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lunedì 4 marzo 2024

Segni del destino



 

L'albatro vive solamente ai confini della terra:

l'ho saputo da un vecchio marinaio.

 

Tuffa le sue grandi ali nella schiuma del mare

e scivola sulle onde senza mai attraversarle.

 

Discende e risale col mare.

Tace quando il tempo è bello, ma grida durante la tempesta.

 

Come il sogno, è sospeso fra il cielo e l'abisso,

così questo uccello non nuota e non vola.

 

Più pesante dell'aria e più leggero dell'onda,

uccello poeta, uccello poeta, ecco il tuo destino.

 

Ma il doloroso è che pei sapienti

queste sono favole di marinaio.

 

Henryk Ibsen

 

 

I segni costituiscono la materia, il substrato del mondo in cui viviamo e del mondo altro con cui comunque, consciamente o no, veniamo in contatto ogni giorno.

Come in questa splendida poesia di Ibsen, il grande albatro è come un segno che vola ai margini della nostra vita, a volte notato ma non compreso, a volte solamente sfiorato. Nel mare agitato delle sensazioni, dei sentimenti, dei déjà-vu che accompagnano l'intima esperienza del vivere, i segni vengono spesso riconosciuti solo quando una via scartata in passato si ripresenta come l'unica via.

Nessuna verità si scopre e nulla si apprende, se non interpretando e decifrando il mondo che ci circonda, e che interagisce nel profondo del nostro essere. La pluralità dei mondi possibili consiste nel fatto che i segni non sono tutti dello stesso genere, da qui la difficoltà sia nel riconoscimento che nella loro interpretazione. Ciò ne impedisce una razionalizzazione, di conseguenza è impossibile analizzarli in una base comune condivisa; segni apparentemente uguali possono avere esiti contrapposti


Tiziano Terzani e l’indovino cinese

Nel 1976 lo scrittore e mistico Tiziano Terzani si trovava a Hong Kong, per una serie di circostanze si ritrovò da un indovino cinese, un segno? Sicuramente sì. Infatti, trovandosi lì, decise di dare retta all'universo che gli mostrava quella via. L'indovino gli predisse che nel 1993 non avrebbe dovuto volare, in caso contrario avrebbe corso un rischio molto alto di morire. Terzani, evidentemente colpito, non scordò le parole dell'indovino e in quel 1993 non volò, e fece bene! Nel marzo di quell'anno, un elicottero dell'ONU con 23 giornalisti a bordo cadde e un tedesco che aveva preso il suo posto morì.

Il secondo aspetto fu il cambiamento di prospettiva dei suoi reportage. Tutto quell'anno, e poi spesso nei successivi, si spostò in treno, in bus, in nave e a piedi, in modo da sperimentare un diverso palcoscenico.

 

Il caso di S. Francesco

Sicuramente siamo di fronte a un segno, non cercato e forse nemmeno riconosciuto fino all'esito finale. Abbiamo invece un segno cercato, probabilmente un caso di divinazione, ma sempre un segno, nella svolta nella vita di S. Francesco. Francesco, in rotta con la società dei suoi tempi, corrotta e libertina, vagava nei boschi attorno ad Assisi interrogandosi, chiedendo al Signore un segno che gli permettesse di capire la strada che doveva intraprendere. Fino a che un giorno decise di interrogare il Vangelo per ricevere da Dio le risposte che andava cercando. Prima chiese al Signore cosa voleva che lui facesse, poi per tre volte aprì a caso il Vangelo a occhi chiusi, puntando il dito sulla pagina aperta. Ottenne tre risposte:

«Se vuoi essere perfetto va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri»

«Non prendete nulla per il viaggio»

«Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso»

In base a quei segni, in questo caso richiesti, cominciò la vita del Santo.


 

È un segno del destino!

“È un segno del destino”: quante volte ci siamo detti o abbiamo sentito dire, a proposito di determinati avvenimenti, questa frase? Corridori ciclisti a cui scoppia un copertoncino in discesa e si salvano per un pelo; la volta successiva, mentre vanno a una gara, rompono il camper prima di arrivare, quando arrivano è tardi per l'iscrizione. Sarà un segno? È forse ora di smettere prima che succeda qualcosa di più grave?

Probabilmente, non diamo importanza ai segni che l'universo ci manda perché nella nostra civiltà occidentale viviamo immersi nel concetto di causa=effetto. Ma sarà sempre così? Non ci sono eventi acasuali? Eventi predetti da segni di cui ci rendiamo conto a posteriori, oppure da sogni, attraverso la nostra connessione con il mondo invisibile che ci circonda. Un inconscio collettivo che ci permette di avere contatti con persone che non vediamo da tempo, e che rivediamo dopo averle pensate da un giorno all'altro.

