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lunedì 13 marzo 2023

Acchiappasogni: significato e utilizzo di un antico portafortuna



 


Un simbolo legato non solo alle leggende, ma anche alle abitudini sociali dei nativi americani: scopriamone tutti i segreti 

 

L'acchiappasogni è un oggetto affascinante perché rappresenta una tradizione antica e spirituale, legata alle credenze delle culture native americane. Il suo design unico, spesso realizzato con materiali naturali come rami di salice e fibre di cotone, trasmette un immediato senso di autenticità.

Cosa significa regalarne uno alle persone che amiamo? Qual è l’antica leggenda collegata alla sua storia? Scopriremo queste e altre curiosità nell’articolo di oggi!

 

Che significato ha l'acchiappasogni? 

 

L'acchiappasogni è un oggetto tradizionale della cultura indigena americana. È costituito da un cerchio (che rappresenta l’eterno ciclo della vita) attraversato da una morbida rete di tessuto. È solitamente composto da un anello di legno di salice e fili di materiale naturale, come il cotone, e può essere decorato con piume, perline e altri oggetti simbolici.

Attualmente, questo oggetto viene utilizzato per proteggere le persone dagli incubi e dalle influenze negative durante il sonno, ma il suo significato originario era molto diverso. Nella cultura nativa, veniva utilizzato come segnale per informare i visitatori del villaggio riguardo alla professione praticata da chi abitava in una determinata tenda. Ogni acchiappasogni era diverso nei colori, nel tipo di piume e nella disposizione delle perline, elementi che variavano a seconda del mestiere che doveva rappresentare.

Dopo l'invasione delle Americhe, l'acchiappasogni è stato interpretato dalla cultura occidentale come un oggetto che svolge la funzione di allontanare i sogni molesti o i pensieri che non favoriscono la crescita spirituale del possessore.

 

Perché si regala l'acchiappasogni? 

 

L'acchiappasogni è oggi ritenuto un simbolo di protezione e sicurezza: si pensa che possa aiutare a purificare l'anima e a liberare la mente dai pensieri negativi. Il significato di questo dono è pertanto beneaugurante, perché chi lo regala desidera proteggere il destinatario da ogni influenza maligna.

Inoltre, è un elegante elemento decorativo e può diventare un complemento d’arredo di grande effetto.

Il significato di questo oggetto è anche collegato alla leggenda di Asibikaashi, la donna ragno, il cui mito – rimaneggiato e arricchito di particolari nel corso dei secoli – è giunto fino a noi.

 

La leggenda di Asibikaashi 

 

C'era una volta, in un lontano villaggio Ojibwe, una creatura mitica chiamata Donna Ragno. Era nota per la sua gentilezza e per l’attenzione con cui proteggeva i bambini e i neonati della comunità.

La Donna Ragno aveva un dono unico: la capacità di tessere ragnatele sottili e ampie, in grado di catturare il male durante la notte e farlo sparire con l'arrivo del giorno. La gente del villaggio si sentiva al sicuro sotto la sua sorveglianza.

Quando però il popolo degli Ojibwe spostò l’accampamento in una terra lontana, Asibikaashi non riuscì più a raggiungere i bambini con la sua magia benevola. Le madri e le nonne crearono così delle ragnatele artigianali, utilizzando rami di salice o fibre naturali, in modo da proteggere i piccoli dai brutti sogni. Queste ragnatele, chiamate acchiappasogni, permettevano solo ai sogni buoni di raggiungere i bimbi, mentre gli incubi venivano intrappolati nella rete e scomparivano con la luce del sole.

 

 

“Un capo Ojibwe



 

L’acchiappasogni del futuro 

 

Ti affascinano le storie che ruotano attorno agli acchiappasogni? Allora la serie Stargarden Universe potrebbe essere di tuo interesse! Accanto a psichedeliche megalopoli, viene anche descritta la pacifica società di Nuova Eden, dove sorprendenti innovazioni tecnologiche convivono con i simboli dell’antichità. Uno di questi è un enorme acchiappasogni dotato di radici e grandi fiori colorati. A cosa serve? Scoprilo leggendo i romanzi della saga!

