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lunedì 15 aprile 2024

Pirunkirkko - la chiesa del diavolo

 


 

 

Nel parco nazionale di Koli, che prende nome dall'omonima catena montuosa nella Carelia settentrionale in Finlandia, si trova la grotta di Pirunkirkko, che significa chiesa del diavolo. Questa grotta è una delle più grandi e famose della Finlandia, in gran parte inesplorata, ma famosa o famigerata perché da sempre ritrovo di saggi e sciamani.

 

Pratiche sciamaniche

 

Una nuova ricerca ha scoperto che l'acustica di questa antica grotta potrebbe essere la causa delle credenze e, di conseguenza, delle pratiche sciamaniche e divinatorie che si svolgevano e che si praticano ancora oggi in quel sito. L'analisi acustica indica che il fondo della grotta crea un effetto di risonanza. Un'eco persistente a frequenze tra i 219 Hz e i 232 Hz, che allunga e amplifica il suono iniziale per oltre un secondo.

 

Gli antichi sciamani, o saggi delle comunità agricole della Carelia, usavano questa grotta particolare per la sua acustica per operare i loro riti mistici. Riti di tipo propiziatorio per i raccolti, riti di guarigione e rituali per entrare in contatto con il mondo degli spiriti.

 

I saggi, conosciuti in finlandese come tietäjä, velho o noita, erano specialisti spirituali in grado di connettersi con gli spiriti della natura. Entravano in contatto con il mondo invisibile che ci circonda, nascosto ai nostri sensi, per risolvere gli squilibri tra il nostro mondo e quello degli spiriti della natura. Operavano attingendo alle forze energetiche che ci attraversano e che ci comprendono, risolvendo i conflitti che causavano squilibri.

 

Nei loro riti all'interno della grotta saltavano, danzavano, gridavano, si infuriavano come se stessero combattendo con qualcosa di visibile solo a loro. Naturalmente, la particolare acustica della grotta rifletteva, amplificandola con una grande eco, la ritualità vocale degli sciamani. L'effetto sulle persone radunate all'esterno doveva essere incredibilmente efficace, visto il velo di mistero e la grande rinomanza che la grotta di Pirunkirkko porta con sé da centinaia di anni.


 

Lo studio acustico

 

Lo studio acustico rivela che la particolare risonanza delle pareti della grotta si manifesta solo a determinate frequenze, per questo motivo solo gli sciamani o saggi esperti erano in grado di avere una risposta dagli spiriti con cui parlavano.

 

I loro rituali a base di grida, canti, danze e tamburi, si svolgevano con toni adeguati per avere la risposta sonora dell'ambiente sotterraneo. La grotta quindi, se stimolata con le giuste frequenze, rispondeva con un tono di sottofondo prolungato e musicale che non cambiava sonorità. Immaginiamo uno sciamano o un gruppo di adepti guidati da lui che danzano e cantano, in modo ritmico, seguendo le frequenze dei toni della voce o del tamburo del loro maestro. Alle sollecitazioni sonore la grotta va in risonanza e pare che risponda. Ai rumori di una frequenza ritmica specifica la grotta reagiva con una sonorità di sottofondo, che continuava per alcuni istanti anche oltre la durata del rito.

 

Questo dialogo, tra l'officiante e coloro che si aspettavano una guarigione, ricorda quella che oggi denominiamo terapia del suono. Nel momento in cui i saggi e i pazienti cominciano a cantare, o salmodiare allo stesso tono, si viene a creare un’armonia, un equilibrio, una condivisione di sensazioni positive che porta ad alleviare le disfunzioni organiche con un trattamento, in questo caso, olistico.

 

La sonorità dell'ambiente associato alla presenza mistica dello sciamano che la provoca crea un’assonanza del paziente con l'ambiente che lo circonda. Possiamo dire che l'abbraccia e lo circonfonde, immergendolo in un senso di pace e di interazione con gli spiriti evocati dallo sciamano. Se pensiamo che le malattie o le disgrazie venivano, nei tempi antichi, attribuite a disturbi o particolari squilibri nei confronti del mondo degli spiriti, possiamo capire come immagini evocate di questo tipo potessero essere di grande impatto psicologico e di conseguenza avere un'influenza positiva sulla guarigione.

 

La particolare risonanza fornisce un tramite potente per la connessione dell'officiante e, di conseguenza, del paziente con qualsiasi entità non umana che comunica attraverso il sottofondo musicale evocato. O almeno questa è l'impressione che suscita.

