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lunedì 15 gennaio 2024

Wicca: la magia tra noi non è mai morta (Parte 3)

 

 

La Wicca affonda le sue origini nello sciamanesimo; possiamo definirla come una sorta di ristrutturazione in chiave moderna dei riti indigeni europei. Si tratta di riti che affondano le loro origini nella terra e, di conseguenza, simili in tutte le pratiche sciamaniche effettuate in ogni luogo. Ovviamente, con adattamenti alla cultura dominante e alle risorse naturali reperibili in loco, ma spiritualmente orientate allo stesso obiettivo.

 

Se c'è una certezza basilare nel cuore

dello sciamanesimo, e della Wicca,

è che tutto quanto è vita è sacro.

C'è una realtà comune senza distinzione

fra spirito e natura, Divinità e umanità,

umanità e natura. Tutto è connesso, tutto è Uno.

(da “Wicca, il libro essenziale”)

 

Essenzialmente, ogni cosa nasce dall'Uno e, smarrita in questo mondo esclusivamente materiale, ne cerca il ritorno attraverso lo spirito divino che c'è in noi. La luce che torna nell'ombra, l'ombra che torna nella luce: l'Uno, il principio primordiale che tutti ci accomuna.

Chi può praticare lo sciamanesimo?

Non tutti possono diventare sciamani, ma tutti possono praticare lo sciamanesimo. Allo stesso modo, chiunque può essere partecipe dei riti Wicca e praticarne i principi nella vita, senza tuttavia esserne divenuti sacerdoti. Naturalmente, questi poli di benessere, di vita comune improntata alla convivenza sociale e naturale, sono sempre stati invisi ai poteri accentratori e visti come pericolosi antagonisti.

Ma lo sciamanesimo, a qualsiasi latitudine, è sempre sopravvissuto come un culto valoriale sotterraneo. L'alleanza dei poteri dei sovrani con quello della chiesa ha stravolto la prospettiva e la parola stregoneria, nella sua accezione più negativa, ha sostituito nell'immaginario collettivo, imposto, quella di guaritore o sciamano.





L’Inquisizione

Un vero e proprio olocausto delle donne e di tutti coloro che potevano rappresentare un pericolo per l'egemonia del principe o della chiesa, fu la caccia alle streghe, organizzata e perpetuata dalla “santa” inquisizione. Nel 1484, papa Innocenzo VIII promulgò un editto in cui si autorizzava la tortura nei processi di stregoneria, editto valido ancora oggi. Processi e torture che si protrassero nel tempo e in ogni continente, grazie ai missionari soprattutto gesuiti che imperversarono ovunque con il loro zelante oscurantismo.

La regola base della Wicca

La regola base della Wicca: Fai quello che vuoi fino a quando non fai male a nessuno, compreso te stesso.

Ovviamente suona famigliare, infatti è un precetto che si perde nella notte dei tempi, dal Karma orientale alla filosofia greca, alla dottrina di Gesù, da non confondere con quella della chiesa! Peraltro, a questa regola si associa quella del tre e cioè: il bene che farai ti sarà restituito tre volte tanto, altrettanto dicasi per il male. (Su questa sorta di giustizia nella vita non sarei così certo).

 

Vediamo i punti base:

  • I riti praticati dai wiccan hanno lo scopo di armonizzare l'uomo con la natura  e quindi, ciclo lunare, quattro stagioni e quattro punti cardinali.
  • Ogni adepto riconosce la sua responsabilità verso l'ambiente, e farà del suo meglio per viverci in armonia.
  • La Wicca riconosce l'esistenza di un potere soprannaturale, ma ritiene che sia insito in ognuno di noi.
  • Tutto il potere dell'universo si esprime attraverso la dicotomia Donna/Uomo, senza nessuna prevalenza dell'uno sull'altro. Il sesso è espressione di piacere e gioia di vivere. Può essere usato all'interno di alcuni riti.
  • La Wicca riconosce l'esistenza di un mondo esterno e un mondo interiore spirituale, questi due aspetti sono interconnessi e possono dar vita a fenomeni paranormali.
  • Nella Wicca non ci sono gerarchie, tuttavia solo i sacerdoti e gli anziani della congregazione hanno accesso ad alcuni privilegi particolari.
  • La Wicca considera in egual misura importanti nella vita, magia, religione e saggezza, questo insieme è denominato Wicca.
  • Strega, per la Wicca, significa essere in grado di controllare le forze interiori e indirizzarle a scopo benefico.
  • La Wicca mette la vita al centro dell'universo. Non ha nessun problema con altre religioni. Non cerca di imporre il proprio credo, ogni adepto partecipa di sua volontà e ogni religione è compatibile con la Wicca.
  • La Wicca non riconosce alcun male assoluto, come il diavolo della cristianità o altre creature demoniache. La Wicca collabora con la natura per il benessere psicofisico di ogni wiccan, non ricerca nessun potere materiale e di conseguenza non ha nessun debito di riconoscenza verso entità fisiche o spirituali. La Wicca adora solo il potere primordiale, l'Uno rappresentato dalla dea o dal dio e il divino che è dentro ognuno di noi.