 

I popoli antichi, ma anche i nativi americani, ancora oggi gli aborigeni australiani, le tribù africane prima di essere colonizzate, possiamo dire tutti i popoli che vivevano la natura come parte di se stessi e viceversa, si affidavano ai segni. Oggi abbiamo perduto la capacità di leggere e interpretare i segni che ci manda il mondo invisibile? Oppure le nuove tecnologie, da cui siamo sempre più dipendenti, ci allontanano sempre di più dalla madre terra e dalle sensibilità ancestrali?

Il nostro vanto è il libero arbitrio, la facoltà di poter scegliere la nostra via nel mondo, ma forse è proprio questa supposta possibilità (peraltro sconfessata da Arthur Schopenhauer nel suo saggio premiato dall'accademia norvegese: sulla volontà del volere umano. Saggio presentato in incognito) che ci allontana ancor più dal riconoscere i segni del destino.

Un Maestro di saggezza interrogato su questo argomento rispose che: «Il libero arbitrio è il tempo. Il tempo che ci vuole all'uomo capace di dire sempre no, (ai segni del destino) per più vite, al compimento di quello che dovrebbe essere il suo destino, a cambiare finalmente idea e dire sì» (Accettandone i segni).

 

I segni nella religione

Nel Corano c'è una sura che recita testualmente: «La saggezza di Dio ci manda i segni che dall’eternità scendono in Terra. Sono come lettere vive, che per essere capite richiedono saggezza e intelligenza».

 

Nei veda indiani troviamo:

«Immaginate che ogni volta che cercate qualcosa, l’Universo vi fornisca indicazioni utili, sotto forma di coincidenze.

Immaginate che esista un significato o uno scopo per tutto ciò che accade e fate.

Immaginate che la vita sia piena di coincidenze.

Immaginate di vedere il significato nascosto di ogni evento.»

 

Anche nei vangeli cristiani c'è solo l'imbarazzo della scelta, vediamo solo questo passo nel Vangelo di Marco (16, 15-20). Dopo la sua morte Gesù appare ai discepoli e dice: «Andate in tutto il mondo e predicate […] E vi darò dei segni, delle indicazioni, per mostrare che io sono vicino a chi opera nel mio nome...».

Naturalmente, per i credenti tutto si rifà al dio della propria religione, per coloro che invece non lo sono, ma pensano di far parte del tutto, i segni fanno parte dell'universo al momento invisibile. Per coloro che invece credono solo nella tecnologia:

 

Spesso, per divertirsi, uomini d’equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
il solco della nave sopra gli abissi amari.

Li hanno appena posati sopra i legni dei ponti,
ed ecco quei sovrani dell’azzurro, impacciati,
le bianche e grandi ali ora penosamente
come fossero remi strascinare affannati.

L’alato viaggiatore com’è maldestro e fiacco,
lui prima così bello com’è ridicolo ora!
C’è uno che gli afferra con una pipa il becco,
c’è un altro che mima lo storpio che non vola.

Al principe dei nembi il Poeta somiglia.
Abita la tempesta e dell’arciere ride,
esule sulla terra, in mezzo a ostili grida,
con l’ali da gigante nel cammino s’impiglia.

Charles Baudelaire

 

I segni sono come il poeta, ignorati, derisi e calpestati da uomini dispersi nel mondo digitale!

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

  

 

 

lunedì 30 ottobre 2023

Rasputin: veggente o mistificatore?

 

 

 

Pokrovskoe, Siberia occidentale, un insediamento mediamente ricco per quei tempi nella Russia zarista. In quel luogo, in una isba di otto stanze, viveva la famiglia Rasputin, proprietaria di alcuni ettari di terra, di mucche e cavalli. Il padre, oltre all'agricoltore, faceva anche il vetturale con il proprio carro. In questo luogo e in questa famiglia agiata, in data controversa tra il 1864 e il 1869, venne al mondo il 10 gennaio Grigorij Rasputin, nome dato in onore di S. Gregorio di Nissa, che si festeggia quel giorno.

Il cognome era invece un distintivo familiare, anche piuttosto comune nella zona, la cui derivazione non è chiara come si vorrebbe far credere. Infatti, anche il nonno aveva lo stesso cognome, e la radice di Rasputin ha diversi significati oltre a “depravato” come racconta la vulgata classica. Il padre, Efrim, considerava inutile l'educazione dei figli, Grigorij ha un fratello maggiore di due anni e pensa che impareranno di più dalla vita che consumando il fondo dei pantaloni sui banchi di scuola.

 

La vita prima della fama

 

L'educazione scolastica non era obbligatoria e d'altronde la chiesa la ostacolava, soprattutto se indirizzata verso dei Muzik”, meno capivano meglio era! (Nihil sub sole novum).