Un pagano moderno, intervistato dagli studiosi che indagavano sulla sonorità della grotta, parlava dello spirito che viveva nella caverna, dell'energia universale che si sprigionava all'interno, senza mai menzionare il tono della risonanza.


 

Possiamo affermare come i quadri culturali di riferimento guidino la nostra capacità critica. La scienza ci spiega come avviene questa particolare situazione acustica, ma lo sciamano in modo assolutamente empirico ci mostrava come sfruttarla per il bene comune. Ora sappiamo come avviene il fenomeno dal punto di vista strettamente tecnico. Ma questo saperlo inficia la possibilità che ci metta in contatto con un'altra dimensione?

 

Materia e spirito in noi sono intimamente connesse: Mens sana in corpore sano, non è solo un motto fine a se stesso, ma l'essenza della nostra vita. Un punto di arrivo primario che ci consentirà di aprirci alle dimensioni altre che ci circondano.

E solo lì inizierà il vero viaggio dentro e fuori di noi!

 

 

Balli e canti,

musica dell'anima:

voci nel tempo.

 

 Arcobaleno brilla,

due mondi si fondono.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

lunedì 11 marzo 2024

Fra sogno e realtà

 

 

 

La civiltà, cosiddetta moderna, appare e si sviluppa nella storia come una vera e propria singolarità, rispetto alle epoche precedenti. Un'anomalia dove lo sviluppo e il progresso dell'uomo procedono a senso unico, solo verso la materialità utilitaristica.

L'umanità perde sempre più la sua componente spirituale a favore di una visione esclusivamente materialistica. Lo possiamo constatare ogni giorno, dalle materie scolastiche, alla medicina sempre più orientata verso soluzioni compartimentali, come se l'uomo fosse un'entità suddivisa in schede.

 

Realtà virtuale

Paradossalmente, ritroviamo il mondo dei sogni attraverso la realtà virtuale, soggetta però alle leggi del marketing.

Tutto ciò è l'esatto contrario dei sogni. Il sognare, infatti, non è altro che il mettersi in contatto con il mondo invisibile che ci circonda. Nella civiltà occidentale, da Descartes in avanti la ragione ha preso il sopravvento su qualsiasi pratica spirituale. Da allora la scienza è diventata la religione dei nostri tempi. Dimenticando, o facendo finta di farlo, che l'uomo non è una macchina, ma una fusione di materia e spirito come tutto ciò che lo circonda.

 

I sogni come ponte fra culture

I sogni e le visioni che portano accomunano popoli e culture agli antipodi tra loro, ma solo per la distanza materiale che li separa, non certo per la spiritualità che condividono.

I nativi americani, gli aborigeni australiani, ma in generale tutte le culture che hanno conservato la memoria di sé dai tempi passati fino a oggi, hanno una concezione dell'uomo nella sua totalità. Il rapporto con l'universo che li circonda è paritetico, nella consapevolezza di farne parte, non di esserne uno sfruttatore. Pensiamo al concetto di vivente; per il mondo occidentale laghi, fiumi, montagne, nuvole, semi, bacche, animali, rappresentano un mondo parallelo di cui servirsi. Per questi popoli, invece, rappresentano degli interlocutori, degli esseri viventi con cui interagire attraverso segni, preghiere, sogni.

Il “sempre”

Ogni mattina si rivolgono al mondo invisibile cercando ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere, sentono l'acqua scorrere sotto i loro piedi, ringraziano la natura del cibo che gli ha concesso prendendo solo ciò che serve. Pensiamo alle tribù aborigene che hanno vissuto, e alcune vivono ancora, nell'outback australiano. Tribù che si tramandano la storia del mondo dal suo inizio sino alla sua fine oralmente, dove la concezione del tempo è “sempre”: siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo. Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è osservare, crescere e amare... Poi facciamo ritorno a casa.

Il tempo, scandito dalla giornata o dall'anno, non ha di per sé nessuna importanza, semplicemente perché viviamo nel sempre. La morte fa parte della vita nel momento stesso in cui l'anima che occupa il corpo si prepara ad occuparne un altro quando verrà il momento. Questi concetti sono comuni in tutto il mondo non occidentale, ma il materialismo connesso con la globalizzazione selvaggia della produzione, e quindi dell'etica del consumo fine a se stesso, si sta propagando anche lì.

Messaggi dal mondo invisibile

I sogni rappresentano la via attraverso la quale mandiamo e riceviamo messaggi dal mondo invisibile, in cui il sempre ci ricorda a chi apparteniamo. Anche qui possono nascere sogni equivoci, maligni, pilotati da forze che lottano contro l'armonia del mondo.