 

Simboli e strumenti rituali

 

  • Pentacolo con le punte verso l'alto, verso il basso è versione satanista.
  • Scopa, serve per spazzare via le energie negative dall'area del rito, rappresenta l'unione dell'uomo e della donna in un'unica energia.
  • Bacchetta, di legno, di metallo o d'avorio, serve all'officiante del rito a incanalare l'energia della dea.
  • Incensiere, per stimolare i sensi dei partecipanti, bruciando non solo incensi.
  • Calderone, con acqua bollente per la preparazione di pozioni. Solo con acqua per i riti di chiaroveggenza o divinazione. Nella Wicca il calderone simboleggia la donna in quanto procreatrice di vita, oppure la creazione di nuove cose attraverso la mescolanza di ingredienti.
  • Athame, un pugnale dal manico nero per assorbire le energie negative, ma completamente spuntato e non affilato.
  • Bolina, pugnale dal manico bianco in questo caso affilato, si usa nella preparazione delle pozioni o dove necessiti incidere o tagliare.
  • Palla di cristallo, per leggere il futuro e avere delle risposte. Puoi vedere nubi di colore, a seconda del quale avrai una risposta alla domanda. Oppure una serie di simboli che vanno dal serpente alla stella, al terzo occhio e vari altri, ognuno di essi con un particolare significato inerente alla divinazione richiesta.
  • Il libro delle ombre, un personale diario delle proprie esperienze rituali.
  • Calice, usato nel rito della libagione, ma più importante nel grande rito dove insieme all'Athame simula l'unione tra uomo e donna.
  • Campana, per sottolineare momenti particolari durante il rito, o facilitare attraverso i suoni il contatto con la dea.

A questo proposito, può interessarti anche l’articolo “Il ruolo dell’oggetto magico nel fantasy”.

La Wicca crede nella ciclicità della vita e, perciò, nella reincarnazione condividendo le teorie del Karma. A seconda quindi del comportamento tenuto in vita, l'anima ritornerà sulla Terra in condizioni più o meno favorevoli. Fino a quando il premio definitivo sarà il ritorno alla dea, interrompendo così il ciclo delle reincarnazioni.




 

L’epoca odierna

Il bivio a cui siamo arrivati ci obbligherà a scelte assolutamente drastiche. L'abbandonarsi alla tecnologia in modo acritico confidando nella scienza, come ci viene ripetuto in ogni momento in maniera asfissiante, entrando così in un mondo assolutamente virtuale, dove nulla è quello che pare, ma serve uno scopo altro.

Oppure tornare alla natura, all'ascolto di noi stessi, a quello che è l'equilibrio psicofisico prodotto dalla condivisione, e non dal possesso e dall'apparenza.

La vita è una magia che in quanto tale nessuno comprende, ma che possiamo assecondare, oppure illuderci di poter controllare, con i risultati che sono sotto i nostri occhi da tempo.

 

 

Mi compiaccio: bel lavoro!

Tutte avrete dei proventi;

ora, in circolo, cantate

come elfi, come fate

per stregare gli ingredienti.

 

(Ecate, regina delle streghe, dal “Macbeth”, W. Shakespeare)

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 8 gennaio 2024

Wicca: la magia tra noi non è mai morta (Parte 2)

 


 

É vero che sei uno spirito,

Ma tu sei nata per essere ancora

Mortale, e devi andare

Sulla terra e fare da maestra

A donne e a uomini che avranno

Volontà di imparare la tua scuola,

Che sarà composta di stregonerie.

Non devi essere come la figlia di Caino,

E della razza che è divenuta

Scellerata e infame a causa dei maltrattamenti.

Come Giudei e Zingari,

Tutti ladri e briganti,

Tu non divieni...

Tu sarai sempre la prima strega,

La prima strega divenuta nel mondo.

Tu insegnerai l’arte di avvelenare,

Di avvelenare tutti i signori,

Di farli morti nei loro palazzi,

Di legare lo spirito dell’oppressore.

E dove si trova un contadino ricco e avaro,

Insegnerai alle streghe tue alunne

Come rovinare il suo raccolto

Con tempesta, folgore e baleno,

Con grandine e vento...