Se ti piace l'idea di un mondo immaginario che unisce elementi del passato e del futuro, corri subito a leggere “Dark Ghost, il primo volume della saga Stargarden Universe!



 

Dove si mette un acchiappasogni? 

 

L'acchiappasogni può essere appeso in diversi luoghi della casa, a seconda delle preferenze personali e della funzione che gli attribuiamo.

Molte persone lo appendono sopra al letto, in modo che possa catturare gli incubi mentre si dorme. Altre preferiscono collocarlo in una zona in cui si passa molto tempo, come il soggiorno o la sala da pranzo, così da proteggere l'ambiente circostante dalle energie negative.

In verità, lo si può appendere in qualsiasi luogo si preferisca... l'importante è che sia in una posizione visibile e in un luogo in cui ci si senta a proprio agio!

 

Il significato degli acchiappasogni in base al colore  

 

Ogni colore emette delle vibrazioni che ci influenzano in modo diverso. Di conseguenza, scegliere un acchiappasogni che ha una determinata sfumatura dominante veicola significati ben precisi. Vediamoli insieme!

Rosso: tramette energia, accresce la passione e il desiderio. È associato all'amore romantico, all’attrazione sessuale e alla fiducia. In alcune culture (come ad esempio quella cinese), è considerato un colore fortunato e portatore di buona sorte.

Giallo: è un colore che attira gioia, felicità e positività. Il legame con l’oro lo connette alla ricchezza e all'abbondanza. È spesso associato all'avventura, alla sicurezza in se stessi e nelle proprie capacità, alla voglia di esplorare il mondo.

Blu: è un colore rilassante e rassicurante, che può aiutare a calmare la mente e il corpo. È spesso utilizzato dagli architetti d’interni e dai designer per creare un'atmosfera di pace e di tranquillità. È inoltre associato al cielo notturno, alla vastità dell’universo e all’infinito.

Verde: in molte culture rappresenta la speranza, la crescita, la primavera e la prosperità. È il colore delle foglie e della vegetazione, pertanto è considerato l’emblema della vita e della natura. Inoltre, è portatore di equilibrio e armonia.

Rosa: è associato alla pace, all'affetto, alla tenerezza, alla femminilità, alla spiritualità, alla salute e al benessere. In India viene spesso associato alla dea dell'amore, Radha. È ideale per creare un’atmosfera romantica e sognante.

Viola: è collegato alla regalità e alla ricchezza, poiché un tempo era un colore molto costoso da produrre. Rappresenta inoltre spiritualità, saggezza e mistero. In molte tradizioni religiose, è considerato un colore sacro e viene usato nei luoghi di culto per creare un'atmosfera solenne.

Nero: è un colore che veicola autorità, potere, eleganza e sofisticatezza. Viene usato dagli architetti d’interni per creare un'atmosfera fine e ricercata. È anche associato alla notte, all'oscurità e al mistero, agli enigmi della vita e dell’universo.

Bianco: è portatore di purezza, innocenza, pulizia, pace e integrità morale. Viene spesso associato a immagini di paesaggi innevati, alberi di Natale e festività invernali. Rappresenta il candore dell’infanzia e dei pensieri positivi.

Arancione: è un colore capace di dare una sferzata di energia anche agli ambienti più neutri. Tramette calore, entusiasmo e ottimismo. Viene spesso associato a immagini positive come fuochi d'artificio, falò in compagnia, tramonti e albe infuocate.

 

Articolo scritto in collaborazione con

Ivana Vele Poletti

https://www.ivanapoletti.com/

 

 

 

lunedì 28 novembre 2022

10 Animali mitologici norreni da scoprire



 

Cervi che vivono sull’albero cosmico, serpi alate e scintillanti, cani infernali: un affascinante viaggio nella mitologia nordica 

 

Gli animali rivestono un ruolo di rilievo in tutte le mitologie, ma in quella norrena la loro presenza è particolarmente importante. I culti nordici, infatti, avevano una fortissima correlazione con la natura, la fertilità, le stagioni e il contatto tra uomo e animali, sia domestici che selvatici.