Sognare significa immergersi nel regno delle potenze che hanno creato il mondo, partecipare del mito, dell'archetipo collettivo che ci accomuna. Nelle popolazioni amazzoniche, il sogno diventa portatore di presagi, sia per il singolo che per le scelte di vita della comunità; per le loro interpretazioni ci si affida solitamente allo sciamano.

Lo stesso schema negli indiani d'America, negli Indios del sud e del centro America. Lo stesso fenomeno negli aborigeni australiani, dove pare che avvenga anche una condivisione sia orale, nel raccontare i propri sogni a un personaggio appositamente preposto, sia una vera e propria connessione telepatica.

Presso alcune comunità africane si mangiano erbe o radici espressamente chiamate “medicine del sogno”, come del resto capita in tutto il mondo, per avere sogni profetici, sprazzi di futuro che ne guidino la via. Questo ci fa capire come nelle culture antiche la differenziazione tra realtà e sogno non esista, tutto è reale, la vita che si tramuta in sogno e viceversa.

 

L’acchiappasogni

Da qui nasce la necessità dell'acchiappasogni! Una rete finissima che ci protegge dalle influenze negative, che trattiene tutto quello che ci viene mostrato di maligno, mentre fa passare da un foro centrale i sogni buoni che ci cullano.

Una leggenda di una popolazione del Nord America ci racconta che l'acchiappasogni è stato costruito da una donna ragno; scopri i dettagli nell’articolo “Acchiappasogni: significato e utilizzo di un antico portafortuna”.

Un'altra racconta che lo sciamano di un antico popolo sognò uno spirito sotto forma di ragno che gli spiegava le vie della saggezza. Mentre lo istruiva prese un cerchio di salice, delle piume d'aquila e dei crini di cavallo a cui appese delle perline colorate. E mentre continuava la sua lezione cominciò a tessere una tela all'interno del cerchio. E disse che nella vita in ogni momento ci sono forze buone e forze cattive che ci sussurrano all'orecchio, ma che solo ascoltando quelle buone si percorre la giusta via. Alla fine, quando ebbe concluso la ragnatela, gli consegnò il cerchio, dicendogli di consegnarlo alla propria gente, che potesse sognare e perseguire tutti i propri sogni positivi perché quel talismano avrebbe catturato tutti quelli negativi.

Ancora oggi è tradizione regalare un acchiappasogni a ogni nuovo nato.





Tra gli aborigeni, l'acchiappasogni viene costruito in maniera a dir poco singolare. La persona addetta chiamata “donna dello spirito”, prepara una pelle sottile cucendogli attorno un robusto bordo, facendole prendere la forma di un tamburello. Individuato un boschetto di alberi nani si addentra fino a trovare delle ragnatele, a quel punto cosparge d'olio aromatico la pelle del tamburello e toglie eventuali foglie dietro o davanti alla ragnatela. Quando tutto è pronto, mette il tamburello di pelle tra lei e la ragnatela, poi lo tira verso di sé in maniera che tutti quei fili magnificamente tessuti aderiscano alla pelle del tamburello. "I sogni sono l’ombra della realtà," affermava la donna dello spirito. Tutto ciò che esiste lo si può trovare anche nel mondo dei sogni. Lì ci sono tutte le risposte. Le ragnatele così raccolte venivano utilizzate nel corso di una cerimonia, con danze e canti, in cui la tribù chiedeva all’universo di guidare i suoi sogni. Toccava poi alla donna dello spirito decifrarne il messaggio.

 

Forse, ciò di cui avremmo estrema necessità, è un enorme acchiappasogni che ci liberi dagli incubi che ci attanagliano.

 

Nuvole rosa

sogni che galleggiano,

vie incrociate.

 

Argentei filamenti

cullano neri occhi.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

lunedì 25 settembre 2023

Viaggio alla scoperta dei luoghi di potere e mistero sulle orme del Mago Merlino



 

La foresta di Broceliande, in Bretagna, è un luogo in cui la leggenda si fonde con l'archetipo mitico che c'è in noi. A ogni stormir di foglie, il vento ci sussurra di fate, streghe e maghi vissuti in quel luogo. Gli alberi ci parlano delle loro vite tumultuose, degli incontri e degli scontri per la vita e per la morte in un’epoca oggi nascosta da un velo di tragico mistero… che però vive ancora accanto a noi, nei nostri sogni, nei desideri che abbiamo di avventura e di scoperta che celiamo nei nostri cuori.

