Non tutto ciò che pensi è tuo

Entra nell’universo di Eva Fairwald

Il cybernature è il paradigma narrativo e interpretativo sviluppato da Eva Fairwald, basato sull’ibridazione tra umano, tecnologia e natura. Non è fantascienza nel senso tradizionale: è un sistema in cui la tecnologia diventa ambiente, influenza la percezione e ridefinisce ciò che chiami realtà.

📚 Esplora la serie Dark Ghost: Store Autore su Amazon | Catalogo su Rakuten Kobo

🌐 Scopri il cybernature

📡 Segui il canale Telegram — Cybernature, libri e mondi
Brevi contenuti su AI, folklore, scrittura, fantascienza e mondi narrativi.
@evafairwaldbooks

Iscriviti al Circolo Privato di Eva Fairwald per ricevere riflessioni e contenuti esclusivi.
Entra nel sistema → evafairwald.com #cybernature #evafairwald #darkghost

⬇️ SCOPRI TUTTI GLI ARTICOLI! ⬇️

lunedì 5 giugno 2023

Il potere della percezione



Il mondo in cui viviamo, con cui interagiamo ogni giorno, sia consciamente che inconsciamente, è il solo che esiste attorno a noi?  Il mondo (o meglio l'ambiente dentro cui viviamo, e che spesso definiamo "il nostro mondo") è conosciuto e definito in modi diversi a seconda della religione e delle credenze che hanno via via creato la cultura etnica delle zone che ci hanno visto crescere.   Ogni comunità primordiale, dalle società matriarcali e poi successivamente a quelle patriarcali, è sempre vissuta all'ombra di un mondo altro (in realtà noi pensiamo che ci siano state altre civiltà precedenti a quelle che attualmente l'archeologia tradizionale riconosce, sicuramente antecedenti la costruzione degli insediamenti di Derinkuyu e Gobekli e Karahan Tepe datate attualmente oltre i 12000 anni fa).              


La necessità dell'approvazione esterna

·       La necessità di avere un'approvazione preventiva alle nostre azioni, attraverso riti o funzioni dedicate come la divinazione, i consulti oracolari per conoscere il futuro di determinate azioni che vogliamo intraprendere.  

·       Le danze rituali, ad esempio dei nativi americani, ma con eguali scopi le processioni cristiane, sia per avere pioggia, buon raccolto, sia per far cessare peste  inondazioni.

In modi o forme diverse, ma con eguali intenti in ogni parte del nostro mondo "conosciuto" o che presumiamo tale sono presenti queste richieste di approvazione, aiuto e concessione.   Come nascono dunque queste necessità? Da fattori esterni quali possono essere eventi naturali sconosciuti al tempo della richiesta: fulmini, arcobaleni, eclissi. Ma anche il sorgere del sole, fenomeno atteso con ansia ogni giorno, il mare che si ritira e ritorna di nuovo a lambire la stessa riva con prevedibilità apparente. Tsunami, terremoti, eruzioni vulcaniche. Tutti fenomeni che portavano a credere che ci fossero delle entità che si manifestavano attraverso di essi.   E dunque, come fare per ingraziarsi questi "dei"? C'erano delle persone sensibili al mondo altro che ci circonda? Guaritori e veggenti esistono dalla notte dei tempi conosciuti, ma ricordi ancestrali tramandati di tecnologie oramai perdute, non possono essere chiamate "magie?"   La calcificazione parziale della ghiandola pineale sembra abbia grandemente influito sulle funzioni cerebrali dell'uomo cosiddetto "moderno". Di conseguenza, la capacità di comunicare con un mondo diverso dal nostro. Ma luoghi diversi, divinità differenti e di conseguenza nature e aspetti da interpretare con logiche che nulla hanno a che fare con ciò che siamo soliti vedere e codificare.   