Ecco quindi 10 animali mitologici norreni che ti sorprenderanno!

 

1. La mucca che nutrì il gigante primordiale 

 

Ymir e Auðhumla in un dipinto di Nikolaj Abraham Abildgaard

 

La nostra lista non può che cominciare con Auðhumla, nota per essere stata una delle prime due creature viventi al mondo, insieme al gigante Ymir. Prima di loro, infatti, esistevano solo due terre contrapposte che si contendevano l’universo: a nord il Niflheimr, patria delle nebbie e del gelo, e a sud il Muspellsheimr, patria delle fiamme e del calore.

Quando questi due poli vennero in contatto, generarono Ymir e Auðhumla.

Fu proprio grazie al latte della mucca primordiale che Ymir riuscì a nutrirsi e crescere sano e forte. Ma non è tutto: Auðhumla, leccando i ghiacciai salati che la circondavano, liberò Buri, il progenitore di tutte le divinità nordiche.

Per saperne di più sulla cosmogonia del nord Europa, ti consiglio l’articolo “Il mito della creazione norreno”.

 

2. I cervi che vivono sull’albero cosmico 

 


 

Yggdrasill è l’albero cosmico, una pianta sacra (per alcuni un frassino, per altri un tasso o una quercia) che sorregge i nove mondi nati dal corpo di Ymir, a seguito della sua uccisione.

Tra le fronde di Yggdrasill vivono quattro cervi, che si nutrono delle sue foglie: i loro nomi sono Dáinn, Dvalinn, Duneyrr, Duraþrór.

Non si tratta degli unici animali mitologici norreni che abitano l’albero cosmico. Tra le radici dimorano serpenti, sulla sommità un gallo, un’aquila e un falco, mentre uno scoiattolo corre incessantemente lungo il tronco facendo da messaggero tra gli uccelli e i serpenti.

 

3. Il serpente alato 



 

È giunta l’ora di una creatura molto più spaventosa di quelle che abbiamo visto finora: Níðhǫggr, il cui nome significa “Colui che colpisce con odio”.

Si tratta di uno dei serpenti che si annidano tra le radici di Yggdrasill e lo rodono dall’interno, mettendo in pericolo l’intero equilibrio cosmico. Non a caso, Níðhǫggr avrà un ruolo di spicco nella battaglia finale del Ragnarǫk, che segnerà la distruzione del mondo così come lo conosciamo. Nell’ultimo canto della “Vǫluspá” (“La profezia della veggente”, il più famoso dell’”Edda poetica”) è citato come una serpe scintillante e alata, che porta tra le sue ali i cadaveri del Ragnarǫk.

 

4. Il lupo gigante 


 

Fenrir è un lupo gigante nato dall’unione tra Loki e la gigantessa Angrboða (il cui nome, molto rassicurante, significa “Presagio di male”).

Loki è la divinità dell’inganno e del caos, una figura ambigua e affascinante, tanto seducente quanto subdola. Oltre a Fenrir, diede vita ad altri due esseri spaventosi: la Dea della morte Hel, con metà corpo cadaverico e metà vivo, e il serpente gigante Miðgarðsormr.

Fenrir, con la sua forza, le sue grandi dimensioni e il retaggio della sua discendenza, cominciò ben presto a impensierire tutti gli Dei. Decisero quindi di incatenarlo con una corda magica fabbricata dai nani fino al momento del Ragnarǫk, in cui riuscirà a liberarsi.

 

5. Il cane infernale 

Hel con il mostruoso cane Garm, illustrazione di Johannes Gehrts

 

Proprio come nella mitologia greco-romana, anche nel culto norreno troviamo un cane infernale, sebbene non abbia tre teste come Cerbero. Si tratta di Garmr, il mostruoso cane di Hel, che, come abbiamo visto, è la regina degli Inferi.