Il nostro itinerario comincia con la ricerca della tomba di Merlino, uno dei maghi per eccellenza del nostro mondo ancestrale: si racconta che proprio qui si innamorò perdutamente di Viviana, la futura Dama del Lago.

Merlino, figlio di una vergine e del demonio, era destinato a divenire l'Anticristo ma fu salvato, o strappato da questo destino a seconda delle interpretazioni, grazie al battesimo impostogli dalla madre. Lui rappresenta l'archetipo dei maghi dall'animo sulfureo, che usa gli uomini come pedine per i suoi scopi; basti pensare alla procreazione di Artù tramite la magia imposta su Uther Pendragon.

Merlino, nonostante tutto, si innamora di una ragazzina. Si tratta di una nobile? Non si sa, certamente né principessa, né erede di aristocratiche fortune. Bella? Sì, ma soprattutto dotata di carattere e di spirito indipendente, probabilmente aveva già pianificato la sua strada.

Fatto sta che Merlino perde il senno, le offre tutto quello che un mago le può dare, ma lei non cede, fino a quando gli comunica il suo prezzo: il segreto della magia! E il grande mago, pur conscio delle conseguenze, cede. E lei, dopo aver appreso i segreti della terra e del cielo, lo inganna! Con un incantesimo relegherà Merlino dormiente in una grotta.

La tomba di Merlino consisteva una “allée couverte”, una sepoltura megalitica di oltre 10 metri datata intorno al 2500 a.C., sotto la quale si diceva ci fosse un tesoro. Nel 1892, il proprietario del terreno lo fece saltare in aria con la dinamite sperando di trovare questo tesoro: ovviamente non trovò nulla. Oggi rimangono i resti delle rocce che componevano il sito megalitico.




 

La fontana della giovinezza

Proseguendo nel nostro cammino nel mito, poco lontano, troviamo la fontana della giovinezza, anche chiamata la fonte di Viviana; quest'acqua era usata per i riti di guarigione e per l'iniziazione nei riti di passaggio. I drudi, durante il solstizio d'estate, la utilizzavano per contare i neonati immergendoli nell'acqua come fosse una fonte battesimale. Quelli che non avevano potuto partecipare al rito tornavano l'anno successivo e, registrati l'anno dopo, ringiovanivano di un anno. Un tuffo potrebbe esserci benefico!

 

La fontana di Barenton

Con qualche anno in meno, decidete voi quanti, proseguiamo verso la fontana di Barenton. In questo luogo si dice che Viviana incontrasse il suo pupillo Lancillotto. Si tratta di una vasca rettangolare con l'acqua gelida; a intervalli irregolari delle bolle salgono dal fondo dando l'impressione che l'acqua bolla. Il fenomeno avviene da tempi immemori, tanto da essere menzionato nel ciclo arturiano.

La sua acqua cura la follia e le pene d'amore; cos'è l'amore se non una follia? Basta vedere la triste fine di Merlino. Gli indovini e le streghe usavano quest’acqua per i loro incantesimi, l'importante era non farla cadere sulla roccia della vasca, in quel caso si scatenava una tempesta. Al termine del fortunale appariva il cavaliere nero guardiano della fontana, armato di tutto punto e pronto alla battaglia.

 

La Valle Senza Ritorno

Noi non siamo pronti allo scontro e proseguiamo, anche se la meta successiva non è certamente molto raccomandabile, infatti già dal nome, la Valle Senza Ritorno, un po' di preoccupazione comincia a serpeggiare. Questa valle selvaggia, incassata tra la folta vegetazione e scavata tra le pietre di scisto rosso, fu per lungo tempo una prigione per i cavalieri infedeli alle loro fanciulle. La fata Morgana decise di imprigionare proprio lì Guiomar, il suo amante traditore, e insieme a lui tutti i cavalieri che tradivano la loro promessa d'amore eterno.

Solo Lancillotto, fedele per sempre a Ginevra, cavaliere dal cuore puro riuscì a rompere l'incantesimo e a liberare i fedifraghi. Che fine fecero le fanciulle tradite non è dato sapere. Ciò che invece rimane a imperituro ricordo sono le due rocce legate insieme a formare quella che è chiamata la roccia dei falsi amanti, che si trova sulla cresta della valle: pare siano Guiomar e la sua amante, sorpresi dall'innamorata Morgana e pietrificati.




 

Lo specchio delle fate

Al fondo della valle troviamo un lago circondato da alberi d'alto fusto, che impediscono al vento di incresparne la superficie. Siamo arrivati allo specchio delle fate. Pare che in questo laghetto dimorassero sette fate, tutte sorelle, al servizio di Morgana.