La mente bicamerale  

Ecco gli "Sciamani" ma anche tutti coloro che in epoche pre-omeriche sentivano delle voci che dialogavano con loro. Ciò si può spiegare con l'effetto di un cervello ancora fortemente separato, "la mente bicamerale" che dialogava con se stesso essenzialmente in maniera uditiva, da qui la sensazione di percepire ordini esterni a sé.   L'esempio classico dell'evoluzione della coscienza l'abbiamo dall'Iliade, da come si evolvono i dialoghi nel racconto, da percezioni esterne all'iniziale coscienza del sé, come si evince dal saggio “Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza” di Julian Jaynes.  Altri mondi  Ma tornando alla percezione dei mondi altri, noi non abbiamo la grammatica per poterli interpretare. Lo spazio e il tempo si manifestano con criteri sconosciuti, la vita e la morte acquisiscono significati diversi. Della forma di questi mondi, delle dinamiche per accedervi e ritornarne indenni (come per esempio il viaggio sciamanico), sappiamo qualcosa dalle canzoni e dai riti indigeni. In particolare abbiamo delle vere e proprie lezioni impartite da uno stregone Yaqui a un antropologo, come spiegato nel testo “L'arte di sognare” di Carlos Castaneda. 

Ovviamente, in virtù delle differenze di percezione, questo mondo vive di una sua propria logica e quindi non è interpretabile alla luce della nostra, ma va vissuto e conosciuto così. Sicuramente solo il contatto stretto con la natura ci consentirebbe di avere rapporti diretti con questo mondo altro, o altri.   

Gli antichi Druidi sembrano rappresentare un vincolo ancestrale tra noi e l'essenza della natura, una via per interagire con tutti i fenomeni di cui essa è partecipe. Una visione dei legami atomici non parrebbe... magica? Pensiamo semplicemente a un massiccio tavolo di vecchia e solida quercia, con spazi enormi tra gli atomi, eppure ci siamo seduti sopra! Maghi che padroneggiano l'energia che ci circonda, eppure l'energia oscura nello spazio aperto potrebbe consentire viaggi infiniti, così come le sfere di Dyson potrebbero darci energia libera.   

Noi stessi siamo natura, ma cosa conosciamo veramente di noi al di là delle rappresentazioni esterne, gli atti con cui ci identifichiamo e attraverso i quali gli altri ci giudicano?   Abbiamo conoscenze archetipe silenziate nel nostro corpo? E se sì come risvegliarle?   

L'arte del sogno, un'antica via della stregoneria  

Per capire e apprezzare il sognare nella stregoneria bisogna prima comprendere la differenza sostanziale fra due correnti interne, due diverse concezioni dello stesso fenomeno.  Una corrente potremmo definirla orientata alla concretezza, dove per concretezza si intende la parte pratica dell'arte magica, la tecnica, l'esecuzione attraverso regole fisse chiare, che abbiano comunque un impatto pratico e subito visibile sulle persone o sulle cose. Una stregoneria, dunque, fatta in funzione di uno scopo preciso, anche interferendo con la vita delle persone a favore di altre. Ad esempio stregoni o maghi assunti in virtù delle loro capacità dal re, o dal potente di turno per denaro. Veggenti o protettori ufficiali.   

L'altra corrente potremmo definirla per la ricerca astratta. Intendiamo questa astrazione come una una ricerca di libertà dai vincoli imposti dalla concretezza. Il perdersi nella percezione fine a se stessa di tutto ciò che è umanamente possibile: percepire l'essenza energetica delle cose rappresenta la meta più alta per la loro stregoneria e, pertanto, la base portante, la premessa fondante del loro pensiero.   Ora, indipendentemente dalla corrente a cui appartengono, dopo una vita di esercitazioni, che comunque non finiscono mai, gli stregoni acquisiscono la capacità di percepire l'essenza energetica delle cose: la vista della stregoneria.  Il flusso energetico che scorre dentro e attorno a noi (ricorda qualcosa, forse... Che la forza sia con te!).  

Tutti noi percepiamo attraverso un'energia, ma la vediamo attraverso una forma, perciò mediata. Uno stregone vede questo flusso direttamente, senza alcuna mediazione. Quindi senza la necessità di avere una forma specifica: uomo, albero, acqua, fuoco, tutto viene visto attraverso l'energia che lo attraversa. Per questo motivo l'albero, per esempio, non sarà solo quella forma in cui lo racchiudiamo, limitando così la nostra percezione a quel singolo mondo.   In definitiva, tutto è energia ma noi abbiamo la certezza sociale che il mondo sia fatto solo di oggetti fisici, concreti.  L'universo è energia e la base sociale della nostra percezione dovrebbe essere la certezza fisica che l'energia è quello che veramente conta. Quindi siamo arrivati al primo punto da cui partire: il nostro è un mondo di energia e solo poi lo possiamo considerare un mondo di oggetti. Questa è la premessa per comprendere che la certezza fisica in realtà non esiste.  

Il punto d'unione per iniziare a sognare  

"Vedere significa entrare in contatto con l'energia dell'universo", infatti gli antichi stregoni già ne descrivevano l'essenza come fili di una luminosità incandescente che si allungavano all'infinito in ogni direzione. Strutture di filamenti di cui si percepiva la consapevolezza di sé. Un mondo altro, dialogante. All'interno di questa struttura tutti gli esseri viventi, poiché tutto vive di energia, avevano la loro particolarità. L'umano appariva come un uovo gigantesco e splendente, che galleggia tra questi infiniti filamenti, creando con il suo movimento una sorta di solco nell'energia della terra, come se si portasse dietro una radice che lo lega in maniera indissolubile al tutto che lo circonda e da cui nasce.   

Ma quello che a noi interessa in questo momento è il "punto d'unione." In pratica la connessione a questo mondo altro, la possibilità di potervi accedere. A questo proposito, è consigliata anche la lettura dell'articolo "Cos'è la noosfera di Teilhard De Chardin". 

Ebbene ognuno di noi ha una sfera luminosa, delle dimensioni di una palla da tennis, circondata da un alone splendente e ubicata in prossimità della scapola. Questa connessione con le linee energetiche infinite che ci circondano ci consente di interagire con esse. Raggiungerne la consapevolezza attraverso il sogno sarà il prossimo passaggio. Infatti, il punto d'unione non è stabile e ogni suo movimento corrisponde a linee energetiche diverse, sia interne che esterne... ed esterne significa volare fuori dal sé.   

Ma ci arriveremo nei prossimi articoli di questa serie.   

Nell'ombra luce, 

il tutto sta nell'oltre: 

un'unica via.  


Ora posso vedere, 

Il vuoto si colora.   


Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN


                                            

 

lunedì 29 maggio 2023

Quali sono i simboli alchemici? Breve guida



Quadrature del cerchio, androgini a due teste, caducei e molti altri: decifriamo gli antichi emblemi alchemici 

 

Una delle caratteristiche più affascinanti dei trattati di alchimia è la loro capacità di celare significati profondi dietro a immagini e codici oscuri, rendendoli estremamente enigmatici e difficili da interpretare.

Molti studiosi hanno dedicato la vita alla decodifica di questi testi, per ricercare la vera essenza della disciplina. Nell’articolo che stai leggendo, ci concentreremo sui simboli alchemici più celebri e cercheremo di svelarne i segreti.

 

Simboli alchemici della “Tria Prima” 

 

La Tria Prima è una teoria alchemica sviluppata dal famoso medico, alchimista e filosofo svizzero Paracelso. Secondo questa visione, il mondo è composto da tre principi o elementi fondamentali: il mercurio, lo zolfo e il sale.

1.    Il mercurio rappresenta l'aspetto liquido e volatile dell'universo, associato all’anima, alla capacità di trasformazione e mutazione.

2.    Lo zolfo simboleggia l'aspetto focoso e passionale, lo spirito vitale e creativo.

3.   Il sale è l'elemento solido e stabile, il corpo fisico, la manifestazione tangibile del mondo.

Secondo Paracelso, la conoscenza della Tria Prima era cruciale per l'arte dell'alchimia, poiché ogni sostanza poteva essere scomposta e ricomposta in base alle proporzioni dei tre principi. In questo modo, l'alchimista poteva trasformare la materia grezza in oro, ma anche curare malattie e raggiungere la perfezione spirituale. Ecco, quindi, i simboli dei tre elementi.



 

Simboli alchemici dei quattro elementi base 

 

I quattro elementi naturali (aria, terra, fuoco e acqua) sono stati parte integrante della teoria alchemica fin dall'antichità.

·      L'aria simboleggiava l'intelletto, la conoscenza e la comunicazione.

·      La terra era associata a solidità, stabilità e materialità.

·      Il fuoco rappresentava la passione, l'energia e la trasformazione.

·      L'acqua era emblema di emozione, fluidità e purificazione.

In alchimia, l'obiettivo era di combinare i quattro elementi per creare la pietra filosofale, una sostanza leggendaria in grado di trasmutare i metalli in oro e di conferire l'immortalità all'uomo. Questo processo, chiamato "lavorazione alchemica", prevedeva la combinazione, la separazione e la purificazione dei quattro principi per creare un nuovo composto di grado superiore.

Ma c’è anche un altro livello di interpretazione. I quattro elementi naturali sono stati utilizzati in modo metaforico per rappresentare le diverse fasi della trasformazione spirituale dell'alchimista stesso. L’aria rappresentava lo stadio di conoscenza e illuminazione, la terra la materializzazione e solidificazione, il fuoco la trasformazione e l'acqua la purificazione e rigenerazione. Ecco i simboli associati a ognuno di essi.


 

Hai la passione per gli antichi messaggi in codice? Allora potrà interessarti il mio approfondimento sulle rune, a cui ho dedicato l’articolo “RUNE: cosa sono? Come usarle?”.

Questi caratteri grafici e simbolici hanno da sempre influenzato la mia produzione letteraria. In particolare, li ho utilizzati nel romanzo “Playing with daggers”, dove le rune vengono impiegate in modo pratico per veicolare la magia, grazie al significato figurativo dei segni stessi. Ho sfruttato la loro versatilità attraverso un manufatto particolare creato da Axel von Steinfeld, figlio del Duca von Steinfeld, un nobile in lizza per il trono della porzione tedesca del Regno di Faerie. Non rivelo di più per evitare spoiler, ma se queste informazioni ti incuriosiscono puoi trovare “Playing with daggers” su Amazon!



 

Altri simboli alchemici 

 

1. Uroboro 



Nella tradizione alchemica, simboleggia il processo di purificazione e perfezionamento della "Materia Prima" (la sostanza primordiale che plasmò la realtà materiale nei suoi più diversi aspetti) mediante la successione ciclica di distillazioni e condensazioni.

L’uroboro viene rappresentato come un serpente che si morde la coda o come due serpenti che si rincorrono, mostrando così la divisione dei principi costitutivi della Materia Prima durante la trasmutazione. La riunione dei due serpenti in un unico uroboro incoronato rappresenta la vittoria sulla trasmutazione e la conseguente creazione della pietra filosofale, il "grande elisir" o "quintessenza".

L'immagine dell'uroboro nella tradizione alchemica risale almeno all'XI secolo: lo troviamo nella “Chrysopoeia” di Cleopatra l’alchimista, un trattato sulla produzione dell'oro, dove questo simbolo è rappresentato come un serpente metà bianco e metà rosso corredato dalla scritta ἒν τὸ Πᾶν, che significa "l'Uno (è) il Tutto" o "Tutto è Uno". Per saperne di più su Cleopatra (da non confondere con l’omonima regina d’Egitto!) ti rimando all’articolo “Chi sono gli alchimisti più famosi? 10 personaggi da conoscere”.

 

2. Caduceo 



Il caduceo è un antico simbolo formato da un bastone alato con due serpenti attorcigliati attorno. La parola italiana deriva dal latino "caducēus", che a sua volta riprende il greco antico "κηρύκειον" (kērỳkeion), un aggettivo derivante da "κῆρυξ/κᾶρυξ" (kḕryx/kāryx) che significa "araldo".

Questo simbolo risale a tempi antichissimi: rappresentazioni del caduceo sono state ritrovate persino in una coppa appartenente al re mesopotamico Gudea, sovrano della città di Lagash. Nel pantheon babilonese, era associato al dio Ningishzida, mentre in quello greco-romano era lo scettro della saggezza brandito da Ermes/Mercurio.

In molte tradizioni alchemiche, i serpenti rappresentavano le forze opposte che dovevano essere bilanciate e armonizzate per raggiungere la trasmutazione della materia. Il bastone alato, invece, simboleggiava l'ascesa dell'anima e la ricerca della conoscenza spirituale.

Il simbolismo del serpente è ampiamente diffuso anche quando si parla di Maya, Antichi Astronauti e siti storici misteriosi. Se ti interessa il tema, visita il sito di Stargarden Universe e inizia dall’articolo “Alieni e Maya: facciamo chiarezza”.

 

3. Atanor 



L'Atanor era un forno utilizzato nell'alchimia per eseguire la combustione alchemica; fu introdotto per la prima volta da Raimondo Lullo nel suo “Elucidatio Testamenti R. Lulli”. Il termine ha origini arabe ed ebraiche, rispettivamente da “at-tannūr” e “tanur”, che significano "forno", ma nella dottrina alchemica si fa risalire al greco Α-Θάνατος (A-Thánatos), ovvero "Senza-Morte". L’alfa privativa indica la capacità della fornace di lavorare all'infinito.

Per quanto riguarda la sua rappresentazione simbolica nei trattati, poteva essere reso in varie forme, da quella cubica o parallelepipeda a quella cilindrica. Il significato era legato allo spirito umano, dove avvenivano le vere "combustioni" e ardeva il Fuoco Segreto. La sua rappresentazione simbolica non faceva altro che metaforizzare il complesso delle qualità mentali, spirituali e fisiche dell'alchimista, le cui trasformazioni lo avrebbero portato alla realizzazione della Pietra Filosofale.

 

4. L’androgino a due teste (Rebis) 



Il Rebis è stato rappresentato in diverse forme e simbologie nel corso della storia dell'alchimia, ma l'immagine più comune è quella di una figura umana con una testa maschile e una femminile, che simboleggia l'unione degli opposti.

Il termine deriva dal latino “res binae”, che significa "due cose" o "due cose mescolate insieme". Rappresenta la dualità presente in tutti gli elementi, il principio maschile e femminile, la materia e lo spirito, il cielo e la terra.

Il Rebis è stato rappresentato con molte variazioni nel simbolismo dei vari tratti alchemici. In alcuni casi, la figura androgina è raffigurata con ali e serpenti attorcigliati intorno al corpo, emblemi di trasformazione e guarigione.

 

5. Quadratura alchemica del cerchio 



La quadratura del cerchio è un classico problema della geometria greca, insieme alla trisezione dell'angolo e alla duplicazione del cubo. La sua soluzione consiste nella costruzione di un quadrato che abbia la stessa area di un cerchio dato, utilizzando solamente riga e compasso.

In alchimia, è stato rappresentato con varie soluzioni: un quadrato inscritto in un cerchio e in un triangolo, un quadrato sormontato da una croce, una piramide poggiata su un cubo. In ogni caso, solitamente rappresentava il sacro Graal dell’alchimia: la pietra filosofale, capace di trasformare i metalli vili in oro.

 

6. Oro alchemico 



Concludiamo con lui, il sovrano dei simboli alchemici: l’oro, il metallo più importante e ambito, emblema del massimo livello di perfezione spirituale e materiale che l'alchimista poteva raggiungere. Era simboleggiato da diverse immagini, come il sole, il leone o il re, ma anche attraverso figure geometriche come il cerchio o il quadrato.

Era considerato il metallo perfetto perché non si arrugginisce, non perde mai il suo splendore e non viene danneggiato dal fuoco. L'alchimista, quindi, puntava a raggiungere la capacità di trasformare la materia grezza e impura in una sostanza preziosa e perfetta. Non era una semplice ricerca di ricchezza tangibile, bensì un vero e proprio viaggio spirituale, la cui ultima tappa era l’ascesa alla saggezza divina.

 

Articolo scritto in collaborazione con

Ivana Vele Poletti

https://www.ivanapoletti.com/

 

 

lunedì 22 maggio 2023

Chi sono gli alchimisti più famosi? 10 personaggi da conoscere

 


 

Gli alchimisti e le alchimiste che hanno fatto la storia 

 

Come abbiamo visto nell’articolo “Alchimia: cos’è? Storia e curiosità”, gli alchimisti cercavano di trasmutare i metalli in oro e di trovare l'elisir dell'immortalità, utilizzando metodi scientifici, filosofici e mistici. Molti dei loro esperimenti non ebbero successo, ma alcuni degli studiosi più famosi hanno contribuito alla nascita della moderna chimica.

In questo articolo scopriremo 10 alchimisti che hanno fatto la storia, grandi uomini e donne che hanno saputo influenzare le pratiche esoteriche dai tempi più remoti fino ai giorni nostri, tra leggenda e realtà!

 

Chi sono gli alchimisti più famosi? 10 celebri praticanti 

 

1. Ruggero Bacone 

CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=131754


Conosciuto anche come “Doctor Mirabilis”, Bacone è stato uno dei maggiori pensatori del suo tempo. Nonostante i numerosi ostacoli e gli arresti dovuti alle sue idee rivoluzionarie, fu in grado di fare molte scoperte e diede un grande contributo alle scienze moderne.

Ruggero Bacone non accettava acriticamente le autorità stabilite, sia in campo teologico che scientifico. La sua “Opus Majus” conteneva trattazioni su matematica, ottica, alchimia, produzione della polvere da sparo e descriveva posizioni e movimenti dei corpi celesti. Quest’opera anticipò molte invenzioni future, come il microscopio, il telescopio, gli occhiali, gli aeromobili e le navi a vapore. Studiò anche l'astrologia: era convinto che i corpi celesti influenzassero il destino e la mente degli esseri umani.

 

2. Tommaso D’Aquino 



Dopo il “Doctor Mirabilis”, passiamo a colui che era chiamato il “Doctor Angelicus”: Tommaso D’Aquino, uno dei più grandi teologi occidentali nonché il punto di incontro tra la cristianità e la filosofia greca.

I suoi studi alchemici sono contenuti soprattutto nei saggi “Trattato sulla pietra filosofale” e “L'arte dell'alchimia”, riuniti nel terzo volume del Theatrum Chemicum sotto l’enigmatico titolo “Secreta Alchimiae”.

Dopo la sua morte, il suo sistema di dottrine filosofiche e teologiche (chiamato “tomismo”) generò parecchie polemiche. Nel XVII secolo, in particolare, i due trattati sull'alchimia furono giudicati non autentici da diversi critici: ci si chiedeva come un santo e un genio di quella caratura potesse credere in una pratica che molti consideravano "opera del demonio" o almeno una fantasia senza fondamento. In realtà, Tommaso D’Aquino era un grande estimatore dell’alchimia, non solo perché aveva studiato sotto la guida di Alberto Magno, ma anche perché nel XIII secolo questa disciplina era considerata una delle scienze più precise e veniva studiata con la stessa attenzione riservata all'aritmetica, alla cosmologia, alla fisica e alla musica.

 

3. Isaac Newton 



L’avresti mai detto? Anche il celeberrimo scienziato che elaborò i principi della dinamica e la legge di gravitazione universale praticò l’alchimia!

Newton era molto interessato a questa disciplina: il suo biografo Richard Westfall ha calcolato che scrisse oltre un milione di parole a riguardo. Il suo interesse per la materia era così grande che, secondo alcuni studiosi, passò più tempo a studiare l'alchimia che a fare scienza. Inoltre, tra le sue carte personali sono stati trovati molti manoscritti redatti in calligrafie differenti, il che ha fatto supporre che facesse parte di un circolo segreto di alchimisti che si scambiavano informazioni in codice.

Andò oltre alla semplice pratica dell'alchimia e scrisse anche la ricetta per la creazione del mercurio sofico, una sostanza necessaria per la produzione della pietra filosofale. Il linguaggio utilizzato era ermetico e allegorico, ma per gli iniziati non doveva essere difficile da comprendere. Descrisse la formula come composta da una parte di drago impetuoso, due colombe di Diana e almeno sette aquile di mercurio. È stata resa nota di recente dalla Chemical Heritage Foundation.

 

4. Jabir ibn Hayyan 



Jabir ibn Hayyan, nato in Persia, è considerato uno dei più grandi alchimisti medievali e, da molti storici della scienza, il punto di passaggio tra l'alchimia e la chimica. Oltre a essere alchimista era filosofo, geografo e farmacista.

Si ritiene che la teoria alchemica abbia tratto il suo impianto teorico proprio dalle sue teorie; in particolare, analizzò ciascuno dei quattro elementi aristotelici (fuoco, acqua, terra, aria) e li associò alle loro quattro qualità di base: caldo, freddo, secco e umido.

Secondo Jabir ibn Hayyan, ogni metallo era una combinazione di questi quattro principi, contrapposti a coppie e spesso presenti in quantità variabile in ciascun materiale. Egli riteneva che l'oro, considerato il metallo perfetto, scaturisse da una sintesi armonica tra queste qualità.

 

5. Ildegarda di Bingen 

Di https://wellcomeimages.org


Ildegarda di Bingen (1098-1179) è stata una figura molto influente nella storia della medicina e della scienza medievale. Oltre a essere teologa, mistica e scrittrice, era anche esperta di erbe medicinali e di rimedi naturali. La sua conoscenza delle proprietà curative delle piante è stata tramandata attraverso i suoi scritti, tra cui il famoso "Physica", che ha avuto un enorme impatto sulla medicina medievale.

Ildegarda credeva nella trasformazione della materia e riteneva che la creazione del mondo fosse stata guidata dall'azione degli elementi, che potevano essere modificati attraverso l'uso di processi alchemici. In alcune delle sue opere, come il "Liber divinorum operum", descrisse la trasmutazione dei metalli e la preparazione di elisir curativi, dimostrando un’ottima conoscenza dell'alchimia e delle sue pratiche. Alcuni dei suoi trattati contenevano anche immagini e simboli alchemici, come il serpente e il dragone. Se ti interessa approfondire le sue teorie, ne ho parlato anche nell’articolo “Pietre e cristalli: proprietà e benefici”.

Curiosità: se ti affascina la figura di Ildegarda di Bingen, potrebbe interessarti sapere che sarà citata nel secondo volume del romanzo distopico "Dark Ghost", che segue le vicende del bio-hacker Jo Jo Nishimura. In questo nuovo capitolo, il lettore verrà trasportato nel regno utopico di Nuova Eden, dove le proprietà e le vibrazioni dei cristalli sono sfruttate in tutte le loro potenzialità.

Per scoprire altri particolari sulla storia e sull'universo di "Dark Ghost", puoi visitare la pagina ufficiale del romanzo su Amazon!



 

6. Paracelso 



Paracelso, noto medico e alchimista svizzero del XVI secolo, propose una nuova forma di alchimia che non si basava sulla trasmutazione dei metalli, ma piuttosto sui vegetali, e che egli chiamò "spagiria". Nei suoi dieci libri degli "Archidoxa", spiegò che la natura possiede delle forze di guarigione chiamate "Archei", spiriti incorporei che possono essere portati alla luce grazie all'arte dell'alchimia. I quattro Archei principali sono la prima materia, il lapis philosophorum, il mercurium vitae e la tintura.

Paracelso non collegò più l'insorgenza delle malattie allo squilibrio dei quattro umori (bile nera, bile gialla, flegma e sangue), come invece faceva la teoria predominante dell'epoca, ma sostenne che i problemi di salute avevano origine dall'azione degli Archei, capaci di alterare i principi spagirici presenti nei quattro elementi dell'organismo.

 

7. Maria la Giudea 



Maria la Giudea (nota anche come Miriam la Giudea) è stata una figura importante nell'ambito dell'alchimia medievale. Purtroppo, le informazioni a suo riguardo sono molto scarse e frammentarie.

