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lunedì 20 dicembre 2021

Krampus: cosa sono? La vera leggenda (+un bonus!)



 

Che cosa sono i Krampus? 

 

I Krampus sono l’altra faccia di San Nicola, la faccia più demoniaca. Nei Paesi di tradizione germanica, queste creature mostruose accompagnano il santo all’interno di caratteristiche sfilate in maschera, organizzate nel periodo natalizio.

San Nicola, figura salvifica che rappresenta il Natale, viene così scortato nel folklore locale dal Krampus, un essere cornuto e ricoperto di peli: quasi a simboleggiare la duplice natura di ogni cosa, lo yin e lo yang.

Ma cosa ci fa un diavolo al fianco di un santo? E dove possiamo assistere alle processioni dei Krampus? Lo scopriremo in questo articolo!

Mi raccomando, leggi fino alla fine perché in chiusura ci sarà una piccola sorpresa… perfetta per celebrare il Natale con un tocco dark!

 

Krampus: la leggenda 

 

Il Krampus, originariamente, era un demone proveniente dall’Inferno. Il suo aspetto è del tutto riconducibile a quello di un diavolo: grande bocca piena di denti aguzzi, espressione malvagia, lunghe corna sulla testa, corpo massiccio.

Secondo la leggenda, secoli fa il Krampus si intrufolò in mezzo ad alcuni ragazzini che si erano mascherati con pellicce, pelli e corna di animali per derubare gli abitanti dei villaggi vicini. Quando si accorsero che c’era un vero demone tra loro, chiamarono il vescovo Nicola perché lo esorcizzasse.

Da quel giorno, il Krampus accompagnò il santo durante le processioni di San Nicola per punire i bambini cattivi e disobbedienti.

 

Dove si trovano i Krampus? 

 

I Krampus si possono ammirare durante le processioni organizzate per la Festa di San Nicola, che cade il 5/6 dicembre. I luoghi dove si svolge questa cerimonia sono Austria, Germania, Friuli e Trentino-Alto Adige.

Solitamente la festa si apre con una sfilata di San Nicola a bordo della sua slitta. Interroga i bambini per sapere se sono stati buoni o cattivi, premiando i primi e rimproverando i secondi.

Accanto a lui ci sono i Krampus, che non sono molto intenzionati a dialogare… hanno come unico scopo quello di rincorrere e spaventare vecchi e piccini! Quando la slitta di San Nicola si allontana, la festa viene presa in mano proprio da questi “demoni” mascherati e dispettosi. Gli inseguimenti e gli scherzi dei Krampus possono durare fino a tarda sera.

 



I Krampus in Italia

 

Come abbiamo visto, le regioni italiane in cui si festeggia in compagnia dei Krampus sono il Friuli e il Trentino-Alto Adige. Le processioni possono essere organizzate dal 5 dicembre oppure nel periodo dell’Immacolata (8 dicembre).

Nelle manifestazioni più grandi, le cittadine sono letteralmente invase dai Krampus: a Dobbiaco, Brunico, Sesto e Campo di Tures, ad esempio, il numero di figuranti travestiti da demoni oscilla tra i duecento e i cinquecento. Altri luoghi importanti per questa tradizione sono Vipiteno e Merano.

Per quanto riguarda il Friuli, le principali processioni di Krampus avvengono a Tarvisio, Camporosso, Fusine in Valromana, Rutte, Malborghetto-Valbruna e Pontebba.

 

Bonus: Natale diabolico! 

 

Lo confesso: la leggenda dei Krampus mi affascina particolarmente perché, ormai da molti anni, vivo in Germania. In generale, mi appassionano tutte le tradizioni legate al Nord Europa. Nel Magical Magazine ho parlato di come leggere le rune, dello sciamanesimo femminile nella società vichinga, degli elfi nella mitologia norrena… e, ovviamente, non potevo ignorare i Krampus!

Per rimanere in argomento, ho preparato una sorpresa per i miei lettori! Anche il Natale più dark, infatti, deve essere festeggiato con un bel regalo!

Quindi ecco a voi il mio racconto bonus “Natale diabolico”, scaricabile gratis in formato pdf!

Troverete un Santa Klaus molto particolare (non certo innocuo come il pacioso Babbo Natale al quale siamo abituati!), affiancato da una creatura demoniaca. Un Krampus? No! Una giovane diavoletta dai capelli rossi, pericolosa e affascinante. Quale sarà la sua malefica missione? Non ti resta che scaricare il racconto per scoprirlo!