Ma un giorno fatale una di loro si avvicina a un giovane che si specchia sulla riva, e cosa potrà mai accadere? Ovviamente si innamorano. Per qualche tempo riescono a nascondere la loro storia, ma poi vengono scoperti. La leggenda narra che nei giorni più limpidi e ai cuori puri si mostrino nel lago i volti dei due innamorati, condannati per l'eternità a vivere nel lago.




 

Il Giardino dei Monaci

Proseguendo nella nostra escursione nel mito, passiamo accanto al giardino dei monaci. Si tratta di una costruzione megalitica, un quadrilatero lungo all'incirca 25 metri e largo 5 o 6, datato attorno al 3000 a.C.

Chiamarlo giardino sembra un poco fuori luogo, forse lo era prima, quando i monaci usavano questo luogo per le loro feste, probabilmente non molto monacali. Infatti, si racconta che S. Méen li invitò alla morigeratezza, ma i monaci non lo ascoltarono e, visto il luogo denso di magia, li trasformò in rocce.

 

Il faggio di Ponthus

Sulla via del ritorno passiamo sotto l'immenso faggio di Ponthus; ci sono parecchie leggende che aleggiano attorno alla sua chioma. In una si dice che le sue radici affondano sui resti di un castello distrutto da Dio stesso. Si racconta che il cavaliere di Ponthus, disperato per non riuscire ad avere un erede, si rivolse al cielo gridando disperato: “Ho bisogno di un erede, che mi venga dal diavolo o da Dio!”

Qualcuno lo sentì, perché nove mesi dopo durante una eclissi di luna la castellana partorì. Chi lo esaudì fu il demonio, che fece nascere un piccolo mostro peloso che saltellava tra gli armadi e le cassettiere. L'ostetrica fuggì mentre si scatenava una tempesta che proveniva dall'oceano, la foresta fu risparmiata mentre il castello fu completamente distrutto. Quando questa specie d'apocalisse terminò, al posto dei bastioni c'era il faggio che ancora oggi possiamo ammirare.

Dal seggio di Merlino, una poco confortevole poltrona di scisto rosso che troneggia sulla foresta di Broceliande, possiamo volare con lui sulla schiena del drago. Infatti pare che questo seggio sia incastonato in una costola del mitico drago Kilgharrah, il creatore della spada Excalibur.

 

Ex tenebris ad lucem.

 

Nebbie fatali

alberi che marciano,

acque magiche.

 

È scritto nelle acque,

scolpito nella terra.

 


Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 28 agosto 2023

Come nasce un culto al giorno d'oggi?

 



Come dicevamo nell’articolo “Multiverso, rappresentazione e stregoneria”, all'interno del “Tonal” ci sono innumerevoli isole che rappresentano i vari universi etnici che sono stati costruiti nel tempo, in cui viviamo accettandone le regole e le necessità. Ognuno con il proprio inferno o paradiso individuale, inserito in un contesto societario ampiamente condiviso.

Pensiamo solamente alla società “Cristiana” in cui siamo comunque inseriti, indipendentemente dal fatto se siamo o no credenti. Pensiamo ad esempio ai riti oramai privati di ogni reale significato religioso, ma che hanno acquisito comunque una grande importanza sociale: battesimi, prime comunioni, matrimoni. Tutti eventi che facevano parte di riti dedicati con una precisa valenza religiosa, oggi hanno perduto quel valore, (tranne per chi conserva una forte credenza e osservanza) per assumere una mera importanza di immagine sociale, accettandone la pratica, ma contestando ad esempio gli incontri pre-matrimoniali o il catechismo come un’inutile perdita di tempo.

Queste pratiche servivano per far entrare i nuovi adepti nella comunità, erano un addestramento alla via tracciata dai vari testi sacri. Ora è divenuta un'entrata in un mondo virtuale che tutti si aspettano ma della quale, in realtà, quasi nessuno conosce i veri contenuti.




Come può nascere un culto anche al giorno d’oggi?

Attorno al diciannovesimo secolo, in isole sperdute della Melanesia e Micronesia, popoli primitivi vennero in contatto con esploratori occidentali. Sicuramente avevano altre credenze ma, a differenza dei vecchi idoli, i nuovi dei fornivano immediatamente ciò di cui avevano bisogno.

Nacque così un nuovo culto: il culto del cargo, che si sviluppò grandemente in quelle isole soprattutto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando Giapponesi e Statunitensi ne colonizzarono le terre per costruirvi basi militari. Le merci arrivavano sulle navi, dagli aerei (oggetti volanti mai visti), senza che gli abitanti potessero capire, viste anche le difficoltà linguistiche, da dove arrivassero. Così iniziarono riti e danze propiziatorie affinché tutta questa abbondanza non cessasse, fino a quando cominciarono a rendersi conto che tutta quell'abbondanza non era per loro.