La campagna era la loro scuola, la taiga con i suoi spazi, la foresta, gli animali, il tutto vissuto all'interno delle superstizioni e tradizioni della chiesa ortodossa locale.

Pokrovskoe era un piccola comunità ai margini dell'universo abitato, poco lontana dal Kazakistan, e l'esistenza di grandi città come Mosca o S. Pietroburgo era quasi un sogno collettivo. Le grandi città erano sì lontane da un punto di vista chilometrico, ma lo erano soprattutto nella visione quotidiana della vita.

Nessuno in quel luogo sperduto era mai stato perseguitato, nessuno aveva conosciuto la schiavitù; si trattava di una zona protetta dagli Urali dove la cosiddetta civiltà, con i suoi misfatti, era solo un sentore lontano. In questa società intrisa di superstizioni contadine e di retorica cristiana ortodossa, avvenne il primo portento nella vita di Grigorij Rasputin.




 

La profezia

Un giorno, mentre giocavano sulle rive del fiume Tura, i due fratelli caddero in acqua. Non era periodo per i bagni ed entrambi, pur salvandosi dalle acque gelide, si ammalarono di polmonite.

Uno degli svantaggi di abitare in luoghi così veri, ma di conseguenza lontani dalla cosiddetta civiltà, era la mancanza di un medico raggiungibile in poco tempo. Dopo poco il fratello maggiore morì, mentre Grigorij si dibatté nell'abbraccio della morte per alcune settimane. Quando oramai si attendeva la sua dipartita come una liberazione dalla sofferenza, lui si sedette sul letto, arrotolato nelle coperte, e con voce fioca appena percettibile disse: “Sì, oh sì, lo voglio lo voglio.” Poi ricadde sul cuscino e si addormenta con aria placida.

Al suo risveglio sorrise ai genitori e a tutti gli abitanti del paese, che per settimane si erano radunati in preghiera dentro e fuori dalla sua casa. Si riprese sorprendentemente in fretta e, quando interrogato sul perché delle sue parole dal prete del villaggio, raccontò che una bella signora vestita di azzurro e bianco gli era apparsa in sogno e ordinandogli di guarire. Naturalmente, chi era lui per rifiutarsi? Il pope, presa la palla al balzo, sentenziò che la Vergine Maria aveva salvato il bambino per destinarlo a un glorioso destino e aggiunse: “Un giorno tornerà per dirti cosa si aspetta da te”.

Questa profezia scavò nelle viscere del giovane Rasputin, che cominciò a chiedersi perché la Santa Vergine avesse portato con sé il fratello lasciandolo solo e, soprattutto, perché non si fosse ancora rivelata per annunciargli il suo destino. Ne parlò con gli animali che accudiva, convinto che lo ascoltassero, ne discuté con se stesso, poi avvenne il secondo prodigio che avvalorò la profezia.

Rubarono dei cavalli a un suo vicino e lui, senza esitazione, indicò il luogo in cui erano tenuti e chi li aveva rubati. Questa manifestazione di veggenza si palesò altre volte e anche per altre questioni. Così, la profezia rinforzata dalle visioni fece accrescere la sua fama nella regione.

Le visite alla isba degli starec (monaci vagabondi) divenne quasi d'obbligo e il giovane Rasputin si sentì sempre più attratto dalla vita e dai racconti di quegli uomini solitari e apparentemente miserabili, che vivevano dell'elemosina del popolo e dei potenti.

Rimase affascinato dai loro racconti, dai monasteri che avevano visitato, dei santi eremiti con cui avevano digiunato per servire il Cristo, delle città che avevano vissuto dove dilagava la corruzione delle anime e dei corpi.

La profezia e le sue doti di veggente l'avevano convinto di non aver bisogno di nessuna istruzione per fare quel tipo di vita, perché proprio per quei motivi lui possedeva una scienza che gli era stata infusa dall'Altissimo.

 

Il pellegrinaggio

A 19 anni, con il permesso del padre e in preda a una crisi mistica, partì insieme a uno di questi starec, per poi continuare il suo pellegrinaggio da solo visitando eremi, santuari e monasteri della sua regione.

A una festa del monastero di Abalatsk la sua fede nella penitenza vacillò per la prima volta, lì conobbe la sua futura moglie, la sposò e come da tradizione la portò a casa. La sua vita di vagabondaggio da santone veggente proseguì, con il ritorno a casa nella stagione del raccolto.

Quando finalmente si sentì benedetto da Dio per la nascita di un figlio, ecco che la tragedia che cambierà la sua vita si abbatté su di lui: il neonato di sei mesi muore.

Questo immane lutto, ingiusto secondo lui visto il suo prodigarsi per la fede, lo condusse alla ribellione nei confronti del padreterno, si convertì all’alcool, alle donne e alle ruberie, fino a quando venne bandito dal villaggio.