Così inizia “Aradia, o il vangelo delle streghe”, di Godfrey Leland, sulla stregoneria in Italia. Il materiale raccolto si basa sulla testimonianza di “Maddalena”, che si rivelò essere una strega della locale confraternita. Se ti interessa questo argomento, leggi anche Wicca: la magia tra noi non è mai morta (Parte 1)”.

Questa vecchia strega chiamata Maddalena era in possesso di un manoscritto, ricopiato da Leland per il suo libro, dove venivano raccolti e descritti i rituali delle streghe da tempi immemori, tramandati da una decana all'altra.

 

La testimonianza

Si racconta nel manoscritto che Diana la prima nata, una sorta di Lilith, portasse con sé sia la luce che l'oscurità. Quando si divise nacque il fratello Lucifero che divenne il portatore della luce, mentre Diana era l'oscurità. Lucifero caduto sulla Terra si rifiutava di rendere Diana partecipe della luce, per cui anch'ella si fece mortale, si trasformò in gatto e sedusse Lucifero, e qui nacque il primo canto di potere con cui soggiogò l'ira di Lucifero. In questo modo Diana filò il destino degli uomini mentre Lucifero girava la ruota del filatoio, e divenne così la regina delle streghe e di tutto il mondo creato attorno a loro, spiriti, folletti, gnomi, fate...




Wicca

Basandosi su questo testo e su esperienze proprie, Gerald Gardner nel 1938 tornò in Inghilterra dall'estremo oriente, e nella cittadina di New Forest divenne prima discepolo e poi proclamato stregone da una congrega discendente da un'antica tradizione. Da allora cominciò a promuovere la stregoneria, da lui rinominata Wicca, attraverso libri, articoli e interviste radiofoniche. Dopo la pubblicazione delle sue opere principali: “Witchcraft Today”, del 1954 e “The Meaning of Witchcraft del 1959, fu denominato dalla stampa “capo degli stregoni”. Alla sua morte la sacerdotessa Doreen Valiente prese il suo posto. Leggi anche l’articolo “Streghe Wicca: 5 curiosità per conoscerle”.

Al contrario del suo predecessore, la Valiente cercò di tornare nella penombra, evitando la spettacolarizzazione della Wicca; nel contempo ne riscrisse e modernizzò i riti fondamentali, come il canto delle streghe e l'incarico della dea, allontanandola decisamente dal nuovo credo satanista.

 

La Triplice Dea

Si tratta del ritorno della Triplice Dea, la dea madre adorata da quando si conoscono graffiti e statuette adorative o funerarie. Passata attraverso innumerevoli nomi e attribuzioni, accompagnando i passaggi dalle società prettamente matriarcali a quelle patriarcali, da Leucotea dea bianca dei Centauri a Era moglie di Zeus, da Danae a Danu per arrivare a Diana e ad Albione, fino alla celtica Cerridwen.

Nella cosmogonia Wicca, la Triplice Dea rappresenta la ciclicità della vita, la fanciulla, la madre e l'anziana, dove la Luna nelle sue tre fasi ne diviene il simbolo di appartenenza. Il concetto fondante è che gli attributi maschili e femminili sono uniti nell'uno primordiale, che si materializza per darci modo di percepirlo con i nostri cinque sensi. Questa percezione si manifesta in maniera appena riconoscibile; l'unica via per parteciparvi in modo più concreto è la via della strega, attraverso riti e funzioni che ci avvicinano alla vera natura delle cose, metodi diversi ma stessi scopi degli sciamani nativi americani. E anche in queste pratiche, la luce della Wicca e l'ombra della magia nera si accompagnano a vicenda.



La forza degli elementi

Gli elementi fisici tramite i quali è possibile entrare in contatto con la Dea, intesa come elemento primordiale, sono: terra, acqua, fuoco, aria, mentre l'etere, l'ultimo, rappresenta lo spirito, considerato come l'elemento che mantiene tutti gli altri in equilibrio tra loro. Ognuno di questi elementi è rappresentato sulla punta del pentacolo, rappresentazione ovviamente simbolica del cosmo. A ogni vertice del pentacolo è abbinato un guardiano specifico per ogni elemento, considerati i loro spiriti patroni, nello stesso tempo catalizzatori di energia e difensori del rito.

 

Il “Grande rito”

La manifestazione di appartenenza più importante nella liturgia Wicca è il “Grande rito”, una sorta di rinnovato matrimonio con la Dea, nella sua espressione sia maschile che femminile. Può essere usato come propiziatorio all'iniziazione o alla proclamazione di nuovi stregoni, o semplicemente come dichiarazione di appartenenza prima di feste o ricorrenze.