Al di là di questo, possiamo legittimamente pensare che la nascita di religioni e credenze, in tempi remoti, possa essere stata generata da uomini diversi venuti da non si sa dove. Pensiamo solamente all'idea di soprannaturale nel momento in cui un grande aereo (cargo) atterra scaricando uomini e cose sulla nostra isola, dove abbiamo visto volare solo gli uccelli. Quando i nuovi dei, come sono arrivati scompaiono, lasciando dietro di loro solo macerie, ecco che riti e leggende nascono e si tramandano. E se fossero atterrati qui esseri provenienti da altri pianeti? Non sarebbe potuta accadere la stessa cosa? A questo proposito, leggi anche l’articolo “Piramidi e alieni: ecco cosa sappiamo”.

Abbiamo centinaia di siti sulla Terra che rimandano, sia per tecnologia costruttiva, sia per raffigurazioni, ad antiche conoscenze apprese da fonti venute da altri mondi, o da vestigia passate oramai remote. Così a titolo di mero esempio possiamo citare una serie di tavolette d'argilla, di epoca sumero/accadica, rinvenute nella biblioteca di Nippur, dove il “Dio Enki” fa scrivere così:

Quando giunsi vicino alla Terra,

ci fu un grande Diluvio.

Quando mi avvicinai ai suoi verdi prati, cumuli e montagnole di terra si formarono al mio comando.

In un luogo incontaminato costruii la mia dimora e le assegnai un nome appropriato.

 

Questa trasmissione ad uno scriba precedentemente prescelto ricorda le istruzioni date da Jahvé al profeta Isaia:

Vieni dunque

scrivilo su una tavoletta sigillata

incidilo come un libro.

Che sia testimonianza fino all'ultimo giorno, una testimonianza per tutti i tempi.

Isaia 30,8

 

Ricordiamo altresì che la narrazione del diluvio universale è stata ampiamente riportata dall'epopea di Gilgameš, che a sua volta la riprendeva dall'Atrahasis, un poema che significa letteralmente “quando gli uomini erano dei”, ma anche “grandemente saggio” non nel senso di una saggezza acquisita, ma piuttosto dal fatto che aveva un rapporto diretto con il dio.

Ma quale divinità, o percepita tale? E da dove proveniva? Da un passato spazzato via da qualche catastrofe nucleare, oppure vi aveva partecipato? Il sito di Mohenjo-daro nell'attuale Pakistan ne è un esempio. Leggiamo un estratto dalla Mahabharata:

...un singolo proiettile carico con tutto il potere dell'universo. Una colonna incandescente di fuoco e fiamme brillante come mille soli è aumentato in tutto il suo splendore...

un'esplosione perpendicolare con le sue nuvole di fumo fluttuanti... la nuvola di fumo che si alza dopo la prima esplosione forma in espansione cerchi rotondi come l'apertura di ombrelli giganti... è stata un'arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ha ridotto in cenere l'intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas... i cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero, le ceramiche si ruppero senza una causa apparente. Gli uccelli divennero bianchi, dopo poche ore l'acqua e il cibo si infettarono... per uscire da questo fuoco i soldati si gettarono nei torrenti per lavare se stessi e le loro attrezzature.

Questo grande poema epico riporta una storia pre-diluviana che già in questo singolo passo ricorda qualcosa di vissuto recentemente anche da noi.

Come il dio Enki nel riferire il passato ne percepiva il futuro. E come già riferito dai profeti ebrei:

“Le prime cose saranno le ultime”.

Se ti piacciono questi argomenti, inizia a leggere tutta la serie dal primo articolo a tema: "Il potere della percezione".

 

 

 

Seguire la via,

sognare è volare:

ombra e luce.

 

L'ombra è anche luce,

luce è anche ombra.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 21 agosto 2023

"Dune" e la geosofia

 


 

Il giovane Paul, figlio del duca Leto, non sa quasi nulla di Arrakis quando gli annunciano che sarà la sua prossima destinazione. Poi, a poco a poco, frammenti di racconti, ricordi, qualche parola rubata (tutto stranamente pervaso da un che di leggendario) iniziano a comporre un quadro inquietante.