Articolo scritto in collaborazione con Ivana Vele Poletti del blog Colorare la vita.


lunedì 11 ottobre 2021

Romanzo e Giappone: 5 curiosità sui libri giapponesi



Le notizie più succose sul romanzo in Giappone e qualche idea di lettura! 

  

Romanzo & Giappone: un’accoppiata vincente, che racchiude tantissimi segreti affascinanti.

Per esempio, sapevi che il primo romanzo nipponico è considerato anche il primo romanzo al mondo? E che l’autrice era una colta dama che andò contro i canoni imposti dalla sua società e seguì un’istruzione maschile?

In questo articolo scopriremo la sua storia… e molte altre curiosità riservate a chi ama la letteratura giapponese!

 

1. Qual è il primo romanzo del Giappone?

Il primo romanzo del Giappone, come anticipato, è anche considerato il primo romanzo moderno del mondo!

Si tratta di “Genji Monogatari”, scritto da Murasaki Shikibu (973 circa – 1014 circa), dama di corte per l'Imperatrice Shōshi. Il suo era un nome d’arte, derivato da “Murasaki” (紫 “viola” in giapponese), uno dei personaggi principali di “Genji Monogatari”.

Murasaki Shikibu si formò sui grandi classici cinesi, nonostante fossero di norma preclusi alle donne: per fortuna, ebbe un padre illuminato che le riservò un’educazione erudita alla pari dei coetanei maschi.

“Genji Monogatari” è un grande affresco della società giapponese dell’epoca e narra le esperienze amorose e familiari di Genji, figlio dell'Imperatore del Giappone adottato dal clan Minamoto (realmente esistito) e dei suoi discendenti Niou e Kaoru rispettivamente nipote e presunto figlio di Genji).

 



2. Come si dice “libro” in giapponese? 

 

L’ideogramma che indica il libro è 本 e si pronuncia “hon”.

Un’altra curiosità sul mondo bibliofilo nipponico è che in Giappone c’è un termine specifico per tutti coloro che accumulano libri pur avendo già gli scaffali della libreria e/o il lettore eBook pieni: si tratta di “tsundoku”, composto dall’unione di “tsunde” (“impilare cose”) e “Oku” (“lasciare lì per qualche tempo”).

Che ne dici, ti senti un po’ tsundoku anche tu?

 

3. Quali sono i premi Nobel Giapponesi? 

Gli scrittori giapponesi che hanno vinto il Premio Nobel sono due… e mezzo. Sì, perché il più recente è un autore di origine giapponese naturalizzato britannico.

Scopriamoli tutti:

·      Yasunari Kawabata: Nobel per la letteratura nel 1968. Questo è uno scrittore fondamentale per chiunque voglia immergersi nella bellezza e nella poesia del Giappone più tradizionale. Il suo capolavoro è “Il paese delle nevi”, che narra l’intensa storia d’amore tra il ricco Shimamura e la geisha Komako.

·      Kenzaburō Ōe: Nobel per la letteratura nel 1994. Racconta un Giappone ambiguo, ricco di conflitti e pregiudizi, in cui i legami familiari sono forti e allo stesso tempo sempre minacciati da tensioni e incomprensioni. Tra le opere più famose possiamo annoverare “Un’esperienza personale”, “Il grido silenzioso” e “La foresta d’acqua”.

·      Kazuo Ishiguro: Nobel per la letteratura nel 2017, di origine giapponese ma cresciuto in Inghilterra. La sua produzione si distingue per il grande eclettismo e la varietà di tematiche trattate. Tra i suoi libri più famosi troviamo l’elegante e struggente “Quel che resta del giorno”, l’angosciante romanzo ucronico “Non lasciarmi” e il recentissimo “Klara e il Sole”, dolceamara storia di formazione con protagonista un’androide.

 

4. Romanzo e Giappone: l’influenza del folklore 

Il romanzo giapponese (così come il cinema e il fumetto) è fortemente influenzato dal folklore locale. Per un occidentale che non conosca yokai, yurei, oni e tutti gli altri demoni giapponesi può essere un po’ spiazzante leggere per la prima volta le opere del Sol Levante, dense di riferimenti ai personaggi della cultura popolare.

