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martedì 30 dicembre 2025

Lingua, potere e manipolazione: il lato oscuro delle parole

Lingua, potere e manipolazione: il lato oscuro delle parole



Il nostro cervello è davvero libero o può essere modellato a piacimento? 

In questo episodio speciale del podcast Missione Scrittura esploriamo come parole, alfabeti e strutture linguistiche possano diventare strumenti di manipolazione, esclusione e controllo culturale.

Che ruolo ha la lingua nella manipolazione?

Dopo aver affrontato la trasparenza cerebrale nell'articolo Trasparenza cerebrale: la tecnologia che può leggere la tua mente (e perché dovresti preoccuparti) oggi osserviamo l’opacità del linguaggio: come la lingua possa trasformarsi da ponte a barriera. 

Non si tratta solo di teoria: esempi storici mostrano come alfabeti e lingue siano stati utilizzati per plasmare società e identità culturale.

Dalla Corea del 1443 ai tempi moderni

Prima dell’alfabeto Hangul, il coreano si scriveva con complessi caratteri cinesi accessibili solo a pochi. Nel 1443 Re Sejong il Grande crea l'Hangul, rendendo la scrittura accessibile a molte più persone.

Durante il colonialismo giapponese (1910–1945), il coreano viene vietato a scuola, sostituito dal giapponese: un chiaro esempio di controllo culturale tramite la lingua. 

Simili strategie si riscontrano ancora oggi in alcune comunità indigene, dove la perdita della lingua madre equivale a perdita di identità e memoria collettiva.

Lingua come barriera quotidiana

La manipolazione linguistica non è solo storica: latino liturgico e legalese sono esempi moderni di linguaggio complesso che richiede mediatori, creando senso di inferiorità e dipendenza.

Esperimenti psicologici dimostrano quanto sia semplice alterare la percezione delle proprie capacità: studenti messi di fronte a problemi percepiti come difficili finiscono per sentirsi inferiori, anche quando le loro competenze sono adeguate.

Come difendersi dalla manipolazione linguistica

Chi comprende il funzionamento della lingua non si lascia manipolare da paroloni o strutture complesse studiate per instillare insicurezza. 

La conoscenza è la vera difesa contro la manipolazione verbale.

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mercoledì 17 dicembre 2025

Umani e AI: quando l’AI fa quello che le chiediamo (e noi smettiamo di pensare)

 

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In sintesi:

Quando qualcosa funziona troppo bene, smettiamo di farci domande. 

Questo articolo accompagna l’episodio della serie Umani e AI del podcast Missione Scrittura (in uscita a partire da febbraio! Seguimi già ora su YouTube e Spotify!) e riflette su un rischio spesso ignorato dell’intelligenza artificiale: non il controllo diretto, ma la delega silenziosa del pensiero

Questo è un tema che risuona anche nell’universo narrativo di Dark Ghost, dove l’efficienza diventa la forma più elegante di dominio.


Quando tutto funziona, cosa succede al pensiero?

L’intelligenza artificiale non entra nella nostra vita come una minaccia evidente. Entra come una soluzione.

Scriviamo una richiesta.
Riceviamo una risposta.
Il risultato è corretto, veloce, magari persino elegante.

E, soprattutto... funziona quando ne abbiamo bisogno: cioè SUBITO!

Ed è proprio in quel momento che qualcosa cambia. Non nel sistema, ma nel nostro atteggiamento mentale. Quando una tecnologia funziona senza attrito, smettiamo di chiederci come e soprattutto per chi stia funzionando.


L’AI non ci ruba il pensiero: ci toglie la fatica

Si parla spesso di intelligenza artificiale come di qualcosa che “ruba” il pensiero umano. Ma questa immagine è fuorviante perché il controllo viene ceduto volontariamente.

L’AI non ruba nulla. Al contrario, offre sollievo.

Pensare è faticoso. Richiede tempo, precisione, esposizione all’errore. Quando una macchina si occupa di quella fatica al posto nostro, non perdiamo il pensiero: perdiamo l’attrito che lo rende vivo, autentico e davvero utile.



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Delegare senza accorgersene

Delegare non è un errore. È una pratica umana, necessaria.

Il problema nasce quando la delega diventa invisibile e automatica.

Non diciamo più: “Sto delegando questa parte.”
Diciamo semplicemente: “Funziona.”

A quel punto non stiamo più usando uno strumento. Stiamo vivendo attraverso uno strumento. I suggerimenti diventano scelte istantanee, le scelte diventano abitudini e le abitudini smettono di essere messe in discussione.


Chi è responsabile, quando tutto va bene?

Quando qualcosa va storto, cerchiamo subito un responsabile. Quando invece qualcosa funziona, la domanda scompare.

  • Chi è responsabile del risultato?
  • L’utente?
  • L’algoritmo?
  • Il sistema che abbiamo accettato senza mettere in dubbio nulla?