Meglio conosciuto come Dune, il pianeta Arrakis è un immenso deserto caratterizzato da una fauna molto particolare, creature gigantesche, vermi lunghi centinaia di metri. Tutto sembra misterioso in quel mondo, anche i suoi abitanti: i Fremen, un popolo che custodisce gelosamente la sua arcana cultura e che ha affinato arti eccezionali.

Ma Dune è anche, e soprattutto, l'unica fonte del melange, la spezia, "droga delle droghe", indispensabile per affrontare lunghi viaggi interplanetari, garantire straordinari poteri telepatici e assicurare un'incredibile longevità. E su Dune il destino di Paul si compirà, tra mille pericoli e dopo un difficile percorso spirituale…

Così inizia una delle più spettacolari saghe fantascientifiche che siano mai state scritte: “Dune” di Frank Herbert. Davanti ai nostri occhi scorrono le immagini evocate dalle parole, ci riempiono l'animo di sentimenti e passioni, ci ricordano ciò che siamo, che probabilmente siamo stati e che forse saremo ancora. Ma basta guardare un poco oltre il significato letterale delle singole parole per addentrarci nell'intreccio dei mondi di potere che allora, come oggi e come ieri, si nascondono ai nostri occhi.

Il luogo, Arrakis o Dune, rientra nei canoni della percezione della natura degli antichi sciamani, dei druidi che consideravano il mondo che ci circonda come qualche cosa di vivente, ma non fine a se stesso, come un'entità che ci contiene e con cui dobbiamo interagire. A questo proposito, leggi l’articolo “Il potere della percezione”.

In altre parole, noi e il mondo che ci circonda siamo una parte della stessa entità. Ne siamo formati e nello stesso tempo la formiamo, a seconda del livello delle percezioni che abbiamo coltivato. Dune è un pianeta vivo e in divenire, nonostante l'apparenza; il deserto lo ricopre totalmente ad eccezione di pochi luoghi difesi con la tecnologia o dalla conformazione rocciosa.

 

Geosofia

Arrakis vive in simbiosi con la popolazione indigena locale, i Fremen, che segue miti ancestrali ricordati in riti e usanze importanti anche nella vita quotidiana. Questo ci riporta all'antica sapienza druidica, all'energia della natura vissuta in stretta simbiosi e ricordata nel tempo da rituali e danze.

I sacerdoti, che avevano un livello di percezione più sviluppato e istruito nelle pratiche necessarie, conducevano il popolo nell'estasi dell'immersione nel mondo altro. Attraverso l'uso di sostanze psicotrope, variabili a seconda dei continenti, guidavano riti e danze che si mescolavano al mondo che ci circonda e ci contiene.

Gli sciamani e i druidi erano in stretto contatto con la natura stessa del mondo, la sua energia che si manifesta con i quattro elementi fondanti: acqua, fuoco, terra e cielo e con il quinto elemento che tutto contiene, il vuoto apparente. Questo modo di intendere la natura, il mondo che c'è e quello che verrà, si scontra con il potere temporale di chi governa in quel momento e che concepisce ogni essere o cosa vivente o no come fonte esclusiva di guadagno, sia in termini di denaro che di potere.

Nulla di nuovo, dai tempi conosciuti ad oggi nulla è cambiato. Attraversiamo una fase in cui il potere temporale, acquisto da poche e selezionate famiglie, sta prendendo il sopravvento su qualsiasi altra cosa. Per esempio, inglobando e dirigendo anche alcune antiche istituzioni religiose, un tempo semi-indipendenti, oggi asservite.



 

La gestione del potere attraverso la religione

Troviamo un secondo livello di scontro, un'organizzazione matriarcale, le Bene Gesserit, in perenne lotta con il potere imperiale e le famiglie che lo compongono. Le Reverende Madri che dirigono questa millenaria organizzazione sono dotate di poteri soprattutto psichici, telepatici e a volte divinatori. La loro principale funzione è indirizzare gli eventi in modo tale che attraverso matrimoni combinati con sorelle di rango inferiore possano essere concepiti figli maschi da poter controllare, fino alla nascita di un essere supremo che governerà in maniera equa l'energia del mondo. In effetti, lo scopo di qualsiasi organizzazione religiosa è comandare in modo diretto o indiretto attraverso i regnanti credenti.

Qui entra in gioco anche la componente scientifica; i matrimoni combinati su base genetica dovevano portare alla nascita del “fanciullo magico” un essere in grado di vedere le linee del tempo e dello spazio.

Possiamo dire che già Platone nella “Repubblica” scriveva di una selezione tra gli individui migliori, una specie di allevamento selettivo, lo stesso procedimento delle Bene Gesserit ma su scala millenaria. Ciò è esattamente quello che accade da sempre attraverso i matrimoni combinati tra aristocratici, in maniera da mantenere le terre, il denaro e il potere sempre all'interno della stessa cerchia.

