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mercoledì 11 febbraio 2026

Questi non sono i droidi che cerchi: perché il problema non è l’AI

 


In sintesi:

Questo non è un articolo sull’AI.
È un testo di orientamento.
Serve a chiarire da dove nasce Questi non sono i droidi che cerchi e perché non è stato pensato per spiegare, convincere o rassicurare.


Non è un contenuto sull’AI

Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale è diventata un oggetto discorsivo onnipresente.
Se ne parla per imparare a usarla, per difendersi, per ottimizzarsi, per non restare indietro.

Questo articolo nasce da una constatazione diversa:

il problema non è cosa fa l’AI, ma il nostro atteggiamento mentre la usiamo.

Prima ancora delle scelte tecnologiche, sta cambiando l'espressione a livello linguistico.
Il modo in cui formuliamo una domanda.
Il tipo di frase che consideriamo “nostra”.
Il punto da cui accettiamo una risposta.


Perché creare un PDF che non insegna nulla

Questi non sono i droidi che cerchi non è una guida.
Non è un test.
Non è un esercizio di consapevolezza.

È un dispositivo di disallineamento linguistico.

Puoi scaricarlo solo QUI.

Le frasi che contiene non misurano competenze.
Non valutano quanto sei informato.
Non producono un risultato da condividere.

Servono a una cosa sola:

rendere instabile la posizione da cui stai pensando mentre interagisci con l’AI.

Se durante la lettura senti attrito, esitazione, o il sospetto che anche il modo in cui stai rispondendo sia già pre-impostato, il dispositivo sta funzionando.


L’urgenza non è tecnologica

L’urgenza non è l’AI.

L’urgenza è che:

  • il linguaggio si sta adattando prima della coscienza

  • il pensiero viene anticipato per essere efficace

  • la neutralità viene data per scontata

Non stiamo delegando solo compiti.
Stiamo esternalizzando porzioni di formulazione.

Questo passaggio raramente viene nominato.



Quando parlare non basta più

A un certo punto, parlare dell’AI non basta.

Non perché manchino le informazioni.
Ma perché il problema non è concettuale.
È esperienziale.

Ci sono passaggi che non si chiariscono meglio pensando.
Vanno attraversati.

Da qui nascono i miei contenuti e, in particolare, la serie DARK GHOST, che esplora il rapporto tra coscienza umana, tecnologia e controllo sistemico in un futuro in cui l’energia mentale è diventata una risorsa.

Non come spiegazione, ma come immersione narrativa.
Non come distopia, ma come storia di mutazione già avvenuta.

DARK GHOST è un universo narrativo di fantascienza distopica filosofica su coscienza, intelligenza artificiale e sistemi di controllo.



Per chi è (e per chi no)

Questo progetto è per te se:

  • sei alfabetizzato, curioso, ma non cerchi divulgazione

  • senti che il linguaggio non è più un terreno neutro

  • percepisci una mutazione che non ha ancora un nome

Non è per te se:

  • cerchi tool, prompt, strategie

  • vuoi “capire meglio l’AI”

  • ti aspetti un contenuto rassicurante o neutro


Una soglia, non un invito

Questo non è un contenuto da consumare.
Non è pensato per piacere.
Non è progettato per includere.

È una soglia.

Se entri, non sei più un visitatore neutro.


Questi non sono i droidi che cerchi.

Ex tenebris ad lucem.

Eva

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