La particolarità di questa funzione rituale sta nel fatto che può essere svolta sia in maniera effettiva, che virtuale, ma comunque condotta dai sacerdoti. Quando questo rito viene effettuato in maniera simbolica si serve di due elementi, un pugnale chiamato athame e un calice, simboli dell'unione degli organi sessuali maschili e femminili. Diciamo che il fine ultimo è quello di rinnovare la fertilità e la nascita della vita.

In definitiva, al di là dei vari riti propiziatori degli iniziati, guidati da sacerdotesse o sacerdoti, la Wicca è una evoluzione moderna dell'antico e comunque ancora presente sciamanesimo. A questo proposito è consigliata la lettura dell’articolo “Il potere della percezione”.

Sciamanesimo

Lo Sciamanesimo è stato definito come la prima religione. È esistito prima delle più antiche civiltà, prima che i nostri antenati intraprendessero il lungo viaggio verso il presente. In quel tempo gli sciamani erano gli uomini della medicina, i detentori del potere, uomini e donne. Essi praticavano la magia e parlavano agli spiriti della natura. Gli sciamani furono i primi umani con la conoscenza. La crearono, la scoprirono, la allevarono e la usarono. La conoscenza è potere, le donne e gli uomini che la possedevano in quei giorni remoti erano sciamani. Per entrare in contatto con il mondo altro si servivano di diverse tecniche, dal digiuno, al dolore autoinflitto, all'uso di sostanze allucinogene. Il tutto per raggiungere quello stato di estasi che permettesse loro di connettersi con gli Dei. Parliamo di questo anche nell’articolo “Sciamanesimo femminile nella mitologia norrena”.

La Wicca oggi è tutto questo, ma con una evoluzione delle tecniche che consentono attraverso la meditazione, la concentrazione, la visualizzazione, le invocazioni ritmiche cantate e danzate, di raggiungere stati di coscienza alterati. Alterati significa, in questo caso, diversi dalla normale percezione con i cinque sensi, significa entrare in uno stato dove la nostra parte inconscia prende il sopravvento cognitivo, consentendoci di aprire dimensioni diverse: pensiamo agli stati indotti dall'ipnosi o dal training autogeno, ad esempio.

In altre parole, questo tipo di stato alterato ci consente di mettere in contatto la nostra parte divina con la dea che ci ha generati, in quanto la divinità non è qualcosa di diverso da noi, che ci concede di essere al suo servizio, ma il dio e la dea sono dentro di noi e in tutto quello che ci circonda. Questa si chiama Universalità, poiché non c'è nulla che non provenga dagli dei.

Nella Wicca si usa la magia, ma la magia non è altro che un modo per indirizzare le energie naturali, per provocare un cambiamento desiderato. Come fare? Lo vedremo prossimamente.

 

Acqua e terra,

fuoco aria in mano:

occhi nel mondo.

 

Anime dentro cuori

vortici di pensieri.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

lunedì 1 gennaio 2024

Wicca: la magia tra noi non è mai morta (Parte 1)

 


 

La magia viene praticata da decine di migliaia di anni in ogni parte del mondo abitato. Nonostante le numerose predizioni che la davano per morente, resta tutt’oggi diffusa e ha saputo sopravvivere anche ai tentativi di sradicarla.


Sempre presente

Quando le persone si trovano davanti ai grandi problemi della vita e della morte, quando desiderano conoscere il futuro o vogliono comprendere il passato, quando cercano di proteggersi dal male, di curare le malattie o di promuovere il benessere, oggi come nei tempi passati, spesso finiscono per rivolgersi alla magia.

D'altronde pensiamo alle pratiche tecnologiche di cui ci serviamo giornalmente e di cui nulla sappiamo di certo, se non quello che ci dicono gli stessi produttori, ma a cui comunque ci affidiamo.

Per citare alcune delle sue innumerevoli manifestazioni, la stregoneria è vista come una pratica per far del male a qualcuno, gli spiriti dei morti possono parlare con i vivi e un amuleto protegge una famiglia dal malocchio. La magia può assumere connotati filosofici e accademici, portando a riflettere su domande profonde riguardo alla natura e al senso della realtà, ma può anche essere qualcosa di più semplice e pratico, usata per rimuovere le verruche o curare una mucca. È una disciplina che si affida a forze ancestrali oscure, ma che sentiamo attorno e dentro di noi, sperimentale, mutevole e creativa: la magia è ovunque.

La definizione di magia pone l'accento sulle connessioni umane con l’universo che ci circonda e quello che ci contraddistingue, sottolineando come le persone siano aperte ai suoi meccanismi ed esso, a sua volta, risponda alle nostre azioni.





Religione e scienza

La magia è legata agli altri due grandi temi della storia: la religione e la scienza.

La religione si concentra su un dio o più dèi; la scienza prevede una comprensione distaccata della realtà fisica attraverso la comprensione dei fenomeni mediante il metodo scientifico, che non contempla dogmi.

La magia, invece, è una delle visioni del mondo più antiche, ma è anche capace di un continuo rinnovamento, come la scienza dovrebbe essere… del resto. Di conseguenza, una magia moderna potrebbe aiutarci a esplorare le nostre connessioni fisiche, etiche e naturali con il mondo in un’epoca segnata da una profonda crisi esistenziale e di interconnessione con la natura che ci circonda.

Nel corso degli ultimi secoli, la magia si è fatta una cattiva reputazione, in parte dovuta alle affermazioni stravaganti fatte dai suoi praticanti più disonesti, come del resto non mancano da parte di religiosi e scienziati, o presunti tali. Inoltre, è anche stata vittima di una campagna di propaganda portata avanti con successo dalle sue cugine, la religione e la scienza, che per ovvi motivi in questi millenni hanno avuto accesso al potere della comunicazione e al controllo delle menti attraverso l'inquisizione e la censura preventiva. Tuttavia, se un ramo del comportamento umano è così diffuso e ha millenni di vita alle spalle, significa che svolge un ruolo importante per gli individui e le culture.

Dal paleolitico ad oggi, in occidente, la cultura autoctona ha continuato a sopravvivere alle migrazioni straniere, quindi alle religioni importate, prima convivendoci accanto e poi in maniera sotterranea.

Dal mondo romano al Medioevo, la religione cristiana, e poi cristiano cattolica, ha soppiantato le antiche credenze, ma per farlo ha avuto necessità di sovrapporre festività e santi propri alle vecchie divinità pagane. Senza menzionare metodi, imposizioni e pratiche inquisitorie atte sradicare credenze e riti antichi nelle popolazioni indigene. Ma un dio cornuto proveniente dall'inizio dei tempi è sempre presente nelle credenze intime, e quindi collettive, dei popoli colonizzati dalla chiesa cristiana. Non solo, ci sono testimonianze di un gran numero di sacerdoti e suore che organizzavano eventi pagani e sabba. Praticamente, si mimetizzavano all'interno della gerarchia ecclesiastica, così da poter svolgere pratiche proibite coperti dalla religione in cui non credevano.

Scriveva Pierre de Lancre, magistrato e inquisitore francese nel 1613: “La maggior parte dei sacerdoti sono stregoni. Nessuna assemblea è mai stata così numerosa in città come in questi sabba, dove vengono persone di ogni qualità e condizione, ricche e povere, nobili e ignobili, ma soprattutto ogni sorta di monaci e monache, sacerdoti e prelati “

Il processo di Berwick-Nord, svoltosi in Scozia nel 1590, rivela l’aspetto politico dell’organizzazione, nei documenti di Stato relativi al processo per il tentato omicidio leggiamo: “le streghe della regione avevano tentato, sotto le direttive del loro Gran Maestro, di assassinare Giacomo VI. I documenti di Stato elisabettiani forniscono un altro esempio: “I confederati contro sua Maestà, che hanno variamente e molte volte cospirato contro la sua vita, e quotidianamente confederano contro di lei, si chiamano Old Birtles il grande diavolo, Darnally lo stregone, Maude la due volte buona incantatrice, il vecchio mago di Ramsbury



 

Dal XIII al XVII secolo la lotta alla stregoneria, mano a mano che il potere ecclesiastico si diffondeva nelle sfere di comando, diventa sempre più cruenta. Nel 1431 il processo a Giovanna D'Arco, 1484 papa Innocenzo VIII emana la bolla contro le streghe, ma il paganesimo sotterraneo figlio di comunità soprattutto autoctone resistette e oggi fiorisce nuovamente.

Poco è cambiato dai tempi antichi, allora la ricerca di un colpevole per avvenimenti inspiegabili si tramutava nella caccia alle streghe, oggi ai negazionisti, qualsiasi cosa possa voler dire.


Wicca

La Wicca sarebbe stata creata da Gerald Gardner basandosi sulle antiche tradizioni della stregoneria, unite a una serie di pratiche spirituali apprese nel corso dei suoi viaggi in oriente (come alcune derivazioni dallo Yoga o dal Karma), con la cabala e con il culto satanista promosso in quegli anni da un altro personaggio molto controverso, Aleister Crowley. Altri sostengono che la Wicca sia stata solo ripresa e rimodernata da Gardner sulla base di alcune pratiche note agli occultisti sin dagli anni ’20.

Quello che comunque è certo, è che Gardner non ha creato o innovato nulla, si tratta di un mix di diverse pratiche e insegnamenti di religioni e dottrine spirituali diverse, rivedute e corrette con due scopi principali: essere più facili da praticare (le pratiche sono estremamente semplificate e ridotte all’osso, chiunque con un minimo di preparazione può metterle in atto facilmente) e più appetibili al grande pubblico. In sostanza, Gardner ha creato una nuova religione pensando a farla diffondere il più possibile con regole, pratiche e simbologie molto semplici e che potevano essere messe in atto da tutti, dal professore istruito dell’università fino all’operaio dell’acciaieria che sapeva a malapena leggere e scrivere.

Data la grande diffusione della Wicca si può affermare senza timore di smentita che la visione di Gardner fosse giusta e ad ogni modo non ha creato nulla di sana pianta ma si è limitato a restaurare, rinnovare e aggregare assieme una serie di riti già usati in passato e tutt’ora in molte religioni.

Questa è la differenza fondamentale tra una religione come la Wicca (un mix di diverse pratiche già esistenti) e Scientology o simili (una religione creata letteralmente da zero a tavolino).

 

Nel prossimo articolo ci immergeremo nella pratica di questa nuova, ma antica pratica magica.

 

 

Nebbie del tempo,

riti volti soffusi:

luce d'incanto.

 

Nulla è come pare,

tutto è ciò che vuoi.

 

Contenuto preparato in collaborazione con

BRAN

 

 

lunedì 30 ottobre 2023

Rasputin: veggente o mistificatore?

 

 

 

Pokrovskoe, Siberia occidentale, un insediamento mediamente ricco per quei tempi nella Russia zarista. In quel luogo, in una isba di otto stanze, viveva la famiglia Rasputin, proprietaria di alcuni ettari di terra, di mucche e cavalli. Il padre, oltre all'agricoltore, faceva anche il vetturale con il proprio carro. In questo luogo e in questa famiglia agiata, in data controversa tra il 1864 e il 1869, venne al mondo il 10 gennaio Grigorij Rasputin, nome dato in onore di S. Gregorio di Nissa, che si festeggia quel giorno.

Il cognome era invece un distintivo familiare, anche piuttosto comune nella zona, la cui derivazione non è chiara come si vorrebbe far credere. Infatti, anche il nonno aveva lo stesso cognome, e la radice di Rasputin ha diversi significati oltre a “depravato” come racconta la vulgata classica. Il padre, Efrim, considerava inutile l'educazione dei figli, Grigorij ha un fratello maggiore di due anni e pensa che impareranno di più dalla vita che consumando il fondo dei pantaloni sui banchi di scuola.

 

La vita prima della fama

 

L'educazione scolastica non era obbligatoria e d'altronde la chiesa la ostacolava, soprattutto se indirizzata verso dei Muzik”, meno capivano meglio era! (Nihil sub sole novum).

La campagna era la loro scuola, la taiga con i suoi spazi, la foresta, gli animali, il tutto vissuto all'interno delle superstizioni e tradizioni della chiesa ortodossa locale.

Pokrovskoe era un piccola comunità ai margini dell'universo abitato, poco lontana dal Kazakistan, e l'esistenza di grandi città come Mosca o S. Pietroburgo era quasi un sogno collettivo. Le grandi città erano sì lontane da un punto di vista chilometrico, ma lo erano soprattutto nella visione quotidiana della vita.

Nessuno in quel luogo sperduto era mai stato perseguitato, nessuno aveva conosciuto la schiavitù; si trattava di una zona protetta dagli Urali dove la cosiddetta civiltà, con i suoi misfatti, era solo un sentore lontano. In questa società intrisa di superstizioni contadine e di retorica cristiana ortodossa, avvenne il primo portento nella vita di Grigorij Rasputin.




 

La profezia

Un giorno, mentre giocavano sulle rive del fiume Tura, i due fratelli caddero in acqua. Non era periodo per i bagni ed entrambi, pur salvandosi dalle acque gelide, si ammalarono di polmonite.

Uno degli svantaggi di abitare in luoghi così veri, ma di conseguenza lontani dalla cosiddetta civiltà, era la mancanza di un medico raggiungibile in poco tempo. Dopo poco il fratello maggiore morì, mentre Grigorij si dibatté nell'abbraccio della morte per alcune settimane. Quando oramai si attendeva la sua dipartita come una liberazione dalla sofferenza, lui si sedette sul letto, arrotolato nelle coperte, e con voce fioca appena percettibile disse: “Sì, oh sì, lo voglio lo voglio.” Poi ricadde sul cuscino e si addormenta con aria placida.

Al suo risveglio sorrise ai genitori e a tutti gli abitanti del paese, che per settimane si erano radunati in preghiera dentro e fuori dalla sua casa. Si riprese sorprendentemente in fretta e, quando interrogato sul perché delle sue parole dal prete del villaggio, raccontò che una bella signora vestita di azzurro e bianco gli era apparsa in sogno e ordinandogli di guarire. Naturalmente, chi era lui per rifiutarsi? Il pope, presa la palla al balzo, sentenziò che la Vergine Maria aveva salvato il bambino per destinarlo a un glorioso destino e aggiunse: “Un giorno tornerà per dirti cosa si aspetta da te”.

Questa profezia scavò nelle viscere del giovane Rasputin, che cominciò a chiedersi perché la Santa Vergine avesse portato con sé il fratello lasciandolo solo e, soprattutto, perché non si fosse ancora rivelata per annunciargli il suo destino. Ne parlò con gli animali che accudiva, convinto che lo ascoltassero, ne discuté con se stesso, poi avvenne il secondo prodigio che avvalorò la profezia.

Rubarono dei cavalli a un suo vicino e lui, senza esitazione, indicò il luogo in cui erano tenuti e chi li aveva rubati. Questa manifestazione di veggenza si palesò altre volte e anche per altre questioni. Così, la profezia rinforzata dalle visioni fece accrescere la sua fama nella regione.

Le visite alla isba degli starec (monaci vagabondi) divenne quasi d'obbligo e il giovane Rasputin si sentì sempre più attratto dalla vita e dai racconti di quegli uomini solitari e apparentemente miserabili, che vivevano dell'elemosina del popolo e dei potenti.

Rimase affascinato dai loro racconti, dai monasteri che avevano visitato, dei santi eremiti con cui avevano digiunato per servire il Cristo, delle città che avevano vissuto dove dilagava la corruzione delle anime e dei corpi.

La profezia e le sue doti di veggente l'avevano convinto di non aver bisogno di nessuna istruzione per fare quel tipo di vita, perché proprio per quei motivi lui possedeva una scienza che gli era stata infusa dall'Altissimo.

 

Il pellegrinaggio

A 19 anni, con il permesso del padre e in preda a una crisi mistica, partì insieme a uno di questi starec, per poi continuare il suo pellegrinaggio da solo visitando eremi, santuari e monasteri della sua regione.

A una festa del monastero di Abalatsk la sua fede nella penitenza vacillò per la prima volta, lì conobbe la sua futura moglie, la sposò e come da tradizione la portò a casa. La sua vita di vagabondaggio da santone veggente proseguì, con il ritorno a casa nella stagione del raccolto.

Quando finalmente si sentì benedetto da Dio per la nascita di un figlio, ecco che la tragedia che cambierà la sua vita si abbatté su di lui: il neonato di sei mesi muore.

Questo immane lutto, ingiusto secondo lui visto il suo prodigarsi per la fede, lo condusse alla ribellione nei confronti del padreterno, si convertì all’alcool, alle donne e alle ruberie, fino a quando venne bandito dal villaggio.

Se ne andò dal paese quasi sollevato, senza collera, ricominciando i suoi vagabondaggi di preghiera, fino a quando incontrò un asceta, lo starec Makarij, e di nuovo la sua vita cambiò. Il sant'uomo lo istruì sulle scritture, ma soprattutto risvegliò il suo animo credente. Quando tornò a casa era un altro uomo.




 

Una nuova vita

Lo sguardo magnetico e sognante, la frenesia dei gesti e della preghiera, il battere sul petto intonando cantici sacri, lo posero in uno stato di irrequietezza che lo portò di nuovo al vagabondaggio religioso.

D'altronde, l'asceta Makarij gli aveva vaticinato che avrebbe trovato la salvezza nel vagabondaggio e così fece.

La sua irrefrenabile ricerca lo porterà sempre più lontano, fino al monte Athos in Grecia, e tornato in Russia visitò tutti i luoghi santi portando la sua fede e la sua veggenza, ritornando sempre a casa nel periodo estivo per partecipare ai lavori agricoli della comunità.

In questo periodo ebbe tre figli, Dimitrij, Matryona e Varvara nel 1900. Ma ciò che contava per Rasputin era solo diffondere la “luminosa certezza che dimora in lui”. Perciò, confortato dalla fama di veggente e guaritore, decise di mettersi in proprio. Prese in affitto una casa e la trasformò nella sua chiesa.