Se ne andò dal paese quasi sollevato, senza collera, ricominciando i suoi vagabondaggi di preghiera, fino a quando incontrò un asceta, lo starec Makarij, e di nuovo la sua vita cambiò. Il sant'uomo lo istruì sulle scritture, ma soprattutto risvegliò il suo animo credente. Quando tornò a casa era un altro uomo.




 

Una nuova vita

Lo sguardo magnetico e sognante, la frenesia dei gesti e della preghiera, il battere sul petto intonando cantici sacri, lo posero in uno stato di irrequietezza che lo portò di nuovo al vagabondaggio religioso.

D'altronde, l'asceta Makarij gli aveva vaticinato che avrebbe trovato la salvezza nel vagabondaggio e così fece.

La sua irrefrenabile ricerca lo porterà sempre più lontano, fino al monte Athos in Grecia, e tornato in Russia visitò tutti i luoghi santi portando la sua fede e la sua veggenza, ritornando sempre a casa nel periodo estivo per partecipare ai lavori agricoli della comunità.

In questo periodo ebbe tre figli, Dimitrij, Matryona e Varvara nel 1900. Ma ciò che contava per Rasputin era solo diffondere la “luminosa certezza che dimora in lui”. Perciò, confortato dalla fama di veggente e guaritore, decise di mettersi in proprio. Prese in affitto una casa e la trasformò nella sua chiesa.

Le sue adunanze, che seguivano un rito “chlysty”, divennero sempre più affollate. Le riunioni si svolgevano anche alle terme, dove da flagellazioni leggere per stimolare la circolazione si passava a danze circolari e canti parossistici che sfociavano in vere e proprie orge.

La teoria era che il peccato andasse distrutto e redento attraverso il peccato, umiliandosi nel fango del peccato ci si elevava a Dio. La soddisfazione erotica rappresentava solamente un passaggio dall'umiliazione alla redenzione. Naturalmente, sia la Chiesa che lo Stato non approvarono e dopo vari processi Rasputin fu allontanato.

 

Dal popolo all’aristocrazia

Ora che abbiamo inquadrato l'ambiente culturale in cui operava la ricerca spirituale di Rasputin, non dobbiamo pensare che tutto ciò riguardasse solo il basso popolo. La sua fama di veggente e guaritore era oramai diffusa, fino ad arrivare attraverso varie avventure alla corte dello stesso zar, dove divenne in poco tempo, grazie alla zarina, l'eminenza grigia della corte.

Introdotto in quell'ambiente, ai massimi livelli dell'aristocrazia, operò guarigioni e vaticinii portentosi, fino a quello che lo consacrò al mondo europeo.

Il 2 ottobre 1912 lo zarevic Alessio, figlio di Nicola II e nato emofilico, ebbe un incidente che peggiorò improvvisamente senza che i medici accorsi al suo capezzale riuscissero a porvi rimedio. Una grave emorragia interna iliaca e lombare sembrava non lasciare scampo al giovane Alessio. Venne dunque convocato un famoso chirurgo ma per paura che l'ematoma peggiorasse la sua emofilia non lo operò. Il 10 ottobre il bambino ricevé la sacra unzione e sul punto di perdere conoscenza sussurrò alla madre:

Quando sarò morto innalzate per me un piccolo monumento nel parco!”

Abbandonata dai medici e dai sacerdoti, la zarina telegrafò a Rasputin: “Medici disperano, le vostre preghiere sono la nostra unica speranza”.

Rasputin ricevé il telegramma il giorno stesso, mentre pranzava insieme alla famiglia. Si alzò da tavola e invitò la figlia Matryona (chiamata Marija) a seguirlo nel salone, dove erano esposte le icone più sacre.

Lì, alla sua presenza, eseguirà un rito di guarigione che lui stesso definì:

“Il più difficile e misterioso di tutti i riti”.

 

Rasputin eseguì una magia telepatica, chiamata transfert del dolore e dalla malattia, una vera e propria pratica sciamanica appresa nei suoi pellegrinaggi giovanili presso i Buriati, gli Jacuti e i Kirghisi, ma arricchita e sommata per intero alla sua fede ortodossa.

Si tratta di liberare il bimbo dalla malattia prendendola su di sé agli occhi di Dio. È così che agiscono gli sciamani quando vogliono guarire un malato dalle sue sofferenze, che siano fisiche o dell'anima. Si sostituiscono a lui con il pensiero, si fanno carico del suo supplizio sostituendosi al suo “Io”, per poi restituirglielo a guarigione avvenuta.

E così fece. La figlia riferì di averlo visto prostrarsi a terra con il volto trasfigurato dall'estasi, ansimante e in preda a una sofferenza sovrannaturale. A certo punto, riferì sempre Marija, cadde all'indietro contorcendosi come se fosse in preda all'agonia e pensò che stesse per morire. Quando l'agonia finì era sera, gli offrì un tè, lui lo bevve sorridente e tornò in sé.