Come Fenrir, anch’esso è incatenato e anch’esso troverà la libertà quando scoccherà l’ora del Ragnarǫk.

 

6. La capra che produce idromele 

Heiðrún in un’illustrazione di Lorenz Frølich

 

Non potremmo parlare di mitologia norrena senza parlare di idromele! Questa deliziosa bevanda (a base di miele fermentato) nella mitologia norrena è prodotta dalle mammelle della capra Heiðrún, che si nutre delle foglie dell’albero cosmico Yggdrasill.

 

7. I cinghiali di Freyr e Freya 

 

Freyr con Gullinbursti in un’illustrazione di Jacques Reich


Tra gli animali mitologici norreni rivestono un ruolo fondamentale le bestie sacre di Freyr e Freya: i cinghiali.

Freyr e Freya, divinità della stirpe Vani, appartengono a un antichissimo culto contadino, per cui sono strettamente legati alla sfera della fertilità, della natura e dell’ambiente boschivo (come raccontato nell’articolo “Curiosità e nomi delle divinità nordiche”). Per questo motivo, il cinghiale è un animale molto importante nella loro ritualità.

Il cinghiale di Freya, usato dalla Dea come cavalcatura, si chiama Hildisvíni, mentre l’animale sacro di Freyr è Gullinbursti. Quest’ultimo è un cinghiale dalle setole d’oro creato dai nani Eitri e Brokkr.

 

8. I corvi di Odino 

Odino con i suoi animali sacri, illustrazione di Carl Emil Doepler

 

Odino è spesso menzionato come il “Dio-corvo”: si tratta di una “kenning”, ovvero una perifrasi che indica una persona o una cosa. Si tratta di figure retoriche molto amate nella letteratura norrena; spesso sono estremamente criptiche e per decifrarle è necessario conoscere a fondo contesto, mitologia e cultura.

Tale kenning è dovuta ai suoi messaggeri alati: due corvi di nome Huginn e Muninn, rispettivamente Pensiero e Memoria. La saggezza e il potere di Odino derivano anche dall’aiuto di questi due uccelli, che ogni giorno sorvolano la Terra e poi riferiscono al loro padrone tutto ciò che hanno visto.

Famosissime sono queste parole tratte dal “Grímnismál”, (il “Discorso di Grímnir”):

Huginn e Muninn

volano ogni giorno

sopra la vasta Terra.

Paura ho che Huginn

indietro non ritorni,

sebbene ancor più tema per Muninn

 

Fonte:

https://www.bifrost.it/GERMANI/Fonti/Eddapoetica-4.Grimnismal.html - 19

 

9. I corvi/lupo 

Un valravn in un’illustrazione di Tsaag Valren

 

I valravn sono animali mitologici norreni metà lupi e metà corvi, tipici del folklore danese. Sono creature spaventose, dedite a macabre attività quali ghermire i cadaveri sui campi di battaglia o mangiare il cuore dei bambini.

Si dice che qualsiasi corvo possa diventare un valravn, se si ciba del cadavere di un re o di un capo di stato.

 

10. Il gallo che annuncerà il Ragnarǫk 


Abbiamo più volte accennato allo scontro finale, alla battaglia che porrà fine al nostro mondo, che libererà dalle catene tutte le forze oscure dell’universo. Ma quale sarà il segnale che darà l’avvio al Ragnarǫk?

Ebbene, il “fischio d’inizio” sarà il canto di Víðópnir, il gallo d’oro che dimora sulla sommità di Yggdrasill.

 

Continuiamo a sognare con la mitologia norrena! 

 

Non ne hai mai abbastanza di mitologia norrena? Allora sei nel posto giusto: curiosando nel Magical Magazine, troverai molti articoli che fanno al caso tuo.