 

Uomini vs macchine

Un terzo livello di lettura che emerge tra le righe è la rivoluzione contro le macchine. Pensiamone l'attualità; oggi si parla dell'intelligenza artificiale come la panacea per tutti i mali e dell'inutilità di miliardi di persone, in quanto non sufficientemente produttive.

“Un tempo gli uomini dedicavano il proprio pensiero alle macchine, nella speranza che esse li avrebbero liberati. Ma questo consentì ad altri uomini di servirsi delle macchine per renderli schiavi... Non costruirai una macchina a somiglianza della mente di un uomo.” Citò Paul Atreides dalla Bibbia Cattolica Orangista.

“Dune” di Frank Herbert

 

Potremmo senz'altro affermare che ci stiamo avviando verso la fine dell'uomo inteso come tale. Si vola verso un'umanità soggiogata dal potere delle macchine “intelligenti” sia fisicamente, ma soprattutto spiritualmente, tanto da affidarsi in maniera sempre più totale all'algoritmo salvifico, atrofizzando la capacità di pensare e agire, delegando ogni decisione alla perfezione e presunta imparzialità della macchina.




Nella serie cybernature Stargarden Universe, per esempio, l’umanità è asservita al Culto, a sua volta gestito da un Vicario synt. I synt, in Stargarden Universe, sono esseri sintetici senzienti e guidati da una intelligenza artificiale molto avanzata; scopri altre particolarità della serie nel glossario gratuito.

Omologare, eliminare ogni tipo di differenza etnico-culturale, per avere un gregge appendice delle macchine. In “Dune” ci fu la rivolta, la Jihad Butleriana, che riportò l'uomo al centro e le macchine semplici accessori da usare.

 

L’arte (in ogni sua forma) come espressione dell’animo umano

La ribellione contro l’omologazione e contro un’umanità disumanizzata, privata di emozioni e di espressioni artistiche, è anche il fulcro distopico degli ultimi album degli ATEEZ, gruppo musicale composto da 8 membri che puoi conoscere in questo articolo per Stargarden Universe.

Mei Lin, synt al servizio di Jo Jo Nishimura


La musica è un elemento fondamentale per supportare gli atti creativi che danno vita alla serie cybernature Stargarden Universe, come raccontato nell’articolo “Musica e letteratura: collegamenti tra due arti magiche”.

Su Gaia, la Terra del futuro, le megalopoli ricoprono il pianeta e la GEA ha ormai soggiogato quasi tutti con l’impianto del dispositivo G-Connect. Tuttavia… ancora resiste Nuova Eden, dove la popolazione è incoraggiata a sviluppare una vera connessione naturale tramite ghiandola pineale.

Il divario fra un mondo iper urbanizzato e la necessità di ritrovare un contatto con la natura è uno dei temi del cybernature, sottogenere di riferimento per Stargarden Universe.

Il pericoloso bio-hacker protagonista di "Dark Ghost",
Jo Jo Nishimura


Approfondisci questi spunti con il primo romanzo della serie: “Dark Ghost”, disponibile su Amazon in eBook e in versione cartacea illustrata!

 

La realtà odierna

Noi, purtroppo, siamo nella fase di schiavizzazione e le danze dei druidi sono solamente un ricordo ancestrale. La società matriarcale in cui la Dea Madre ci accoglieva tutti indistintamente nel proprio grembo è svanita nella notte dei tempi, lasciandoci solo miti, miraggi nella nebbia delle brughiere.

L'essenza della filosofia druidica stava nella parola “rheo”, che significava scorro, come in quella orfica greca “panta rhei” che prende il significato di tutto scorre.

Ma alla fine di tutto si ritorna sempre al punto di partenza, la grande ruota cosmica del buddismo ne è l'esempio. Tutto è in eterno movimento, non ha né inizio né fine ed è al tempo stesso immobile e in movimento. Un altro esempio è la spirale celtica nelle diverse orientazioni, come del resto il triskell.

Oggi siamo alla ricerca della nostra essenza, ma per farlo bisogna volgere lo sguardo indietro nel tempo. Il problema si chiama progresso, nel senso che solo lasciando ciò che ci identifica, così ci dicono, possiamo progredire. Ma sarà veramente così?

 

 

Pesco fiorito,

dormo nella sua ombra,

tiepido sole.

 

Caldi soffi nel cuore,

la spirale in cielo.

 

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN