viste armi celesti (che provenivano) da oriente e da occidente e che tra di loro si scontravano, ed erano respinte quelle che erano (giunte) da occidente. Non c’è nessuna meraviglia nel vedere fiamme nello stesso cielo e spesso si sono viste nubi prese da un fuoco più grande.

Tratto dalla “Historia Naturalis” di Plinio il Vecchio.

 

Altre occorrenze analoghe


Non poteva mancare una citazione dal:

Mahabharata:

"Il re Salva possedeva un aereo noto come Saubha-pura, con il quale bombardó Dwaraka con una pioggia di bombe e missili. Krishna l'inseguiva, Salva si diresse verso l'Oceano, poi con una virata raggiunse di nuovo la terra ferma. Fu una lotta difficile, una battaglia ad un Krosa (approssimativamente 12000 metri) di altezza sopra del livello del mare. Krishna lanció un potente missile che colpì l'aereo, il quale si frantumò e precipitò in mare"

Questa è solo una tra le centinaia di parti che si potrebbero citare. Infatti, in questo poema storico troviamo anche le descrizioni di queste macchine volanti, che rappresentavano la normalità in quell'epoca. Ne abbiamo parlato anche nell’articolo “Nei cieli dell'India si vola da 3000 anni!”.

Nel libro del profeta Ezechiele tutto il primo capitolo è dedicato al suo incontro con un “fenomeno volante”, chiamiamolo così, e ognuno può farsene un'idea andando a leggerlo.




Noi ci limitiamo a esporre dei fatti chiari e documentati, poi ognuno si farà la propria idea. Questi accadimenti, visti alla luce di quello che sta emergendo in questi ultimi anni, acquistano ben altro valore. Nonostante ciò che ne pensa il Dott. Carl Gustav Jung

 

Soli nei cieli,

viaggi verso le stelle:

uomo dove sei.

 

Nella ruota del tempo

tutto torna qui ora.

 

 

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BRAN

 

 

lunedì 28 agosto 2023

Come nasce un culto al giorno d'oggi?

 



Come dicevamo nell’articolo Multiverso, rappresentazione e stregoneria”, all'interno del “Tonal” ci sono innumerevoli isole che rappresentano i vari universi etnici che sono stati costruiti nel tempo, in cui viviamo accettandone le regole e le necessità. Ognuno con il proprio inferno o paradiso individuale, inserito in un contesto societario ampiamente condiviso.

Pensiamo solamente alla società “Cristiana” in cui siamo comunque inseriti, indipendentemente dal fatto se siamo o no credenti. Pensiamo ad esempio ai riti oramai privati di ogni reale significato religioso, ma che hanno acquisito comunque una grande importanza sociale: battesimi, prime comunioni, matrimoni. Tutti eventi che facevano parte di riti dedicati con una precisa valenza religiosa, oggi hanno perduto quel valore, (tranne per chi conserva una forte credenza e osservanza) per assumere una mera importanza di immagine sociale, accettandone la pratica, ma contestando ad esempio gli incontri pre-matrimoniali o il catechismo come un’inutile perdita di tempo.

Queste pratiche servivano per far entrare i nuovi adepti nella comunità, erano un addestramento alla via tracciata dai vari testi sacri. Ora è divenuta un'entrata in un mondo virtuale che tutti si aspettano ma della quale, in realtà, quasi nessuno conosce i veri contenuti.




Come può nascere un culto anche al giorno d’oggi?

Attorno al diciannovesimo secolo, in isole sperdute della Melanesia e Micronesia, popoli primitivi vennero in contatto con esploratori occidentali. Sicuramente avevano altre credenze ma, a differenza dei vecchi idoli, i nuovi dei fornivano immediatamente ciò di cui avevano bisogno.

Nacque così un nuovo culto: il culto del cargo, che si sviluppò grandemente in quelle isole soprattutto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando Giapponesi e Statunitensi ne colonizzarono le terre per costruirvi basi militari. Le merci arrivavano sulle navi, dagli aerei (oggetti volanti mai visti), senza che gli abitanti potessero capire, viste anche le difficoltà linguistiche, da dove arrivassero. Così iniziarono riti e danze propiziatorie affinché tutta questa abbondanza non cessasse, fino a quando cominciarono a rendersi conto che tutta quell'abbondanza non era per loro.

Al di là di questo, possiamo legittimamente pensare che la nascita di religioni e credenze, in tempi remoti, possa essere stata generata da uomini diversi venuti da non si sa dove. Pensiamo solamente all'idea di soprannaturale nel momento in cui un grande aereo (cargo) atterra scaricando uomini e cose sulla nostra isola, dove abbiamo visto volare solo gli uccelli. Quando i nuovi dei, come sono arrivati scompaiono, lasciando dietro di loro solo macerie, ecco che riti e leggende nascono e si tramandano. E se fossero atterrati qui esseri provenienti da altri pianeti? Non sarebbe potuta accadere la stessa cosa? A questo proposito, leggi anche l’articolo “Piramidi e alieni: ecco cosa sappiamo”.

Abbiamo centinaia di siti sulla Terra che rimandano, sia per tecnologia costruttiva, sia per raffigurazioni, ad antiche conoscenze apprese da fonti venute da altri mondi, o da vestigia passate oramai remote. Così a titolo di mero esempio possiamo citare una serie di tavolette d'argilla, di epoca sumero/accadica, rinvenute nella biblioteca di Nippur, dove il “Dio Enki” fa scrivere così:

Quando giunsi vicino alla Terra,

ci fu un grande Diluvio.

Quando mi avvicinai ai suoi verdi prati, cumuli e montagnole di terra si formarono al mio comando.

In un luogo incontaminato costruii la mia dimora e le assegnai un nome appropriato.

 

Questa trasmissione ad uno scriba precedentemente prescelto ricorda le istruzioni date da Jahvé al profeta Isaia:

Vieni dunque

scrivilo su una tavoletta sigillata

incidilo come un libro.

Che sia testimonianza fino all'ultimo giorno, una testimonianza per tutti i tempi.

Isaia 30,8

 

Ricordiamo altresì che la narrazione del diluvio universale è stata ampiamente riportata dall'epopea di Gilgameš, che a sua volta la riprendeva dall'Atrahasis, un poema che significa letteralmente “quando gli uomini erano dei”, ma anche “grandemente saggio” non nel senso di una saggezza acquisita, ma piuttosto dal fatto che aveva un rapporto diretto con il dio.

Ma quale divinità, o percepita tale? E da dove proveniva? Da un passato spazzato via da qualche catastrofe nucleare, oppure vi aveva partecipato? Il sito di Mohenjo-daro nell'attuale Pakistan ne è un esempio. Leggiamo un estratto dalla Mahabharata:

...un singolo proiettile carico con tutto il potere dell'universo. Una colonna incandescente di fuoco e fiamme brillante come mille soli è aumentato in tutto il suo splendore...

un'esplosione perpendicolare con le sue nuvole di fumo fluttuanti... la nuvola di fumo che si alza dopo la prima esplosione forma in espansione cerchi rotondi come l'apertura di ombrelli giganti... è stata un'arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ha ridotto in cenere l'intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas... i cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, le ceramiche si ruppero senza una causa apparente. Gli uccelli divennero bianchi, dopo poche ore l'acqua e il cibo si infettarono... per uscire da questo fuoco i soldati si gettarono nei torrenti per lavare se stessi e le loro attrezzature.

Questo grande poema epico riporta una storia pre-diluviana che già in questo singolo passo ricorda qualcosa di vissuto recentemente anche da noi.

Come il dio Enki nel riferire il passato ne percepiva il futuro. E come già riferito dai profeti ebrei:

“Le prime cose saranno le ultime”.

Se ti piacciono questi argomenti, inizia a leggere tutta la serie dal primo articolo a tema: "Il potere della percezione".

 

 

 

Seguire la via,

sognare è volare:

ombra e luce.

 

L'ombra è anche luce,

luce è anche ombra.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 7 agosto 2023

Atlantide, Mu, Lemuria e altri continenti scomparsi


 

Quando si parla di continenti scomparsi pare che in ogni parte del mondo ci siano miti e leggende, o ritenuti tali dall'archeologia classica, che li ricordano come culla di civiltà e conoscenza antecedenti a cataclismi epocali che ne hanno decretato la scomparsa.