Alla fine di questa stregoneria mistico cristiana e pagana, telegrafò alla zarina:

La malattia non è grave come sembra.
Che i medici non lo facciano soffrire.”

 

Il giorno successivo, la febbre cominciò a calare e il grande ematoma a riassorbirsi, mentre l'emorragia si era fermata. Naturalmente, come sempre succede con qualsiasi scienza ufficiale, fu solo una coincidenza. Ricordiamo che il malato aveva già ricevuto l'estrema unzione: dopo c'è solo la morte. Oppure, in sub-ordine, avendo la zarina smesso di preoccuparsi dopo il telegramma di Rasputin, era venuta meno la tensione che impediva al ragazzo di guarire.

Così, sotto la protezione dello zar, Rasputin tornò in pompa magna a corte, ma né la Chiesa né le corporazioni che lo vedevano come un rivale smisero di contrastarlo.

Rasputin fu devoto a se stesso e allo zar fino alla morte.

 

 

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BRAN

 

 

 

lunedì 23 ottobre 2023

Cagliostro e i misteri alchemici

 


 

“Tutti sanno che inizialmente Parigi era chiusa nell'isola (Île de la Cité). Fin dalle sue origini, dunque, fu una città di naviganti. Poiché era situata su un fiume di grande scorrimento, prese come simbolo una barca, e come divinità protettrice Iside, dea della navigazione; la barca era dunque effettivamente quella di Iside, simbolo della dea.

 

(Court De Gebelin,
Monde Primitif analysé et comparé avec le Monde Moderne, Parigi 1773)


Nell'estate del 1460, il monaco Leonardo da Pistoia entrava a Firenze per recarsi dal suo mentore Cosimo de' Medici, signore della città. Leonardo girava per l'Europa alla ricerca di manoscritti rari e antichi da comprare per il suo signore, in particolare ne cercava alcuni rarissimi perché censurati da oltre 1000 anni dalla Chiesa.

Cosimo de’ Medici era convinto che, da qualche parte, i testi fossero stati salvati dalla furia della Chiesa e Leonardo era incaricato di trovarli a qualsiasi costo. E questa volta il monaco aveva trovato quello che il suo signore cercava da tempo.

 

Testi sfuggiti alla censura

Tornava con una raccolta di scritti che riportavano la sapienza di Toth, dio della saggezza presso gli Egizi, noto ai Greci come Ermete Trismegisto. Erano testi “ermetici”, scritti ad Alessandria durante i primi tre secoli dell'era cristiana, praticamente nello stesso luogo e medesimo periodo in cui furono scritti i testi “gnostici” di Nag Hammadi.

Per capire quanto fosse stretto il legame tra le due raccolte, pensiamo che una parte, un documento noto come Asclepio, si trovava in ambedue gli scritti. Nel 391 d.C. il vescovo di Alessandria fece bruciare la biblioteca, insieme ai pagani che vi si trovavano dentro. Si tratta di persecuzioni che continuarono nel tempo, con lo scopo preciso di eliminare qualsiasi tradizione, (anche cristiana come i catari) che non fosse completamente allineata con i codici stabiliti dalla Chiesa cattolica. Tra le altre accademie chiuse e ostracizzate dalla Chiesa nel 529 d.C. ci fu anche quella platonica di Atene con le sue diramazioni in Sicilia, a Roma e Alessandria.

 

Scritti pericolosi

Ricordiamo che gli scritti di Nag Hammadi furono riscoperti nel 1945. Ora, cosa avevano di così pericoloso questi scritti ermetici, gnostici e platonici? Per dirla con Platone Soma Sema, ovvero: “Il corpo è una tomba.” Un concetto che appare simile in tutte e tre le scritture.

In Platone, il Demiurgo non è nient'altro che l'artigiano che fabbrica le forme terrene a immagine di quelle divine: quindi solo copie imperfette e corrotte.

Da qui si evince che il Demiurgo era il creatore del mondo materiale, ma non era dio, era un semplice esecutore. Nelle dottrine gnostiche ed ermetiche, il corpo materiale è creato da entità “malvagie” che regnano sulla Terra, mentre la parte spirituale è infusa da dio, la nostra parte divina che vorrebbe tornare solo spirito. E qui infuria la lotta tra le due parti, una che vuole che le anime si reincarnino qui per non perdere il loro potere, l'altra che cerca di riportarle nel mondo dello spirito, in  un mitico paradiso. Questa differenza su come intendere la vita, e l'eventuale trapasso, è stata causa di secoli di persecuzioni e stragi.