 

 

Inoltre, il romanzo in Giappone contiene numerose suggestioni provenienti dalle fiabe popolari, come ad esempio “Momotaro” (che narra la storia di un bambino nato da una pesca gigante) oppure “Taketori monogatari” (la vicenda di una piccolissima bambina nata da una canna di bambù).

Per saperne di più, ti consiglio l’articolo “La fiaba giapponese: scopriamo il folklore e le leggende nipponiche!”.

 

5. Romanzo e Giappone: le light novel 

Non si può parlare di romanzo e Giappone senza citare un genere molto peculiare del Sol Levante: la light novel.

Il nome di questo filone deriva da ライトノベル (pron. “raito noberu”), letteralmente "romanzo leggero". Sono storie illustrate, spesso indirizzate a un pubblico adolescente, con immagini che richiamano lo stile dei manga giapponesi. Si potrebbero, in effetti, definire come un punto di incontro tra romanzo e manga.

In Italia non è un genere molto conosciuto, ma nel Sol Levante spopola da diversi anni.

Per approfondire l’argomento, puoi leggere l’articolo “Cosa vuol dire “light novel” e dove leggere le migliori in italiano”.

 

Bonus: il romanzo illustrato per chi ama il Giappone! 

 

Concludiamo l’articolo con un bonus per tutti gli amanti del romanzo in Giappone!

Il mio ultimo lavoro, ovvero il distopico “Dark Ghost”, è fortemente influenzato dalle atmosfere nipponiche. Il protagonista è originario del Sol Levante: per lui i ricordi dell’infanzia trascorsa tra i fiori di ciliegio hanno un’importanza fondamentale, per non parlare della sua passione per il tè e per le sorgenti termali.

Tutti questi particolari sono frutto della mia esperienza personale, visto che nel 2020 ho avuto l’opportunità di coronare uno dei miei sogni: andare in Giappone. Tra le pagine di “Dark Ghost” ci sono i colori e i sapori dei miei pellegrinaggi da antichissimi templi, strade affollate, bancarelle, viali alberati e sale da tè.

In più, nell’esclusiva edizione cartacea troverete le splendide illustrazioni di Keri Blake, che ha immortalato Jo Jo e tutti gli altri personaggi del libro in maniera magistrale!


SCARICA "DARK GHOST" DA AMAZON o LEGGI IL CARTACEO ILLUSTRATO!!

https://stargardenuniverse.com/



 

Articolo scritto in collaborazione con
Ivana Vele Poletti del blog 
Colorare la vita.

 

 

lunedì 26 luglio 2021

Test: quale demone giapponese incontrerai?

 

 

Sogni di andare in Giappone? Allora questo test ti sarà utilissimo!

Il Sol Levante, infatti, pullula di demoni chiamati “yokai”. Ognuno di loro ha caratteristiche e comportamenti diversi. Alcuni possono aiutare gli esseri umani, ma altri (molto più numerosi) si divertono a tormentare i poveri sventurati che incontrano. È quindi davvero importante conoscere la loro natura!

Se sei curioso/a di scoprire quale demone giapponese sei destinato a incontrare, non ti resta che scegliere una delle quattro immagini della foto d’apertura! E ora… scopri quale incontro sovrannaturale farai in Giappone!

 

Quale demone giapponese incontrerai? 

 

1. Amabie 

 


Hai avuto fortuna! L’amabie è uno dei pochi demoni giapponesi di indole completamente benevola.

Ma chi è?

Una sirena a tre code, caratterizzata da lunghi capelli, becco di uccello e corpo ricoperto da scaglie.

Vive tra i flutti, ma esce dall’acqua per profetizzare grandi raccolti, oppure devastanti epidemie. Ha anche la facoltà di guarire gli esseri umani dalle malattie. Per questo motivo, in Giappone è stata utilizzata come simbolo beneaugurante per esorcizzare la paura della pandemia.

 

Come comportarsi con un’amabie?

È molto semplice: se ne incontri una… fai esattamente quello che ti dice! Di solito le amabie chiedono di essere ritratte, perché la loro immagine guarisce dalle malattie. Se non hai grandi abilità grafiche, fatti aiutare da qualche disegnatore esperto. Vedrai che il suo ritratto porterà fortuna a chiunque lo vedrà!

E, mi raccomando, non dimenticarti di ringraziarla per la sua benevolenza… i demoni giapponesi sono molto attenti all’etichetta!