La data indicativa di questi continenti scomparsi si attesta attorno ai 12-15.000 anni fa. Su questa data si possono fare diverse ipotesi e la pista che segue la fine dell'ultima glaciazione potrebbe essere molto interessante.

Ad esempio, la costruzione di un complesso di città sotterranee in Anatolia (leggi l’articolo “I misteri di Derinkuyu) potrebbe essere associata alla sopravvivenza alla glaciazione. Esempi analoghi sono presenti in forma di sistemi di caverne dalle Ande Argentine alla California, dal Borneo alla Patagonia, dove troviamo anche le prime rappresentazioni pittoriche di mani, piedi e animali del luogo.

Le nostre splendide Dolomiti sono state in fondo al mare e più volte riemerse seguendo il ciclo delle glaciazioni e dei disgeli. Alla luce di ciò, possiamo ben immaginare quanto sia stato elevato il dislivello delle terre emerse e di quelle sommerse nei diversi periodi e, di conseguenza, l'adattamento delle popolazioni con migrazioni in altri luoghi.

In giro per il mondo abbiamo innumerevoli esempi di città sommerse; infatti, tra glaciazioni e disgeli, i tempi intercorrenti tra le varie fasi sono di millenni. Di conseguenza, non mancava certo la possibilità del crearsi e disfarsi di civiltà a noi oggi sconosciute. Nell'arco dei millenni che ci separano dalle loro vestigia, queste civiltà misteriose hanno comunque lasciato ampie tracce di sé, sia architettoniche, che rimembranze ancestrali nei popoli che si sono susseguiti. Alcuni dei popoli successivi si sono sviluppati con parte delle conoscenze legate alle civiltà precedenti, mentre altri sono ripartiti da zero.



Siti nascosti

In Giappone abbiamo Yonaguni, una struttura apparentemente monolitica a circa 30 metri profondità. Il sito presenta strade e scalinate, ma nei pressi ci sono anche altre imponenti strutture non ancora studiate in modo approfondito, come tutto ciò che può mettere in dubbio le datazioni convenzionali.

 

In Israele abbiamo il sito di Atlit Yam, situato a una profondità di circa 15 metri. Queste rovine si estendono su di un'area di almeno 40.000 metri quadri. La datazione è approssimativamente di 8500 anni fa.

 

In Bosnia abbiamo le piramidi a Visoko, un complesso di tre piramidi e due templi datato tra 10.000 e 22.000 anni fa. Ricoperte di terra, fino a qualche decennio fa le piramidi non erano state notate, se non dalla gente del posto per via dei miti e delle leggende che le riguardavano.

 

Archetipi comuni

Com'è possibile avere miti archetipi comuni in ogni parte del mondo? Ognuno di essi è adattato alle realtà locali, ma con le stesse caratteristiche fondamentali. Le capacità costruttive, gli stili, le raffigurazioni (con minime differenze), troviamo anche la medesima simbologia. Una risposta è rappresentata con ere glaciali seguite da ere intermedie, disgeli, ere intermedie e nuove glaciazioni; la diminuzione del livello dei mari ha così consentito la formazione di ponti naturali che collegavano le terre emerse. Una seconda soluzione è la presenza di continenti intermedi.

Lemuria è un possibile continente misterioso situato nell'Oceano Indiano; si sarebbe esteso dalla punta dell'India al Madagascar, fino all'Australia e alla Nuova Zelanda. A supporto di questa teoria ci sono i tratti tipici degli abitanti prima della colonizzazione. Infatti, la tipologia umana degli abitanti era molto simile: neri, australoidi, boscimani, pigmei, fino ai fueghini (abitanti della Terra del Fuoco).

Pensiamo anche alla fauna e alla flora del Madagascar, che pur essendo a pochissima distanza dall'Africa non aveva nulla in comune. Rimangono nell'immaginario collettivo, tramandato e cristallizzato, echi di antichi Lemuriani semi-rettiliani, dotati di un terzo occhio.