 

Cagliostro e fra chiacchiere e realtà

Questo breve riassunto del retroterra storico ci porta ai tempi di Cagliostro, tempi in cui la magia dell'Egitto e delle sue tradizioni esoteriche era il substrato della società aristocratica dell'epoca, ma non solo. Il rispetto del popolo per alcuni luoghi di culto pagano, per le rovine di antichi templi, addirittura per frammenti di statue conservate gelosamente, costrinse i sacerdoti cristiani a costruire le loro chiese su luoghi in cui erano sorti edifici pagani.

Per alcuni secoli, per attirare il popolo, si discusse se divinità minori potessero essere assimilate a spiriti elementali, in maniera che si potesse continuarne l'adorazione senza conseguenze. Sappiamo che nel XI secolo le mogli dei battellieri ancora pregavano Iside, la cui effige era esposta in S. Germain Des Prés fino a quando l'arcivescovo di Parigi la fece distruggere e gettare nella Senna.

Ecco che in questa società, intrisa di misticismo ermetico-gnostico e di simbolismo massonico, irrompe anche il conte di Saint Germain. Come sempre, le testimonianze sono discordi e si tratta di una figura evanescente e molto misteriosa. Alcuni lo considerano un ciarlatano, altri una delle figure più intriganti ed enigmatiche dell'occultismo e dell'alchimia. Se ti interessano questi temi, leggi anche gli articoli “5 occultisti famosi da scoprire” e “Alchimia: cos’è? Storia e curiosità”.

Uomo di grande cultura e disponibilità finanziarie, il conte Saint Germain suonava e cantava divinamente ed era a conoscenza di fatti accaduti in diversi passati, semplicemente perché li aveva visti personalmente, almeno così diceva. Tra i numerosi aneddoti si racconta che Giacomo Casanova, trovandosi a Venezia in missione diplomatica insieme a lui, lo descriveva come un uomo straordinario, che conosce i segreti della medicina universale e che padroneggia le forze della natura.

Conosceva l'arte della pulitura dei diamanti, come dimostrato allo stesso re di Francia, tanto che dopo la sua dimostrazione il re gli mise a disposizione un intero laboratorio completamente attrezzato. Molti affermavano che fosse solo un imbroglione, ma i suoi esperimenti nel tingere la seta e il cuoio di qualsiasi colore ebbero successo, come riferisce il ministro Olandese Coblenz.

Lo stesso vale per la vendita del suo elisir, lo stesso, così diceva, che gli aveva permesso di attraversare i secoli così a lungo e in salute.

Saint Germain e Cagliostro si incontrarono in Germania, più precisamente nello Schleswig-Holstein, dove Cagliostro ne divenne discepolo e fu elevato al titolo di mistico.

Da Saint Germain ebbe modo di vedere il famoso specchio che evocava le anime, prodigio in cui Luigi XV poté vedere il destino dei suoi figli, in particolare la morte del Delfino che veniva decapitato. Lo studio e l'applicazione dei principi alchemici alla medicina lo resero famoso guaritore in tutta l'Europa che contava a quei tempi.

Come avviene da sempre, i luminari del tempo cercavano in ogni modo di screditarlo. La frequentazione dell'alta società nobiliare lo mise a contatto con la massoneria, che sotto la parvenza di cristianità operava attraverso riti pagani vecchi di millenni. A quel punto, famoso e introdotto, Cagliostro decise di creare una propria loggia massonica di rito egizio. A questo proposito, recupera l’articolo “Cosa significa esoterismo? Scopriamo il vero significato”.




 

Riti segreti

Tra i numerosi prodigi che Cagliostro operava nelle riunioni della propria loggia c'era la divinazione, chiamata “La chiaroveggenza delle Pupille”. Come possiamo constatare nei verbali del processo a Cagliostro da parte dell'autorità ecclesiastica, il S. Uffizio se ne preoccupava molto, tanto più che risultava evidente dalle testimonianze che i fatti riportati erano genuini e che non era possibile spiegarli se non ricorrendo alla solita presenza demoniaca, impossibile da confutare se invocata dai funzionari ecclesiastici.

La divinazione avveniva attraverso le pupille o colombe, come venivano chiamati i fanciulli tra i sei e gli otto anni, che venivano interrogati da chi voleva delle visioni future, o voleva parlare con i propri cari defunti. Nello stesso processo si ricordò che il Duca di Orleans portò a sorpresa un fanciullo, sospettando che Cagliostro addestrasse i suoi pupilli, ma quando il piccolo rispose alle sue domande rimase esterrefatto, tanto da considerarlo un uomo soprannaturale. Il tribunale interrogò la moglie di Cagliostro, colei che l'aveva denunciato, in qualità di testimone chiedendole come facesse. Lei ripose dicendo:

Che avendo fatto a volte in Loggia travagliare anche me, mi ha detto più volte che ero troppo timida, e non bastantemente forte perché me ne comunicasse il segreto, dal che, arguii, che ci fosse qualche diavolo”.