Per approfondire la sua conoscenza, puoi leggere l’articolo “Demoni giapponesi buoni: “amabie”, la sirena scaccia-epidemie”.

 

2. Kitsune 


 

La kitsune è un “bakemono” (cioè un animale in grado di mutare forma) il cui aspetto originario è quello di una volpe.

Una delle sue particolarità è il numero di code che possiede: da due a nove. Questo è dovuto a un’antica credenza giapponese: si dice che alcune volpi possano vivere per svariati secoli e che acquisiscano una nuova coda ogni cento anni.

Le kitsune possono trasformarsi in uomini o donne molto avvenenti. In questa veste amano sedurre i mortali, fino ad arrivare a sposarli e a metter su famiglia. Se viene scoperta la loro natura, però, ritornano volpi e spariscono nel bosco.

 

Come comportarsi con una kitsune?

È molto importante saper distinguere una kitsune trasformata in uomo o donna, se non si vuole correre il rischio di affezionarsi a qualcuno che potrebbe sparire da un momento all’altro! Ma come si fa a smascherare una kitsune sotto mentite spoglie?

Bisogna tenere a mente un elemento molto importante: la trasformazione di questo demone giapponese è sempre imperfetta. Se riusciamo a scoprire il particolare “fuori posto”, possiamo tranquillamente tutelarci dai suoi trucchi. Perciò, ecco i possibili indizi da ricercare: una leggera peluria rossiccia lungo il corpo, l’ombra o il riflesso a forma di volpe, una coda celata tra i vestiti.

 

3. Yurei 

 

 

Lo yurei è un fantasma, maschile o femminile, le cui sembianze ricordano quelle degli spettri occidentali: eteree figure dalla veste bianca, lunghi capelli scarmigliati, fluttuanti nell’aria. Spesso i loro piedi sono assenti o visibili in trasparenza.

Lo spirito dello yurei è legato al mondo terreno da una qualche situazione irrisolta. Può essere il rimpianto per una persona che non si è riuscita ad amare, oppure una vendetta mancata, o ancora un’esperienza mai provata (è tipico, nei manga, incontrare uno yurei morto da adolescente che non ha fatto in tempo a organizzare il suo primo appuntamento romantico). Oppure il rammarico può essere legato al concetto di “on”, ovvero il “debito morale” verso un’altra persona, valore molto radicato nell’animo dei giapponesi.

 

Come comportarsi con uno yurei?

Cerca di mantenere la calma e non fuggire, potresti aggravare la situazione! Se uno yurei ti cerca, di sicuro è perché vuole essere aiutato a risolvere qualche rimpianto della sua vecchia vita. Se lo eviti, tenderà a perseguitarti sempre di più.

Cerca di parlarci con calma, per capire quale sia il suo cruccio. Magari vuole che tu faccia da tramite con una persona del suo passato. Se la situazione è troppo complicata, o se la barriera linguistica ti impedisce di comprenderlo, rivolgiti a uno specialista del settore (come, ad esempio, le sciamane Itako).

 

4. Zashiki warashi 

 


 

Lo zashiki warashi è un demone giapponese domestico: vive all’interno delle antiche abitazioni o dei ryokan (alberghi tradizionali). Non sopporta i grattacieli e gli edifici moderni in generale, quindi potrai incontrarlo solo nella parte più arcaica del Giappone.

È uno yokai che appare in veste di bambino o bambina di circa 6/7 anni. Indossa un kimono rosso o bianco; se è una femmina ha i capelli lunghi fino alle spalle, se è un maschio li ha tagliati a paggetto.

Non ha un’indole malvagia, anche se si diverte a fare piccoli dispetti. È allegro, giocherellone e ha il compito di proteggere la famiglia che lo ospita.

 

Come comportarsi con uno zashiki warashi?

Come accennato, questo piccolo demone giapponese ama fare dispetti. Si palesa soprattutto di notte, facendo rumore o appollaiandosi sul petto delle persone addormentate, per poi sparire non appena si accende la luce.

Il consiglio è quello di essere pazienti e non reagire in modo troppo duro alle sue marachelle. Se si sente minacciato, lo zashiki warashi può decidere di abbandonare l’abitazione che lo ospita… e in quel caso sarebbe la fine per i suoi abitanti, condannati alla sventura perenne!

Se vuoi scoprire il caso (reale!) dell’albergo giapponese infestato dagli zashiki warashi, puoi leggere l’articolo “Esistono le fate della casa?”.