La mancanza di conflitto non equivale alla presenza di libertà. Spesso è solo il segnale che abbiamo smesso di fare domande.


Dark Ghost: quando il controllo è comodo

Nell’universo narrativo di Dark Ghost, il controllo non arriva con la forza. Arriva con l’ottimizzazione.

Zero non impone il silenzio. Non cancella il pensiero. Lo accompagna, lo filtra, lo rende più efficiente.

Gli umani non vivono dentro Zero (Zero è un synt).
Vivono attraverso Zero.

Le decisioni sembrano personali. Le emozioni autentiche. Ma il pensiero viene guidato con delicatezza, perché è più facile accettare ciò che non crea resistenza.

Le distopie non nascono dal caos. Nascono dall’ordine che non viene più messo in discussione.


Comfort, efficienza e rinuncia

Il vero rischio dell’intelligenza artificiale non è che prenda il controllo in scenari apocalittici di guerra e distruzione concreta. Il vero pericolo è che gli umani siano felici di cedere tutto il potere all'AI in cambio di comfort.

Quando qualcosa funziona, chiedersi per chi funziona diventa un atto controcorrente. Ma è anche necessario per restare presenti, responsabili, umani.


Quando smetti di sentire la fatica del pensiero,
smetti anche di difenderlo.


Questo articolo accompagna l’episodio della serie podcast Umani e AI ed è parte di una riflessione più ampia su identità, tecnologia e controllo narrata nell’universo di Dark Ghost.

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giovedì 4 dicembre 2025

Manipolazione invisibile: dal cervello al controllo degli spazi pubblici

Manipolazione invisibile: dal cervello al controllo degli spazi pubblici


Guarda anche la serie su YouTube!




In sintesi:
La manipolazione non passa solo da messaggi o media: può agire attraverso frequenze, impulsi e strumenti che incidono direttamente sul corpo e sulla percezione. Il caso del dispositivo Mosquito rivela come il controllo invisibile sia già realtà, e anticipa scenari futuri di “trasparenza cerebrale”.


Dal cervello al computer: analogie pericolose

Negli ultimi decenni, la comprensione del cervello è cresciuta grazie ai paragoni con il funzionamento dei computer. Questo ha reso più chiaro spiegare pensieri e impulsi, ma con una conseguenza inquietante: se il cervello somiglia a un computer, allora può anche essere hackerato.

Se già disturbi psicosomatici come lo stress mostrano effetti concreti sul corpo, perché escludere che stimoli esterni (chimici, elettromagnetici o sonori) possano manipolare direttamente la mente?


Il dispositivo Mosquito: un caso reale

Un esempio concreto è il Mosquito, uno strumento commerciale diffuso già dal 2008.

  • Emette frequenze udibili solo dagli adolescenti, pensate per allontanarli da spazi pubblici come supermercati e negozi.

  • Ufficialmente serve a scoraggiare assembramenti “indesiderati”.

  • In realtà dimostra che le frequenze possono essere usate per controllare un target demografico invisibilmente.

Il problema non riguarda solo i giovani: anche chi non percepisce il suono subisce comunque l’impatto della frequenza. E il confine con l’uso militare o sociale è sottile: se uno strumento simile è venduto liberamente, cosa potrebbe esistere a livello di ricerca avanzata?


Manipolazione oggi: non fantascienza, ma presente

Dai canti gregoriani con le loro frequenze armoniche, fino ai moderni ultrasuoni, sappiamo che i suoni e le vibrazioni influenzano corpo ed emozioni.


Il Mosquito evidenzia un rischio più ampio:

  • limitare spazi pubblici ed escludere intere fasce sociali,

  • creare divisioni invisibili,

  • normalizzare la manipolazione “silenziosa”.

Questo si collega a un tema già trattato sia sul blog che nel podcast, cioè la trasparenza cerebrale, presentata persino al World Economic Forum 2023. Una prospettiva che porta la manipolazione al livello più intimo: la lettura diretta dei dati cerebrali. Leggi l'articolo Trasparenza cerebrale: la tecnologia che può leggere la tua mente (e perché dovresti preoccuparti).

 


Difesa e consapevolezza

Se la tua immagine personale è debole, è molto facile manipolarla con trend e condizionamenti. Una consapevolezza solida, invece, può diventare una barriera anche contro stimoli invasivi.

Certo, battute a parte su cappellini di stagnola e telefoni nei sacchetti delle patatine, la difesa più potente resta la coscienza critica: esattamente ciò che viene combattuto ogni giorno sui social media e in TV.


Conclusione

La manipolazione invisibile non è più fantascienza: è parte della nostra quotidianità, e spesso passa inosservata. Dal controllo degli spazi al controllo delle emozioni, il passo verso l’hacking della mente è sempre più breve.


Questi temi sono alla base della mia serie cybernature DARK GHOST



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