Se ami i romanzi urban fantasy, potrebbe piacerti Playing with daggers: sangue vs lealtà”, in cui la giovane e ambiziosa Kara Schwert impara a usare il seiðr, l’antica magia femminile nordica. Tra rune, kenning, creature fatate e sovrani discendenti dagli antichi Dei vichinghi, le avventure di Kara ti trascineranno in un mondo affascinante e pericoloso, in un crescendo di situazioni adrenaliniche!


Romanzo urban fantasy per adulti, leggilo qui!


 

Contenuti in collaborazione con
Ivana Vele Poletti
:

http://colorarelavita.blogspot.com/

 

lunedì 21 novembre 2022

Curiosità e nomi delle divinità nordiche


  

Piccolo dizionario delle principali divinità norrene

 

Prima di iniziare il nostro viaggio nel pantheon vichingo, dobbiamo chiarire un punto fondamentale: gli antichi Dei norreni erano classificati in due stirpi diverse, a seconda dell’appartenenza. Esistevano, infatti, due popoli divini:

1.      I Vani, più antichi, legati al culto contadino. Divinità della fertilità e della natura, erano gli unici detentori del seiðr, l’antica magia sciamanica (per saperne di più sull’argomento, ti consiglio l’articolo “Lo sciamanesimo femminile nella mitologia norrena”).

2.      Gli Asi, più recenti, legati al culto delle popolazioni indoeuropee. Erano divinità guerriere.

 

Asi e Vani

 

Nella dimensione del mito, i due ordini divini erano una trasposizione di due reali civiltà diverse che si trovarono a convivere nello stesso territorio:

·      i Vani erano, infatti, le divinità delle popolazioni contadine, insediate in Scandinavia probabilmente dal 3000 a.C.

·      gli Asi facevano parte del culto delle popolazioni indoeuropee, che giunsero in Scandinavia da sud e da est fin dal 2000 a. C.

Le due fazioni si scontrarono e alla fine prevalse la civiltà che adorava gli Asi. Però, come spesso avviene nelle religioni politeiste, gli Dei delle due culture si amalgamarono tra loro e formarono un unico pantheon. Ma come si chiamavano quegli Dei, e quali erano le loro caratteristiche principali? Scopriamolo subito!

 

I nomi delle divinità nordiche 

 

Gullveig 

Il suo nome significa “potenza d’oro”: la prima parte (“Gull-”) vuol dire “oro” e la seconda (“-veig”) “bevanda inebriante”, “forza”, “donna”. È un nome che racchiude le principali caratteristiche della stirpe Vani: la fertilità (di cui l’oro era simbolo) e la potenza inebriante della magia femminile.

Si trattava di una donna bellissima, forte, esperta di magia. La sua presenza frastornò gli Asi, perché tutti se ne innamorarono e finirono per scontrarsi tra loro in preda alla gelosia. Perciò gli Dei decisero di bruciarla nel salone di Odino. Tre volte fu arsa viva, ma tre volte rinacque.

Fu il motore della grande faida della mitologia norrena: la guerra tra Asi e Vani. I Vani, infatti, decisero di vendicare la condanna a morte di Gullveig attaccando gli Asi.

Le battaglie tra le due stirpi durarono anni e anni, ma finirono in parità. Così, alla fine, si giunse a una tregua. Ci fu uno scambio di ostaggi e i Vani inviarono presso gli Asi le loro personalità più importanti: Njörðr, Freyr e Freya.

 

“Gullveig viene sollevata con lance e messa sul fuoco”, illustrazione di Lorenz Frølich.

 

Njörðr 

Dio della fecondità, del mare e del vento. Padre di Freyr e Freya, concepiti con la sorella (l’incesto era una pratica comune tra i Vani, ma non accettata tra gli Asi).