 

Qual è il demone giapponese che incontrerai? Scrivilo nei commenti!

Il mio è la volpe, kitsune! In effetti, anche Jo Jo Nishimura in “Dark Ghost” avrà a che fare con una bestia strana… una sorta di bakemono in chiave fantascientifica e molto meno elegante di una bella volpe!






Articolo scritto in collaborazione con Ivana Vele Poletti del blog Colorare la vita.


lunedì 19 luglio 2021

Oni giapponesi: i personaggi del folklore che hanno ispirato Lamù

 

Chi non conosce Lamù, la sexy aliena creata dalla mente vulcanica di Rumiko Takahashi?

Ma siamo sicuri di avere dimestichezza con tutti suoi segreti? Per esempio, sai perché ha i cornini e i canini appuntiti? O perché indossa (striminzite) vesti tigrate e ha la capacità di scagliare fulmini?

Be’, perché fa parte della tribù degli oni giapponesi!

In questo articolo conosceremo un po’ meglio gli oni e, di conseguenza, la nostra affascinante Lamù.

Cominciamo!

 

Chi sono gli oni giapponesi? 

 

 

Gli oni sono i demoni giapponesi che più si avvicinano al concetto occidentale di “orchi” o “diavoli”. Hanno corpi alti e muscolosi, canini aguzzi e corna sul capo. La carnagione può essere blu, gialla, rossa o nera. Si vestono con pelli di tigre e hanno la miracolosa capacità di riattaccarsi le parti del corpo mutilate. Sono inoltre in grado di scagliare fulmini.

Vivono sottoterra oppure nelle montagne più impervie, nelle cave o nelle isole abbandonate. Possono essere solitari oppure aggregarsi in strutture gerarchiche, comandate da un capo che detiene il potere assoluto.

 

Gli oni giapponesi sono buoni o cattivi? 

 

Gli oni sono per lo più visti come demoni malvagi, in grado di scagliare fulmini e provocare malattie agli esseri umani.

Con la diffusione del buddhismo, queste creature divennero inoltre le guardiane del “Naraka”, un mondo sotterraneo dove gli esseri senzienti sono condannati alla sofferenza per le loro azioni negative. In tale accezione, ricordano moltissimo i diavoli infernali delle religioni monoteiste.

 


Un’altra caratteristica è la loro passione per gli esseri umani. Una passione prettamente culinaria, visto che gli oni giapponesi trovano la nostra carne davvero gustosa.

Fino a qui, sembrerebbe che siano esseri completamente malvagi. Ma, come spesso accade nella spiritualità orientale, le cose non sono così semplici. Infatti, ci sono diverse storie in cui gli oni portano fortuna agli esseri umani.

Come esempio, possiamo considerare la fiaba tradizionale di Issun-boshi.

Issun-boshi (一寸法師) vuol dire “Il ragazzo lungo un sun”: il “sun” è un’unità di misura giapponese che equivale a circa tre centimetri. È un personaggio che riprende il tema universale del bambino di dimensioni piccolissime, riscontrabile anche in “Pollicino” e in vari racconti diffusi in tutto il mondo.

 

 

Issun-boshi fu inghiottito da un oni, ma riuscì a lacerare con la sua piccola spada la pancia del demone, uccidendolo. Inoltre, il nostro eroe si impossessò della magica mazza dell’oni, che aveva il potere di esaudire qualsiasi desiderio. Grazie all’oggetto incantato, Issun-boshi poté acquisire dimensioni normali, arricchirsi e sposare la donna che amava.

C’è anche la leggenda del monaco buddhista Gazan Ryogen, che promise di reincarnarsi in un oni per difendere il suo tempio in cima a una montagna.

Il collegamento tra gli oni e i ministri del culto buddhista iniziò più o meno nel periodo Edo, quando questi demoni cominciarono a essere raffigurati con i paramenti sacri dei monaci. Tali immagini potrebbero significare che anche le creature ritenute più malvagie possono essere salvate dalla compassione del Buddha.

 

Siamo sicuri che Lamù sia proprio una oni? 

 

Sì, siamo sicuri: Lamù appartiene alla schiera degli oni, anche se proviene da un pianeta alieno anziché dalla Terra. Si tratta di “Oniboshi” (鬼星), che significa proprio "Stella degli Oni".