 

Mu, continente situato nell'oceano Pacifico tra il Sud America con l'isola di Pasqua come vertice e il Nord America, comprendeva tutte le isole della Polinesia, fino ad arrivare verso l'Indonesia e il Giappone. Qui abbiamo la testimonianza del ricercatore e colonnello dell'esercito britannico di stanza in India James Churchward. La sua fonte principale furono le “Naacal tablets”, custodite dai sacerdoti di un tempio Indiano in Tibet, i quali gli tradussero il significato. Questi sacerdoti sarebbero appartenuti a una setta i cui antenati provenivano da Mu, che sarebbe esistita prima della sua scomparsa dopo un cataclisma, circa 50.000 anni fa. Detentori di conoscenze ancora più antiche avrebbero colonizzato tutto il pianeta. A riscontro di questo la scoperta in Messico delle tavolette di “Niven”, dallo scopritore William Niven. Queste tavolette scritte in una lingua indecifrabile e comunque non assimilabile a quelle della zona, furono interpretate da Churchward, che le identificò come lo stesso linguaggio utilizzato dalle tavolette Naacal.

 

Civiltà sotterranee

Possiamo altresì contare su leggende e miti di civiltà sotterranee in ogni epoca e in ogni parte del mondo. Vecchi saggi, maghi, popoli sconfitti che si ritirano in un mondo ctonio ma di cui si narrano le gesta e l'improvvisa sparizione. Ad esempio, i Tuatha de Danann che dopo aver perduto il proprio dio nella battaglia degli alberi svaniscono sottoterra.

Si parla anche di popoli di livello tecnologico superiore che vivrebbero in Agartha e della ricerca della mitica Shangri-La, descritta come un meraviglioso mondo di pace e prosperità, una versione, forse, dell'età dell'oro dell'umanità.

Rimane Atlantide, di cui abbiamo scritto nell’articolo “Atlantide: verità e testimonianze”.

Al di là delle ricerche e delle notizie più o meno nascoste, tutti questi miti, o presunti tali, hanno una radice comune. Ognuno di loro si colloca in un'epoca pre-glaciale e rappresenta quasi un anello di congiunzione tra il mondo precedente e il successivo sopravvissuto a una immane catastrofe.

In tutte le saghe e i miti dell'antichità si parla degli antichi dei che venivano da terre che ora non ci sono più, che abitavano in fantastiche città con ogni tipo di servizio, che si muovevano nell'aria con carri celesti e che potevano agire sul tempo come volevano. Poi, al culmine della loro espansione, succede sempre qualcosa… causato da loro stessi? Dalla tecnologia che usavano? Dalle armi nucleari che hanno usato distruggendo anche loro stessi? Oppure potevano essere terrestri tornati sul loro vecchio pianeta per aiutarne la ricostruzione. Oppure umanoidi d'altri mondi alla ricerca di specifici materiali. Anche in questo caso abbiamo moltissimi bassorilievi, incisioni, statue e statuette raffiguranti esseri simili ad animali o con fattezze miste. L'unica cosa certa è che a scadenze quasi fisse tutto si azzera e ricomincia da capo. Del passato non rimangono che delle reminiscenze collettive, quasi un déjà vu a ricordarci che siamo qui da tempo immemore, che vivevamo molto più a lungo.



Se ti interessano questi temi, allora la serie cybernature DARK GHOST fa per te! Vieni a conoscere Jo Jo Nishimura, la tua guida su Gaia, la Terra del futuro... salvata da misteriosi alieni chiamati Ancestrali. Il primo romanzo della serie si intitola "Dark Ghost": lo trovi su Amazon e Kobo.

Jo Jo Nishimura, protagonista di "Dark Ghost"



Più queste ere si sono susseguite, più il tempo della vita si è accorciato, o così è scritto per esempio nel Vecchio Testamento. Forse è giunto il momento che qualcuno ci ricordi perché siamo qui! Perché se lo scopo della vita è semplicemente la prosecuzione della stessa sotto qualsivoglia forma, allora possiamo dire come Kirillov, ne “I demoni” di Dostoevskij, che l'uomo ha inventato dio per poter continuare a vivere.

 

 

Sorge dal mare,

sul ruscello che scorre:

indica la via.

 

Petali colorano

rami spogli nel tempo.

 

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