Dopo il suo ingresso ad Ásgarðr, fu combinato il matrimonio tra Njörðr e la gigantessa Skaði. I due, però, non riuscivano ad accordarsi sul luogo dove risiedere, perché la moglie voleva vivere tra le montagne e il marito al mare. Decisero quindi di passare nove notti tra i monti e nove in riva al mare, ma nessuno dei due riusciva a adattarsi ai rumori di quei luoghi: Njörðr detestava il latrato dei lupi, mentre Skaði odiava lo stridio dei gabbiani. Alla fine la gigantessa non ne poté più e decise di abbandonare il marito per tornare definitivamente tra le montagne.

 

Il desiderio del mare di Njörðr. Illustrazione di W.G. Collingwood (1908).

 

Freyr 

Il suo nome significava “Signore” ed era anche detto “Dio dell’abbondanza”. Divinità della pioggia, del Sole, dei fiori e dei frutti.

I suoi animali sacri erano il cavallo e il cinghiale, simboli di fecondità. La sua fida cavalcatura era lo splendente cinghiale d'oro Gullinbursti (per saperne di più, ti consiglio l’articolo “10 Animali mitologici norreni da scoprire”), mentre la sua dimora era la terra degli elfi Álfheimr, che gli fu regalata quando da piccolo gli spuntò il primo dentino.

Freyr fu protagonista di una travolgente storia d’amore con la bellissima gigantessa Gerdhr, dal cuore di ghiaccio. Il Dio se ne innamorò a prima vista, mentre lei all’inizio non ne voleva sapere. Dopo molti stratagemmi, insistenze, messaggi e avventure di ogni genere, finalmente Freyr riuscì a sciogliere il suo gelido cuore e i due si sposarono.

 

Freyr in una raffigurazione del XIX secolo.


 

Freya 

Il suo nome significava “Signora”. Era la Dea dell’amore, della bellezza, della fertilità, nonché esperta conoscitrice delle arti magiche.

Unica tra tutti gli Dei, fu scelta da Odino per spartire con lui i migliori guerrieri caduti in battaglia: sarebbero poi risorti nello scontro finale tra Bene e Male per affiancarli nella lotta. In questo ruolo le era sacro il falco, un rapace abile nel ghermire le sue prede.

Aveva diversi epiteti, come “Dea dei Vani”, “sposa dei Vani”, “splendore del mare”. Sposò Óðr e divenne madre di due figlie, Gersimi e Hnoss, i cui nomi significano entrambi “gioiello”.


Freya trainata da un carro in un quadro di Nils Blommér.


 

Óðr 

Il suo nome significa “furioso”, “invasato”.

Non ci sono pervenuti miti dettagliati che lo riguardano, sappiamo solo che aveva un carattere focoso ed era spesso in giro per viaggi avventurosi. Ciò faceva disperare Freya, che durante le sue assenze versava lacrime d’oro.

 

Odino 

Sovrano degli Dei, Odino è la più importante tra le divinità nordiche, colui che ha donato il soffio vitale agli uomini (come ho raccontato nell’articolo “Il mito della creazione norreno”).

È il Dio di ogni cosa e del suo opposto: dei vivi e dei morti, delle battaglie e della saggezza, della forza e della poesia.

Apprese da Freya l’antica magia del seiðr, di cui divenne esperto conoscitore.

Odino, inoltre, era l’essere più sapiente dell’universo. Questa virtù derivava da due epiche imprese compiute nella sua lunga vita: il sacrificio di un occhio in cambio della testa del gigante Mímir e l’immolazione di sé stesso in cambio della conoscenza delle rune. Il Dio, infatti, rimase appeso all’albero cosmico Yggdrasill, a digiuno e sferzato dai venti, per nove giorni e nove notti.


Odino in un’illustrazione del libro “Walhall” di Felix e Therese Dahn, 1888.


 

Frigg 

Moglie e consigliera di Odino, madre di Balder. È collegata all’ambiente marino, poiché la sua dimora ad Ásgarðr si chiamava “La stanza delle profondità del mare”. Questo particolare parrebbe farla coincidere con un’altra divinità acquatica di nome Saga.