Secondo la tradizione, era una donna ebrea che visse in Germania nel XIII secolo: si dice che abbia sviluppato nuove tecniche di lavorazione dei metalli e delle pietre preziose e che abbia scritto numerosi trattati sull'argomento. Nessuno di questi è giunto fino a noi, ma sono citati con dovizia di particolari nei testi ermetici successivi.

 

8. Cleopatra l’Alchimista 



Cleopatra l'alchimista (da non confondere con la famosa regina d'Egitto) è una figura misteriosa della storia dell'alchimia, la cui esistenza è stata a lungo oggetto di dibattito tra gli storici. Alcuni sostengono che sia solo una leggenda, mentre altri credono che sia vissuta davvero nel XII secolo.

Secondo diverse fonti, era una donna bizantina o egiziana che visse durante il regno dell'imperatore Costantino. Molto abile nell'arte dell'alchimia, dedicò gran parte della sua vita alla ricerca della pietra filosofale, la sostanza che, secondo la leggenda alchemica, sarebbe in grado di trasmutare i metalli in oro e conferire l'immortalità a chi la possedesse.

 

9. Zosimo di Panopoli 



Zosimo di Panopoli era un alchimista egiziano noto per aver scritto alcuni dei primi testi alchemici in greco antico. Mentre alcune fonti lo registrano come originario di Panopoli o di Tebe, altre lo collocano ad Alessandria. È l'autore di un ampio corpus di trattati alchemici, tra cui “Degli apparecchi e delle fornaci”, conservato presso la Biblioteca Marciana di Venezia.

Fu il primo a adottare un approccio sistematico alla scrittura di opere alchemiche e a firmare i propri testi. Le sue idee erano una sintesi unica di influssi provenienti dal neoplatonismo, dal cristianesimo, dallo gnosticismo e dall'ermetismo. Secondo la sua concezione, il processo di trasformazione dei metalli rappresentava simbolicamente un percorso di purificazione e iniziazione del praticante stesso.

 

10. Dottor Johannes Faust 



Faust è universalmente noto come uno dei personaggi più emblematici della cultura popolare europea. La sua storia, diffusa in molteplici varianti, narra di un erudito umanista votato alle scienze, insoddisfatto perché la conoscenza ottenibile dai libri non bastava a saziare la sua sete di sapere. Per questo, decise di ricorrere alla magia e invocare l'aiuto del sovrannaturale. Una notte, creò un cerchio magico che fece apparire l’angelo caduto Mefistofele, il quale gli propose un patto: avrebbe potuto godere appieno della vita per un determinato periodo di tempo, ma al termine dei suoi giorni avrebbe dovuto restituire la sua anima a Lucifero e subire l'eterna condanna dell'inferno.

Questa figura leggendaria ha assunto diverse forme nelle opere degli autori che l'hanno descritto, ma la sua origine è riconducibile a un personaggio storico. I primi documenti che lo menzionano ne situano la nascita fra il 1460 e il 1470 a Helmstadt, un villaggio vicino a Heidelberg, sebbene alcune versioni successive affermino che sia nato a Kundling, ora nota come Knittlingen, nel Baden-Württemberg. Morì a Staufen tra il 1536 e il 1539, vittima di un'esplosione avvenuta durante un esperimento alchemico. La Chiesa interpretò questa tragica fine come prova che era stato il diavolo a far concludere la sua vita.

Questo personaggio mi ha sempre affascinata, tanto che ho scelto di dedicare la mia tesi di laurea magistrale alla sua analisi. La mia ricerca si è concentrata sulla sua descrizione nel folklore e nell’arte, fino all'opera di Thomas Mann "Doktor Faustus", che ha unito la magia della letteratura alla magia della musica. Se anche tu sei interessato/a a questo tema, ti suggerisco di leggere l'articolo “Musica e letteratura: collegamenti tra due arti magiche”.

 

Articolo scritto in collaborazione con

Ivana Vele Poletti

https://www.ivanapoletti.com/