Ovviamente bastò nominare il diavolo e tutto era risolto.

La verità dunque è questa: fenomeni così genuini, indiscutibili e meravigliosi che Lorenza, la moglie accusatrice, per spiegarseli doveva supporre una preventiva istruzione di pupilli e colombe alla quale lei comunque non aveva assistito, oppure sospettare ed arguire l’intervento del solito provvidenziale demonio, onnipotente come e quanto Iddio, e sempre così caritatevole da trarre dall’imbarazzo i buoni cristiani.

 

La fine di Cagliostro

Prima di essere processato a Roma, Cagliostro per un certo periodo esercitò la professione medica a Rovereto, dove abbiamo centinaia di testimonianze di persone guarite da Cagliostro con metodi naturali, forse imparati da S. Germain.

Arrivava gente da ogni dove creando grande malumore tra i medici, fino a quando intervenne l'Inquisizione. Cagliostro morì nella rocca di S. Leo nel Montefeltro, nella cella del pozzetto dopo quattro anni di torture. Rimane tutt’ora un mistero il luogo della sua sepoltura.

Oggi come allora e come nella notte dei tempi, chi regola la vita e la morte è sempre l'Inquisizione, quale che sia la forma che assume a seconda dei tempi e delle necessità.

 

Fiori in mano,

magia dei sognatori:

occhi nel mondo.

 

Tutto come allora,

ciò che sepolto vive.

 

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BRAN

 

 

 

lunedì 2 ottobre 2023

La leggenda del patto col diavolo: storia e curiosità

 

Hai mai sentito parlare del patto faustiano e delle persone sospettate di aver venduto l’anima a Belzebù? 

 

Se questi argomenti ti incuriosiscono, sei nel posto giusto! Nell’articolo che stai leggendo scoprirai tutto ciò che c’è da sapere sul mito del patto col diavolo. Esploreremo la leggenda attraverso i secoli, parleremo del diavolo nella cultura popolare e scopriremo chi sono i temerari che, a quanto pare, hanno stipulato il diabolico accordo.

Se non vedi l’ora di addentrarti in questo mondo oscuro e misterioso, inizia a leggere e lasciati catturare dal mistero!

 

La leggenda del patto col diavolo 

 

Il mito del patto col diavolo è un tema che si è sviluppato in molte culture e in periodi storici diversi, quindi non è facile identificare una data precisa di origine.

Nel mondo occidentale, possiamo rinvenire le prime tracce di questa leggenda nella cultura cristiana medievale europea. Durante la caccia alle streghe, si credeva che le fattucchiere ottenessero i loro poteri grazie a un patto stipulato con il diavolo o con altri demoni. A questo proposito, il Magical Magazine ti offre (ovviamente gratis come sempre) anche l’articolo “Il potere della percezione”.

Questa teoria era basata sulla demonologia cristiana; aveva le sue radici in alcuni passi biblici, oltre che nei lavori di importanti teologi come Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino.

 

Temi ricorrenti del patto col diavolo 

 

In generale, il patto col diavolo è una leggenda che ruota attorno al tema della tentazione e della corruzione. Chi stipula l’accordo riceve un beneficio o un vantaggio immediato (di solito potere o ricchezza), in cambio della sua anima o di qualcosa di altrettanto prezioso.

Un altro punto comune è la sconfitta finale dell’individuo che stringe l’accordo. Chi si lascia tentare è destinato alla rovina, che spesso si rivela orribile. Il patto col diavolo può portare solo alla distruzione dell’anima umana, a meno che non si tratti di un racconto umoristico (in tal caso, il buontempone di turno può riuscire a gabbare anche Satana in persona).

Non dobbiamo poi tralasciare la figura del diavolo stesso, di solito rappresentato come un astuto negoziatore che inganna le persone per ottenere la loro anima.

Alcune leggende del patto col diavolo, inoltre, sono state utilizzate come strumento di critica sociale o politica, come il romanzo del “Doktor Faustus” di Thomas Mann, di cui si parla anche nell’articolo “Musica e letteratura: collegamenti tra due arti magiche” e sul quale ho basato la mia tesi di Laurea Magistrale.

 

Che cos’è il patto faustiano? 

 

Il patto faustiano, conosciuto anche come “contratto faustiano”, deriva dal dramma di Johann Wolfgang von Goethe intitolato “Faust”, pubblicato per la prima volta nel 1808. Il protagonista è un dottore che, insoddisfatto della sua vita, decide di vendere la sua anima a Mefistofele, in cambio di potere, conoscenza e piaceri terreni.