 

Tyr 

Figlio di Odino, è un Dio saggio e coraggioso. Il suo nome corrisponde alla runa a forma di lancia; presso i guerrieri norreni, era abitudine inciderla sulla spada per propiziarsi la vittoria. Se vuoi approfondire la conoscenza delle rune, ti consiglio l’articolo “RUNE: cosa sono? Come usarle?”.

Tornando a Tyr, uno dei suoi soprannomi era “il Dio monco”, perché sacrificò una mano nelle fauci del lupo Fenrir per mantenere l’ordine cosmico.

 

Thor 

Marito di Sif e figlio di Odino e di Jǫrð (la Dea della Terra), era la divinità del tuono e della forza.

Thor era un Dio possente e impetuoso, ma la sua energia non era distruttiva, bensì costruttiva. Combatté incessantemente contro i demoni, i giganti e il Male in generale, in un impegno continuo nel mantenere l’ordine prestabilito.

Le sue infallibili armi erano la cintura Megingjörð, che raddoppiava la forza di chiunque la indossasse, il martello Mjöllnir, che tornava sempre dal proprietario dopo essere stato scagliato, e i guanti di ferro Járngreipr, necessari a brandire Mjöllnir.

 

Thor in un dipinto di Mårten Eskil Winge, 1872.

 

Sif 

Moglie di Thor e madre di Thrudhr, era una Dea bellissima e famosa per la sua chioma bionda. Un giorno, l’infido Dio Loki ebbe la malsana idea di raparla completamente mentre dormiva, per farle uno scherzo. Poi, per evitare la rabbia di Thor, le fece fabbricare dai nani una straordinaria parrucca di fili d’oro, che si adattò a tal punto all’epidermide di Sif da crescere e allungarsi col tempo, come se fosse fatta di capelli veri.

 

Balder 

Figlio di Odino e Frigg, era la divinità della luce e della benevolenza.

Si trattava del Dio più amato di tutti: bello, luminoso, saggio, coraggioso e leale, venne definito “il migliore degli Dei”. Purtroppo fu assassinato per mano del fratello Hǫðr, tratto in inganno dal solito Loki. La moglie Nanna morì di dolore davanti al suo corpo senza vita.

 

Loki 

Loki era il Dio del caos, della menzogna e dell’inganno, ma era anche una divinità indispensabile per l’equilibrio del mondo: se non ci fosse l’oscurità non ci sarebbe nemmeno la luce. Era una creatura trasformista, ingegnosa, scaltra, suadente e molto abile nel padroneggiare la magia. Riusciva a superare in astuzia perfino Odino e i suoi stratagemmi salvarono gli altri Dei in più di un’occasione.

Fu spesso protagonista di scherzi feroci, furti e raggiri, ma gli fu sempre perdonato tutto, proprio in virtù del suo ruolo nel pantheon e delle sue capacità. O meglio, quasi tutto: l’assassinio di Balder fu l’unica cosa su cui gli Dei non riuscirono proprio a soprassedere. Fu quindi legato con gli intestini del figlio morto e posto su una scogliera, proprio sotto un serpente che gli verserà addosso il suo veleno urticante fino al giorno del Ragnarǫk.


“Loki”, Mårten Eskil Winge (1890).


 

Idhunn 

Idhunn aveva un ruolo fondamentale nella mitologia norrena: era la custode delle mele d’oro dell’eterna giovinezza. Era proprio lei a distribuirle agli Dei, in modo da sconfiggere per sempre la perdita di vigore e la vecchiaia.

Era venerata come Dea della gioventù, della primavera e della fecondità.

La sua leggenda mi ha sempre affascinata molto, tanto da spingermi a farla diventare protagonista del mio racconto breve Immortals, che narra la parte più oscura e drammatica della storia degli elfi. Se hai la curiosità di scoprire la sua vicenda, “Immortals” è disponibile gratis su Amazon e Kobo.



 

Contenuti in collaborazione con
Ivana Vele Poletti
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