Ecco le caratteristiche fisiche e comportamentali che la accomunano agli oni giapponesi:

·       canini, corna e orecchie a punta;

·       capacità di scagliare fulmini;

·       vesti tigrate;

·       gelosia: Lamù è estremamente possessiva con l’amato Ataru, proprio come le sue omologhe del folklore giapponese. Si dice, infatti, che una donna possa trasformarsi in una oni a causa di un’indole particolarmente gelosa.

 

Ma non è finita qui: nel cartone e nel manga assistiamo anche al rito del “mamemaki”, ovvero del lancio dei fagioli di soia contro gli oni. Secondo la credenza popolare, infatti, gli oni giapponesi possono essere scacciati proprio da questi legumi (un po’ come i vampiri con l’aglio!) durante la cerimonia del Setsubun. E Lamù diventa proprio il bersaglio prescelto per lancio di fagioli! Insomma, chi la circonda la considera a tutti gli effetti una oni.

 

Il fascino del Giappone 

 

Adoro il Giappone, i suoi paesaggi, la cucina e il folklore tradizionale.

Questa passione è culminata a inizio 2020, quando ho potuto coronare uno dei miei grandi sogni: visitare il Paese del Sol Levante! Avevo desiderato per anni e anni di esplorare la terra che ha dato vita ai miei anime preferiti (con i titoli italiani): “Lady Oscar”, “Mila e Shiro” e “Sailor Moon”. Sono inoltre grandissima fan di Hello Kitty e quando ho vistato uno dei Sanrio Store e il negozio di Sailor Moon non volevo più andare via! Oltre agli aspetti commerciali, ai quali non sono affatto immune, ho davvero adorato le visite ai templi Shinto e buddhisti. Sono luoghi mistici immersi nella calma, a meno che non ci sia qualche data evento che richiama molti fedeli contemporaneamente.

I viaggi per me rappresentano un’occasione per raccogliere materiale e documentarmi dal vivo in modo da rendere più vividi e credibili i miei romanzi.

Ogni tappa è stata magica, ma i luoghi che mi hanno colpita di più per caratterizzare i ricordi di Jo Jo Nishimura e anche altre ambientazioni del romanzo cybernature “Dark Ghost” sono:

1. Il santuario di Fushimi Inari Taisha (dedicato alla divinità kami volpe Inari).




Dopo una scarpinata di 4 km su scalini tagliati nella montagna e sormontati dai tipici tori rossi e neri si arriva alla sommità e si può ammirare la città di Kyoto dall’alto. Io sono arrivata al belvedere all’ora del tramonto, quando stormi di corvi neri e lucidi volavano contro il cielo arancione. Sono stati momenti di pura poesia e anche la discesa nella penombra a piedi sotto i tori è stata molto suggestiva.

Anche il ramen a fine visita è stato memorabile!

2. Il tempio di Otagi Nenbutsu-ji è sicuramente uno dei miei preferiti. Si trova su una collina vicino alla famosa foresta di bambù di Arashiyama, un'altra delle mie tappe preferite.




La giornata in cui ho visitato la foresta e questo tempio è nella mia top di tutta la permanenza in Giappone e dei miei viaggi in generale. Il tempio è il luogo più pacifico che abbia mai visto. È immerso nel verde e si sentono solo i rumori rilassanti della natura. La bellezza delle immagini sacre dorate e di quelle di pietra ricoperte di muschio crea un’atmosfera magica e credo che anche persone poco spirituali ne apprezzerebbero l’incanto.

La foresta di bambù, soprattutto per me che non ne avevo mai vista una dal vivo è stata un’esperienza incredibile. Il fruscio del vento fra le canne e fra le foglie sottili del bambù è completamente diverso da ogni rumore prodotto dai boschi nostrani. Anche il punto di verde è differente e la strada perfettamente pulita e curva che si addentra nella foresta è molto suggestiva. Si cammina in un tunnel verdissimo che sembra dipanarsi in un sogno.

Le sensazioni di questa giornata sono finite in alcuni punti specifici del romanzo “Dark Ghost”.

3. Okinawa e un santuario molto speciale di cui ho parlato nell’articolo “Esistono le fate della casa?”

 

Allora… vi ho fatti diventare fan del Giappone o no?

(Foto scattate da me!)







  


Articolo scritto in collaborazione con Ivana Vele Poletti del blog Colorare la vita.


Nota: immagini reperite in rete a solo scopo illustrativo.