Il termine “patto faustiano” è quindi diventato un modo per riferirsi a qualsiasi accordo in cui una persona cede qualcosa di valore in cambio di un vantaggio temporaneo o illusorio.

È interessante notare che la figura di Faust è ispirata dalla vita reale di un alchimista, negromante e mago tedesco del XV secolo di nome Johann Georg Faust, che si diceva avesse venduto la sua anima al diavolo. Per saperne di più, ti consiglio l’articolo “5 negromanti famosi, tra mito e realtà”.

 

Il patto tra Faust e Mefistofele

 

Il diavolo nella cultura popolare 

 

In tutte le religioni è presente una figura che rappresenta il male, il caos e la superbia smisurata.

Nel greco antico, “diàbolos” significa “colui che si mette di traverso”, mentre nella tradizione ebraica “satan” si riferisce all’avversario, al nemico.

Nella Bibbia, il diavolo viene identificato con il serpente che sedusse i primi umani al peccato. Nel Vangelo, il diavolo tenta Gesù nel deserto, mentre nell’Apocalisse di Giovanni si presenta come una bestia e un drago.

 

Origine del concetto del diavolo nella cultura occidentale 

 

Tutti noi associamo il diavolo a Lucifero, il primo angelo ribelle della storia. Una creatura splendente, dotata di saggezza e bellezza perfetta.

La sua intelligenza e il suo fascino lo resero orgoglioso, tanto da pensare di essere uguale a Dio. Ma il Signore lo punì per la sua presunzione, esiliandolo sulla Terra e trasformandolo in un demone, o meglio IL Demone, l’eterno avversario di Dio.

Sorprendentemente, però... la storia di Lucifero come angelo caduto non è presente nella Bibbia! In realtà, nel Vecchio Testamento, il nome “Lucifero” si riferisce al re di Babilonia. Nel Nuovo Testamento, invece, compare come epiteto della stella del mattino e addirittura di Gesù stesso.

Nella Bibbia, quindi, non esiste alcun legame tra Satana e un ipotetico angelo caduto chiamato Lucifero. Questa versione della storia è diffusa principalmente nella tradizione orale e nei libri apocrifi, al di fuori dei testi canonici del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Se ti interessa la storia degli angeli caduti nel peccato, ti consiglio l’articolo “Chi sono gli angeli ribelli?”. Se ti piacciono i romanzi fantasy, inoltre, ti invito a dare un’occhiata al mio romanzo “L’ombra dell’angelo”, il cui protagonista è proprio una creatura del cielo che si è ribellata alle leggi divine per amore. Lo trovi su Amazon in versione cartacea ed eBook!




 

 

Qual è il vero nome del diavolo? 

 

Secondo la dottrina cattolica, il diavolo viene identificato come Belial, l’iniquo; Azazel, il capro nero dell’iniquità; Behemoth, la bestia; e Abaddon, il distruttore.

Sono inoltre associati sette nomi di diavoli ai sette peccati capitali: Lucifero, che rappresenta la superbia; Satana, l’ira; Mammona, l’avarizia; Asmodeo, la lussuria; Belzebù, la gola; Leviatano, l’invidia; Belfagor, l’accidia o pigrizia.

 

Persone che hanno venduto l’anima al diavolo 

 

Personaggi avvolti nelle nebbie della leggenda, ma anche individui realmente esistiti: ecco 6 temerari che – a quanto pare – hanno stipulato un patto col diavolo!

 

1.    Il dottor Faust: senza dubbio il più famoso, come abbiamo già spiegato. Non tutti sanno che il suo mito potrebbe rifarsi a quello di un’altra figura... continua a leggere per scoprirla!

2.    San Teofilo di Adana: secondo una leggenda VI secolo, strinse un patto col Diavolo e fu redento dalla Vergine Maria. La sua storia potrebbe essere stata l’ispirazione del mito di Faust.

3.   Agnes Waterhouse: nel 1566, fu la prima donna giustiziata per stregoneria in Inghilterra. Fu accusata di aver stretto un patto di sangue col suo gatto Satana.

4.    Bernard Fokke: capitano frisone al servizio della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nel XVII secolo. Fu sospettato di aver fatto un patto col diavolo per l’incredibile velocità con cui portava a termine i suoi viaggi. Forse fu proprio lui a ispirare la figura del capitano dell’Olandese volante.

5.    Niccolò Paganini: un violinista così virtuoso da suscitare l’idea che avesse stipulato un patto col diavolo. Sull’argomento è stato girato anche un film (“Il violinista del diavolo”).

6.    Robert Johnson: altro musicista dalle abilità eccezionali, questa volta alla chitarra. Secondo la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, doveva il suo talento proprio a un patto col diavolo.


 

Articolo scritto in collaborazione con

Ivana Vele Poletti

https://www.ivanapoletti.com/