Le sue adunanze, che seguivano un rito “chlysty”, divennero sempre più affollate. Le riunioni si svolgevano anche alle terme, dove da flagellazioni leggere per stimolare la circolazione si passava a danze circolari e canti parossistici che sfociavano in vere e proprie orge.

La teoria era che il peccato andasse distrutto e redento attraverso il peccato, umiliandosi nel fango del peccato ci si elevava a Dio. La soddisfazione erotica rappresentava solamente un passaggio dall'umiliazione alla redenzione. Naturalmente, sia la Chiesa che lo Stato non approvarono e dopo vari processi Rasputin fu allontanato.

 

Dal popolo all’aristocrazia

Ora che abbiamo inquadrato l'ambiente culturale in cui operava la ricerca spirituale di Rasputin, non dobbiamo pensare che tutto ciò riguardasse solo il basso popolo. La sua fama di veggente e guaritore era oramai diffusa, fino ad arrivare attraverso varie avventure alla corte dello stesso zar, dove divenne in poco tempo, grazie alla zarina, l'eminenza grigia della corte.

Introdotto in quell'ambiente, ai massimi livelli dell'aristocrazia, operò guarigioni e vaticinii portentosi, fino a quello che lo consacrò al mondo europeo.

Il 2 ottobre 1912 lo zarevic Alessio, figlio di Nicola II e nato emofilico, ebbe un incidente che peggiorò improvvisamente senza che i medici accorsi al suo capezzale riuscissero a porvi rimedio. Una grave emorragia interna iliaca e lombare sembrava non lasciare scampo al giovane Alessio. Venne dunque convocato un famoso chirurgo ma per paura che l'ematoma peggiorasse la sua emofilia non lo operò. Il 10 ottobre il bambino ricevé la sacra unzione e sul punto di perdere conoscenza sussurrò alla madre:

Quando sarò morto innalzate per me un piccolo monumento nel parco!”

Abbandonata dai medici e dai sacerdoti, la zarina telegrafò a Rasputin: “Medici disperano, le vostre preghiere sono la nostra unica speranza”.

Rasputin ricevé il telegramma il giorno stesso, mentre pranzava insieme alla famiglia. Si alzò da tavola e invitò la figlia Matryona (chiamata Marija) a seguirlo nel salone, dove erano esposte le icone più sacre.

Lì, alla sua presenza, eseguirà un rito di guarigione che lui stesso definì:

“Il più difficile e misterioso di tutti i riti”.

 

Rasputin eseguì una magia telepatica, chiamata transfert del dolore e dalla malattia, una vera e propria pratica sciamanica appresa nei suoi pellegrinaggi giovanili presso i Buriati, gli Jacuti e i Kirghisi, ma arricchita e sommata per intero alla sua fede ortodossa.

Si tratta di liberare il bimbo dalla malattia prendendola su di sé agli occhi di Dio. È così che agiscono gli sciamani quando vogliono guarire un malato dalle sue sofferenze, che siano fisiche o dell'anima. Si sostituiscono a lui con il pensiero, si fanno carico del suo supplizio sostituendosi al suo “Io”, per poi restituirglielo a guarigione avvenuta.

E così fece. La figlia riferì di averlo visto prostrarsi a terra con il volto trasfigurato dall'estasi, ansimante e in preda a una sofferenza sovrannaturale. A certo punto, riferì sempre Marija, cadde all'indietro contorcendosi come se fosse in preda all'agonia e pensò che stesse per morire. Quando l'agonia finì era sera, gli offrì un tè, lui lo bevve sorridente e tornò in sé.

Alla fine di questa stregoneria mistico cristiana e pagana, telegrafò alla zarina:

La malattia non è grave come sembra.
Che i medici non lo facciano soffrire.”

 

Il giorno successivo, la febbre cominciò a calare e il grande ematoma a riassorbirsi, mentre l'emorragia si era fermata. Naturalmente, come sempre succede con qualsiasi scienza ufficiale, fu solo una coincidenza. Ricordiamo che il malato aveva già ricevuto l'estrema unzione: dopo c'è solo la morte. Oppure, in sub-ordine, avendo la zarina smesso di preoccuparsi dopo il telegramma di Rasputin, era venuta meno la tensione che impediva al ragazzo di guarire.

Così, sotto la protezione dello zar, Rasputin tornò in pompa magna a corte, ma né la Chiesa né le corporazioni che lo vedevano come un rivale smisero di contrastarlo.

Rasputin fu devoto a se stesso e allo zar fino alla morte.

 

 

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